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Luca Palamara, perquisizione per ex presidente Anm. Indagato anche Centofanti

Lazio
Luca Palamara (ANSA)

L'ex consigliere del Csm è indagato per corruzione dalla Procura di Perugia. L'inchiesta riguarda anche altri soggetti. L'Associazione dei Magistrati: "La magistratura svolge il suo ruolo". AGGIORNAMENTI

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Una perquisizione da parte della guardia di finanza è stata eseguita nei confronti di Luca Palamara, l'ex consigliere del Csm ed ex presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati. Secondo quanto si apprende, la perquisizione rientra nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla Procura di Perugia nei confronti del magistrato, indagato per corruzione, e di altri soggetti (AGGIORNAMENTI).

Le parole di Palamara

"Mai interferito sulle scelte del Csm", in particolare su quella del nuovo procuratore di Roma, e "mai baratterei il mio lavoro e la mia professione per alcunché", ha affermato Palamara respingendo le accuse. Il magistrato spiega di aver appreso dalla stampa dell'indagine per un "reato grave e infamante", e annuncia che chiederà di essere "immediatamente interrogato" per chiarire tutto.

L'inchiesta

L'inchiesta mira ad approfondire i rapporti tra Palamara e Fabrizio Centofanti (l'ex capo delle relazioni istituzionali di Francesco Bellavista Caltagirone), arrestato nel 2018 per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale con altre persone, tra cui l'avvocato Pietro Amara.

Secondo le accuse avrebbe ricevuto 40mila euro per una nomina

Palamara, secondo le accuse, avrebbe ricevuto 40 mila euro dagli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara per favorire la nomina di Giancarlo Longo a procuratore di Gela, non andata in porto. Emerge dal decreto della perquisizione disposta dalla Procura di Perugia. Palamara "quale componente del Csm riceveva da Calafiore e Amara la somma pari ad euro 40 mila per compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio, ovvero agevolare e favorire il medesimo Longo (arrestato nel febbraio del 2018 nell'ambito dell'inchiesta su corruzione in atti giudiziari dalla Procura di Messina, ndr) nell'ambito della procedura di nomina a procuratore di Gela alla quale aveva preso parte Longo, ciò in violazione dei criteri di nomina e selezione".

Indagati anche Centofanti, due avvocati e il pm Fava

Nell'indagine della Procura risultano iscritti nel registro degli indagati anche l'imprenditore Fabrizio Centofanti e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Anche nei loro confronti l'accusa è corruzione. Secondo i pm, i tre avrebbero "corrisposto varie e reiterate utilità a Palamara, all'epoca consigliere del Csm, consistenti in viaggi e vacanze (soggiorni in alberghi anche all'estero) a suo beneficio", secondo quanto si legge nell'avviso di garanzia inviato oggi all'imprenditore. Favoreggiamento e rivelazione del segreto di ufficio in concorso sono invece i reati contestati al pm di Roma, Stefano Rocco Fava. Nell'avviso di garanzia, i pm di Perugia contestano a Fava di aver rivelato a Palamara notizie sulle indagini a suo carico e di averlo aiutato a eluderle fornendo atti e documenti.

L'anello e i viaggi a Dubai

Risalgono al 2011, quando Palamara ancora non ricopriva ruoli al Csm, le utilità e i vantaggi economici che sarebbero stati elargiti nei suoi confronti da Centofanti. Nel decreto gli inquirenti sostengono che le utilità erano destinate non solo al magistrato, ma anche alla sorella Emanuela e alla sua amica Adele Attisani. Oltre ad un anello da 2 mila euro destinato alla Attisani, l'imprenditore avrebbe pagato, nel settembre del 2017, alla donna un soggiorno a Taormina. Soggiorni che Centofani, secondo l'accusa, avrebbe garantito allo stesso Palamara nel novembre del 2015 e nel febbraio e marzo del 2017 in una località toscana. Centofanti avrebbe "fornito", nel marzo e dicembre del 2011, una vacanza alla sorella di Palamara presso l'hotel Campiglio Bellavista. Nel decreto di perquisizione si afferma che nello stesso albergo dal 26 dicembre 2011 al 2 gennaio 2012 hanno alloggiato anche lo stesso Palamara con la famiglia, così come avvenuto tra il 2014 e il 2015. Agli atti dell'indagine due biglietti aerei, forniti da Centofanti, per un volo da Roma a Dubai per il pm romano e la Attisani oltre che due fatture per un viaggio a Favignana. 

