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Sentenza Mafia Capitale, in Cassazione cade l'associazione mafiosa

3' di lettura

Il 416 bis era stato riconosciuto nella sentenza di secondo grado. La Procura aveva chiesto la conferma delle condanne di Appello. Ci sarà un nuovo processo d'appello per ricalcolare le pene

Cade in Cassazione la contestazione del reato di associazione mafiosa nel processo "Mondo di mezzo", ribattezzato Mafia capitale, che vedeva imputati davanti alla Suprema Corte il "ras delle coop" Salvatore Buzzi, l'ex terrorista Massimo Carminati e altre 16 persone per reati di mafia. La Cassazione, come già era avvenuto in primo grado, ha riconosciuto l'esistenza di due distinte associazioni a delinquere semplici, ma non di stampo mafioso. Ci sarà quindi un nuovo processo d'appello per ricalcolare le pene per Salvatore Buzzi, Massimo Carminati e i principali imputati del processo.

Sull'associazione mafiosa ribaltata la sentenza d'appello

La sentenza d'appello aveva invece riconosciuto l'articolo 416 bis. La procura generale aveva chiesto in sostanza la conferma delle condanne in secondo grado. Cadono anche alcune accuse contestate a Salvatore Buzzi e Massimo Carminati: Buzzi è stato assolto "perché il fatto non sussiste" da due capi di imputazione riguardanti una turbativa d'asta e un episodio di corruzione, mentre per Carminati la Suprema Corte lo ha assolto con la stessa formula da una contestazione di "intestazione fittizia di beni". 

Le reazioni della difesa

"Il reato di mafia è caduto per manifesta infondatezza. Finalmente c'è un giudice a Berlino”, ha dichiarato l'avvocato Francesco Tagliaferri, difensore dell'ex esponente Nar Massimo Carminati. Sul ricalcolo delle pene, l'avvocato Alessandro Diddi, difensore di Salvatore Buzzi, afferma: "Ora è troppo difficile fare dei calcoli", e sottolinea che "la Cassazione ha riconosciuto quello che dicevamo sin dall'inizio e cioè che c'era un sistema di corruzione marcio ma non la mafia".

Salvini: "Che associazione era, volontariato?"

Subito dopo la sentenza sono arrivate le prime reazioni politiche. Il leader della Lega Matteo Salvini, parlando da Porta a Porta, ha detto: "Non era un'associazione mafiosa? E quindi che era, un'associazione di volontariato?".

Raggi: "Confermato sodalizio criminale"

La sindaca di Roma Virginia Raggi, ha invece commentato: "Questa sentenza conferma comunque il sodalizio criminale. È stata scritta una pagina molto buia della storia di questa città. Lavoriamo insieme ai romani per risorgere dalle macerie che ci hanno lasciato, seguendo un percorso di legalità e diritti. Una cosa voglio dire ai cittadini onesti: andiamo avanti a testa alta”.

Morra: "Sentenza si rispetta ma perplessità"

Il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, ha detto che "la Corte di Cassazione smentisce l'impianto della sentenza della Corte d'appello. A Roma non c'era mafia. Secondo la Cassazione. Le sentenze si rispettano. Ma le perplessità, i dubbi, le ambiguità, permangono tutte". 

La procura aveva chiesto la conferma delle condanne di Appello

La procura generale aveva chiesto la conferma delle condanne di appelloLa sentenza di secondo grado del settembre 2018 aveva ribaltato il primo grado riconoscendo l’associazione mafiosa, non solo per Carminati e Buzzi, ma anche per altri 16 imputati. Carminati in secondo grado è stato condannato a 14 anni e mezzo di reclusione e Buzzi a 18 anni e 4 mesi, con una riduzione di pena rispetto alla sentenza di primo grado. Erano 32 gli imputati giudicati dalla sesta sezione penale della Cassazione, 17 dei quali erano stati condannati per mafia. La pubblica accusa aveva chiesto la conferma per tutti, eccezion fatta per il caso del benzinaio di corso Francia, Roberto Lacopo, condannato a 8 anni in appello, per il quale è stato chiesto un nuovo processo.

Data ultima modifica 22 ottobre 2019 ore 21:05

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