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Roma, magistrati arrestati per corruzione: il provvedimento del Gip

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3' di lettura

Antonio Savasta avrebbe costruito falsi processi e inquinato le indagini per favorire l'imprenditore D'Introno, mentre Nardi risulterebbe avere "una personalità pericolosa"

Emergono nuovi dettagli sulla vicenda di Antonio Savasta e Michele Nardi, i magistrati di Trani, ora in servizio a Roma, arrestati lunedì 14 gennaio insieme con un poliziotto per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Gli ex magistrati sono accusati di aver garantito esiti processuali positivi per alcuni imprenditori, in cambio di ingenti somme di danaro e, in alcuni casi, di gioielli e diamanti.

Il profilo di Savasta

Nel provvedimento di arresto, redatto dal Gip di Lecce, Giovanni Gallo, che ha accolto le richieste del procuratore Leone de Castris e del PM Licci, si legge come per favorire gli imprenditori Luigi Dagostino (ex socio di Tiziano Renzi) e Flavio D'Introno, Savasta, allora PM di Trani, in "maniera davvero preoccupante (e desolante) abbia costruito falsi processi, abbia indirizzato le indagini al fine di adottare provvedimenti palesemente illegittimi, abbia alterato e distrutto fonti di prova", tutto ciò in cambio di danaro e al fine di "adempiere all'accordo corruttivo" con i due imprenditori. 

Gip: "Savasta personalità pericolosa"

L'unica preoccupazione di Savasta, annota il Gip, è quella di "continuare a deviare il corso delle indagini, anche consegnando del denaro all'indagato D'Introno affinché si allontanasse dall'Italia e diventasse latitante". Secondo Gallo, Savasta avrebbe una personalità "oltre che dedita al crimine, certamente pericolosa, in quanto non ha esitato a creare dal nulla false e calunniose accuse nei confronti di privati cittadini, ingiustamente accusati solo per essere stati d'intralcio rispetto alle finalità illecite del D'Introno".

Il profilo di Nardi

Per quanto riguarda Michele Nardi, il Gip di Lecce lo definisce una "persona senza scrupoli che utilizza il lavoro di magistrato per 'spremere' D'Introno e ottenere quante più utilità possibili". È "sconcertante, tenuto conto che si tratta di un magistrato, come per il Nardi - proegue il giudice - sia normale millantare di poter 'accomodare' i processi nel quale è coinvolto D'Introno o cercare di 'influire' sull'esito degli stessi".
Dalle indagini emerge, inoltre, come Nardi "risulti avere una personalità spregiudicata e pericolosa, che ha svenduto la propria funzione e l'ha messa a disposizione di una particolare propensione al crimine, tanto da poter stentare a credere che si tratti di una persona chiamata a svolgere un ruolo così rilevante nell'amministrazione dello Stato".

Gip: "Quadro di malaffare triste e desolante"

La conclusione del giudice Gallo evidenzia come dalle indagini emerga "un quadro di malaffare, tale da rendere triste e desolante constatare, di volta in volta, con quale spregiudicatezza tre uomini dello Stato (i due magistrati e il poliziotto arrestati, ndr) abbiano abusato con abitudine dei poteri loro attribuiti, senza rispetto alcuno per la legalità e la giustizia, dei quali dovrebbero essere custodi e difensori".

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