Riforma intercettazioni Nordio, chi è pro e chi è contro e perché

Politica

di Andrea Pietrobelli

La cattura del boss mafioso, Messina Denaro, ha acceso il dibattito sulla giustizia. La politica si divide in fronti "pro" e "contro" gli "ascolti", attacchi al ministro arrivano dai procuratori e Ordine dei giornalisti, mentre i penalisti si schierano col Guardasigilli

Nessuna marcia indietro sulla riforma delle intercettazioni. Le polemiche, rinfocolate dalla centralità che hanno avuto le conversazioni captate nella cattura dopo 30 anni di latitanza di Matteo Messina Denaro, non sembrano scalfire la determinazione del ministro della Giustizia Carlo Nordio. "Andremo avanti sino in fondo, non vacilleremo e non esiteremo. La rivoluzione copernicana sull'abuso delle intercettazioni è un punto fermo del nostro programma", ha sottolineato ieri in Aula al Senato, ribadendo che non ci saranno invece "mai" interventi per limitare l'uso di questo strumento nelle indagini di mafia e terrorismo. Anche oggi, parlando alla Camera, ha ripetuto di non aver “mai inteso toccare minimamente le intercettazioni che riguardano terrorismo e mafia e quei reati che sono satelliti nei confronti di questi fenomeni perniciosi". Il ministro però ha sottolineato: "Se non interverremo sugli abusi delle intercettazioni cadremo in una democrazia dimezzata".

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Nordio ha sostenuto che gli abusi si annidano nelle intercettazioni giudiziarie, quelle effettuate su richiesta del pm e autorizzazione del gip. Perchè, ha spiegato, per i vari passaggi previsti dalla legge " finiscono a conoscenza di decine di persone. "L'abuso su cui vogliamo intervenire è in questo mare magnum", che fa finire sui giornali "notizie che diffamano e vulnerano l'onore di privati cittadini". "L'articolo 15 della nostra Costituzione dice chiaro e tondo che la segretezza delle comunicazioni è inviolabile, può essere eccezionalmente limitata dall'autorita giudiziaria, ma questa è l'eccezione. In Italia abbiamo avuto spesso l'impressione che la regola fosse quella di lasciare pubbicare tutto anche attraverso i brogliacci della polizia giudiziaria che l'esperienza giudiziaria ci dimostra essere molto spesso inaffidabili, ma non per cattiveria e malafede di chi li trascrive. Semplicemente perchè nella trascrizione di queste intercettazioni che molto spesso sono di difficilissima captazione, l'errore è spesso in agguato".

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Molte sono le critiche che sono giunte al ministro della Giustizia dai banchi delle opposizioni. Non tutte però: arrivano parole di apprezzamento da Azione e Italia Viva, che all'esito del dibattito sulla relazione del ministro incassano l'approvazione della loro mozione assieme a quella della maggioranza. Il sigillo lo ha messo Carlo Calenda con un tweet in cui ieri ha definito "condivisibile" l'intervento di Nordio e "attuabile" una collaborazione sulla giustizia penale. E dopo la precisazione del Procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, sul fatto che le intercettazioni siano state "il pilastro dell'inchiesta" che ha portato alla cattura di Messina Denaro (LO SPECIALE DI SKY TG24 SULLA CATTURA DEL BOSS), anche il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ribadisce l'utilità degli ascolti solo se si tratta di reati di mafia e terrorismo, spiegando però, come ha fatto il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (FI), che spesso se ne è fatto un "abuso", soprattutto per quanto riguarda le pubblicazioni sui giornali.

I penalisti italiani sostengono il Guardasigilli

Al fianco del ministro anche i penalisti italiani, che chiedono “una vera riforma liberale della giustizia penale". La giunta dell’Unione delle Camere penali italiane esprime "il più vivo apprezzamento per le posizioni espresse” da Nordio, invitandolo a "proseguire con coraggio". Anche il segretario generale dell'Associazione Nazionale Forense, Giampaolo Di Marco, ha dimostato apprezzamento per l’iniziativa di Nordio "che ha ribadito l'importanza delle intercettazioni, anche preventive, ma puntualizzando che occorre mettere un deciso stop alle intercettazioni giudiziarie che coinvolgono persone che non sono né imputate, né indagate. Come avvocati difenderemo sempre ogni libertà, compresa quella della stampa, ma solo fino a quando non si tramuti in libertà di gogna". Anche il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi chiede un limite al loro "uso sfrenato dopo anni di 'Far West' mediatico-giudiziario". Dello stesso avviso il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè che parla della necessità di mettere "un cancello alla diffusione delle intercettazioni legate a procedimenti diversi", per proteggere "la privacy del cittadino" ed "evitare che intercettazioni penalmente irrilevanti o estranee all'argomento dell'indagine, finiscano sui giornali". Il professore di Procedura Penale, Giorgio Spangher - sempre nell'ambito delle audizioni per l'indagine conoscitiva - lancia una proposta che fa già discutere: rendere non intercettabili i telefoni degli avvocati difensori.

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Da Cantone a Spataro: chi difente le intercettazioni

Per Raffaele Cantone, procuratore della Repubblica a Perugia ed ex presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, “senza intercettazioni sarà impossibile fare le indagini in materia di corruzione. Anche le esperienze che vengono, in questo caso non dall’Italia ma da un Paese estero, dimostrano che l’unico strumento per fare le indagini di corruzione sono le intercettazioni. Non c’è indagine recente in materia di corruzione, e gliele posso annoverare tutte, che non sia fondata su attività di intercettazione. Toglierle intercettazioni rischierebbe di fatto di depenalizzare la corruzione”. L'ex procuratore di Torino Armando Spataro sottolinea che "non ci sono intercettazioni 'anormali' o 'eccezionali': sono 'normali' tutte quelle per i reati previsti dalla legge. Altrimenti sarebbero illecite. Quindi, il catalogo dei reati", per i quali è possibile intercettare, "non dev'essere toccato, ridurlo non ha senso". Difende a spada tratta lo strumento giudiziario l'ex Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, ora deputato M5S, che ricorda come spesso si arrivi ad individuare i reati di mafia proprio grazie alla possibilità di intercettare quelli di corruzione o fattispecie minori.

 

 

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Il presidente dell'Ordine dei giornalisti: "Sarebbe una censura"

Di fronte alla minaccia che si possano inasprire le sanzioni contro i cronisti per limitare il fenomeno, il presidente dell'Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli ha lancia un appello. Nel corso dell'indagine conoscitiva sulle intercettazioni che è in corso nella Commissione Giustizia del Senato presieduta da Giulia Bongiorno, Bartoli ha messo in guardia sul fatto che se si comprimeranno ulteriormente le libertà tutelate dalla Costituzione, si arriverà alla "censura". "Sarebbe paradossale inasprire le pene contro i giornalisti che pubblicano intercettazioni quando queste sono pubbliche - ha dichiarato - sarebbe una censura in piena regola".

 

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