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Ultrà ucciso a Roma, ai funerali di Piscitelli applausi, cori e saluti romani

4' di lettura

Il corteo funebre è partito dal policlinico di Tor Vergata, scortato dalle forze dell'ordine. In chiesa sono state ammesse solo cento persone indicate dalla famiglia. In totale sono stati schierati circa 300 agenti

I funerali erano privati, ma il saluto a Fabrizio Piscitelli, ex capo ultrà degli Irriducibili della Lazio ucciso con un colpo di pistola a Roma, è stato pubblico. Un rito collettivo per l'ex capo, soprannominato Diabolik, con cori e inni da stadio, saluti romani, fumogeni e qualche animo surriscaldato nei confronti degli oltre 300 agenti delle forze dell'ordine schierati. Presenti centinaia di tifosi della Lazio, ma in chiesa sono state ammesse solo 100 persone indicate dalla famiglia. Al termine del funerale la moglie di Piscitelli è stata colta da un malore ed è stata soccorsa da un'ambulanza.

Una rappresentanza degli Irriducibili ai funerali di Fabrizio Piscitelli

Saluti romani all'arrivo del feretro

Applausi, cori di incitamento e anche qualche saluto romano si sono visti all'arrivo al Santuario del Divino Amore. Ad attendere l'ex capo degli 'Irriducibili', assassinato al Parco degli Acquedotti, uno striscione con scritto 'È uno che per come lo conosco io andrebbe solo e a piedi al funerale suo'. C'era anche un'enorme bandiera con la scritta 'Diablo' e gli occhi del personaggio dei fumetti da cui l'ultrà ha preso il soprannome. Un'immagine riprodotta anche su parecchie magliette indossate da alcune delle centinaia di persone giunte sul piazzale di fronte al Santuario. Chi è rimasto fuori indossava sciarpe della Lazio o magliette degli 'Irriducibili'. Sulla bara, nera e lucida, a lato era presente la scritta 'Irriducibili' mentre sulla parte frontale gli occhi del Diabolik dei fumetti. Sono stati visti entrare, tra i cento ammessi alla cerimonia, anche volti noti della Roma più nera. È stato riconosciuto anche il fratello di Gabriele Sandri, il tifoso biancoceleste ucciso da un colpo di pistola nel 2007 a Badia al Pino, in provincia di Arezzo.

Gli agenti di polizia schierati ai funerali

Insulti ai giornalisti e minuti di tensione

La maggior parte dei tifosi accorsi, rimasta fuori, ha salutato con applausi fragorosi, a più riprese, coloro che uscivano dal Santuario. Un gruppo è uscito dalla cerimonia con lo striscione degli Irriducibili: da questo gruppo sono partiti insulti nei confronti dei giornalisti, confinati all'interno di un recinto, a un centinaio di metri di distanza dal piazzale dove erano assiepati sia gli 'interni' che gli 'esterni', divisi da una lunga transenna che divideva in due il piazzale, di qua gli uni e di là gli altri. All'avvicinarsi delle squadre di polizia, scese dai blindati, la folla ha gridato a più riprese 'rispetto rispetto', oltre a 'Fabrizio, Fabrizio' e 'C'è solo un capitano'. Poco dopo la fine della cerimonia qualcuno ha disposto, proprio di fronte alla transenna, due supporti bianchi, verosimilmente pronti ad accogliere la bara ed esporla all'omaggio pubblico degli ultras, che sono stati fatti rimuovere. Una squadra di agenti di polizia con caschi e scudi si è avvicinata al piazzale e gli animi si sono scaldati. Una ragazza, sembra proprio la figlia di Diabolik, si è avvicinata urlando alle forze dell'ordine: "Cosa siete venuti a fare".

Atmosfera da stadio

Quando è arrivato il carro funebre, l'atmosfera è stata quella tipica della curva da stadio: l'inno della Lazio, i fumogeni bianchi, celesti e viola, i cori. I tifosi hanno superato la transenna che era stata disposta sul piazzale, cercando di accompagnare per alcuni metri il carro funebre, per fare una sorta di corteo, ma non è stato permesso dalle forze dell'ordine. La bara di Piscitelli ha proseguito il suo viaggio verso il cimitero di Prima Porta dove sarà cremata.

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