Mondo di Mezzo, respinta la richiesta di scarcerazione per Buzzi

Lazio
Salvatore Buzzi durante il processo Mondo di Mezzo

La Corte d'Appello di Roma ha rigettato l'istanza presentata dai suoi legali dopo la sentenza della Cassazione che ha fatto cadere l'accusa di mafia. Secondo i giudici “potrebbe reiterare la corruzione con la nuova classe dirigente”

Resta in carcere Salvatore Buzzi, ras delle cooperative romane, uno dei principali imputati nel processo Mondo di Mezzo. La Corte d'Appello di Roma ha rigettato l'istanza avanzata nei giorni scorsi dai suoi legali, presentata dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha fatto cadere anche nei suoi confronti l'accusa di mafia.

La decisione del Tribunale

"La motivazione del rigetto è legata al fatto che secondo i giudici Buzzi potrebbe reiterare la corruzione con la nuova classe dirigente. Evidentemente la Corte d'Appello ritiene, incredibilmente, che la nuova classe politica possa farsi corrompere, essendo la corruzione un tipico reato bilaterale", hanno affermato gli avvocati Alessandro Diddi e Pier Gerardo Santoro, difensori di Buzzi.  

La sentenza della Cassazione

Il 22 ottobre scorso è stato emesso il verdetto della Cassazione che ha dichiarato esclusa l'associazione mafiosa ribaltando quanto stabilito dalla sentenza d'appello che aveva invece riconosciuto l'articolo 416 bis. La Cassazione ha fatto cadere anche alcune delle accuse contestate a Buzzi e a Massimo Carminati. I giudici, come già era avvenuto nel processo di primo grado, hanno riconosciuto l'esistenza di due distinte associazioni a delinquere semplici, ma non di stampo mafioso. Ci sarà un nuovo processo d'appello per ricalcolare le pene degli imputati.

Il ruolo di Buzzi e Carminati

Al vertice dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, ci sarebbero stati Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno, e Carminati, ex membro dei Nuclei armati rivoluzionari. Quest'ultimo avrebbe impartito "le direttive agli altri partecipi" e avrebbe fornito loro schede dedicate "per comunicazioni riservate". Lo stesso Carminati avrebbe anche mantenuto rapporti "con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali, con pezzi della politica e del mondo istituzionale, finanziario e con appartenenti alle forze dell'ordine e ai servizi segreti”.  

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