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Uccise la madre ad Aprilia, dimezzata la condanna in appello

Foto di archivio (ANSA)
1' di lettura

I giudici hanno inflitto a Giovanni Zanoli 8 anni di reclusione, invece dei 14 a cui era stato condannato in primo grado. L’omicidio di cui è accusato risale al giugno 2016  

Pena quasi dimezzata per Giuseppe Zanoli, 64 anni, accusato di avere ucciso la madre nel giugno 2016. I giudici della Corte d’appello d’assise di Roma hanno inflitto all’uomo 8 anni di reclusione invece dei quattordici a cui era stato condannato, a dicembre scorso, in primo grado dalla Corte d’assise di Latina. Il dimezzamento della pena è motivato dal fatto che Zanoli non è più accusato di omicidio volontario bensì di omicidio preterintenzionale, aggravato dalla commissione del reato nei confronti di un familiare e dalla minorata difesa. Nell’ambito dello stesso procedimento, un altro imputato, il romeno Victor Popa, si è visto ridotto la pena a un anno e nove mesi di reclusione. In primo grado era stato condannato a due anni per tentato furto in abitazione.

L’omicidio nel giugno 2016

I fatti per cui è a processo Zanoli risalgono al 10 giugno 2016. Quella mattina fu il 64enne a chiamare i carabinieri dicendo di aver trovato la madre, Rosa Grossi, in una pozza di sangue. La donna fu trasportata in ospedale a Latina e lì morì poche ore dopo. A causarne il decesso sarebbero stati i numerosi pugni ricevuti e uno strozzamento. Le forze dell’ordine esclusero una rapina e le indagini si indirizzano subito verso il figlio, che era stato intercettato. Dalle intercettazioni emerse che i rapporti tra i due erano piuttosto tesi. Successivamente Zanoli confessò la sua responsabilità nella morte della madre ma poi ritrattare tutto, ammettendo di aver afferrato la madre ai polsi, ma di non averla né picchiata né uccisa. Dopo qualche mese, il colpo di scena della presenza di Popa, un romeno, che quello stesso giorno aveva tentato di entrare nella casa della Grossi con l'intento di rubare. Non era entrato solo perché aveva sentito esplodere un colpo, ma aveva lasciato tracce di sé su un cuneo di legno. Fu condannato per tentato furto in abitazione.
 

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