Il ruolo di Centofanti

L'imprenditore Fabrizio Centofanti "era una sorta di anello di congiunzione tra Luca Palamara e il duo Calafiore-Amara", scrivono i pm. "Centofanti ha operato come rappresentante di tale centro di potere che ha svolto sistematicamente mediante atti corruttivi di esponenti dell'autorità giudiziaria. Le utilità percepite nel corso degli anni da Palamara - si legge nel decreto - dai suoi conoscenti e familiari ed erogate da Centofanti appaiono direttamente collegate alla sua funzione di consigliere dell'organo di autogoverno della magistratura". Secondo i pm, inoltre, "il numero di donativi e il valore degli stessi non è spiegabile sulla base di un mero rapporto di amicizia. Occorre tener conto che l'autore di tali emolumenti è un soggetto in stretti rapporti illeciti con imputati rei confessi del delitto di corruzione".

Francesco Bellavista Caltagirone: "Centofanti non lavora con me dal 2012"

"Con riferimento ad alcune notizie di queste ore, preciso che Fabrizio Centofanti non lavora più con me, in Acqua Marcia, dal 5 marzo 2012". Lo scrive in una nota l'imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone. "In questi sette anni - aggiunge - il gruppo Acqua Marcia, che all'epoca dava lavoro direttamente a circa 2.500 persone e indirettamente a 10.000, è stato distrutto in seguito a un'iniziativa di un pubblico ministero che si è poi rivelata completamente infondata, ma che ha causato immense sofferenze umane e danni economici, oltre che una vera e propria gragnola di procedimenti giudiziari. Con soddisfazione posso rivendicare di essere stato prosciolto in tutti i procedimenti giudiziari che si sono conclusi. Tengo a precisare, inoltre, che non sono mai stato arrestato per frode fiscale, e tantomeno l'anno scorso, come erroneamente riportato da alcuni giornali", conclude la nota.

La telefonata con il consigliere del Csm Spina

"C'avrai la tua rivincita perché si vedrà che chi ti sta fottendo (...) forse sarà lui a doversi difendere a Perugia, per altre cose perché noi a Fava lo chiamiamo". E Palamara: "No adesso lo devi chiamare altrimenti mi metto a fare il matto". Sono le parole del consigliere del Csm, Luigi Spina, indagato per favoreggiamento e rivelazione di atti d'ufficio, pronunciate durante una conversazione con Palamara. Nella conversazione riportata nel decreto emerge "l'intenzione di Palamara di raccogliere informazioni compromettenti sul conto del collega Ielo, (Procuratore aggiunto di Roma, ndr)". Palamara avrebbe acquisito informazioni attraverso il commercialista Andrea Giorgio, consulente nominato anche all'interno della Procura della Repubblica di Roma. Spina secondo i magistrati avrebbe inoltre rivelato a Palamara gli sviluppi dell'indagine a suo carico dell'autorità giudiziaria umbra. Giorgio, invece, "evidentemente a conoscenza delle intenzioni di Palamara, lo informa di aver acquisito informazioni sul fratello di Ielo e che potrebbero danneggiare quest'ultimo". Secondo i pm, "la consegna di queste carte 'contro' i suoi colleghi da parte di Fava e parimenti le informazioni assunte dal De Giorgio" hanno "per Palamara, nella sua ottica, un valore al contempo difensivo e forse di 'ritorsione'". Un dato che "emerge nitidamente dal colloquio che Palamara ha con l'amico Spina".

L'intercettazione del 9 maggio

Una conversazione dello scorso 9 maggio "tra Spina, Palamara e due parlamentari (...) dimostra" che lo stesso Palamara fosse "già consapevole del suo procedimento pendente a Perugia ('perché quel c... che m'hanno combinato lì a Perugia ancora nemmeno si sa'), tanto da parlarne con un parlamentare imputato". Secondo quanto si legge nel decreto, questa conversazione è da considerarsi "casuale (...) non avendo la polizia giudiziaria percepito in anticipo alcun ascolto che facesse presagire la presenza" di parlamentari.

Anm: "Magistratura fa il suo dovere"

"Si susseguono notizie relative a indagini nei confronti di magistrati, anche ex componenti del Csm. Trattandosi di procedimento in corso, non intendo commentare se non per rimarcare il fatto che la magistratura adempie costantemente al proprio ruolo istituzionale e costituzionale nei confronti di qualsiasi soggetto. Ivi compresi gli stessi magistrati", dice il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati Pasquale Grasso. Nella nomina del procuratore della Repubblica di Roma "non ravviso alcun elemento di correlazione" con le indagini in corso a Perugia, "salvo emersione di diversi elementi che allo stato non mi pare superino il livello della mera illazione", continua Grasso. "Il procedimento che condurrà alla nomina - aggiunge - è in corso nella sede costituzionalmente prevista, e nel rispetto delle norme di legge. Ogni altro commento mi parrebbe un ulteriore indebito tentativo di interferenza sull'attività del Consiglio".