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Papa Francesco nel carcere di Velletri per la lavanda dei piedi del Giovedì Santo

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Il tema della giornata che dà inizio al triduo pasquale è il servizio, secondo l'omelia del pontefice. Anche stamattina, durante la messa del Crisma a San Pietro, Papa Francesco ha invitato i sacerdoti a spendersi per gli altri senza riserve

"Il vescovo non è il più importante, deve essere il più servitore e ognuno di noi deve essere servitore degli altri". Così il Papa si è rivolto ai detenuti del carcere di Velletri, alle porte di Roma, dove ha celebrato la messa in Coena Domini, nel pomeriggio del Giovedì Santo. Servire: questo il verbo più volte ripetuto dal Papa, che ha chiesto di evitare "l'ambizione di chi domina o calpesta l'altro". Quindi Francesco ha ripetuto il gesto della lavanda dei piedi, inginocchiandosi, lavando e baciando i piedi a dodici detenuti. A ricevere il simbolico gesto sono stati nove italiani, un brasiliano, un ivoriano e un marocchino.

 

La messa in carcere

L'accoglienza è stata calorosa, con applausi ripetuti al pontefice. Durante la messa, nella preghiera dei fedeli si è pregato per i "fratelli più fragili", quelli che hanno perso la vita in carcere suicidandosi, e anche quelli partiti da lontano, magari con il sogno di una vita migliore, e che invece oggi costituiscono la gran parte della popolazione carceraria dell'istituto. La direttrice della struttura penitenziaria, Maria Donata Iannantuono, non ha esitato a sottolineare la drammaticità della situazione, e le difficoltà enormi dovute al sovraffollamento, alle carenze d'organico e alla scarsità di risorse. Iannantuono al Papa ha parlato della difficoltà quotidiana di garantire, in un contesto del genere, non solo i diritti dei detenuti, ma anche quelli delle persone che vi lavorano. 

Il tema del servizio al centro del Giovedì Santo

Al centro del messaggio del Papa del Giovedì Santo c'è dunque il servizio, come anche aveva fatto anche nella mattina di oggi, giovedì 18 aprile, alla messa del Crisma nella basilica di San Pietro. Il pontefice ha invitato i sacerdoti della diocesi di Roma a spendersi per gli altri senza riserve: "Ungiamo sporcandoci le mani, toccando le ferite, i peccati, le angustie della gente; ungiamo profumandoci le mani toccando la loro fede, le loro speranze, la loro fedeltà e la generosità senza riserve del loro donarsi. Colui che impara a ungere e a benedire si sana dalla meschinità, dall'abuso e dalla crudeltà". Poi, come di consueto, ha pranzato con dieci di loro, ospiti del cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Tra i temi del pranzo anche una delle piaghe di una città grande come Roma: l'isolamento che è a pieno titolo una delle nuove 'povertà'.

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