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Riforma Cartabia, perché alcuni reati non sono più procedibili senza querela

Cronaca fotogallery
12 gen 2023 - 16:28 11 foto
©Ansa

Al centro del dibattito l’estensione dei reati per cui si procederà solo dopo la querela da parte delle persone offese. I critici sostengono che questo sistema promuova l’impunità: chi è colto in flagranza di reato può evitare il carcere. Fa discutere il caso della Procura di Palermo costretta a chiedere l'inefficacia della misura cautelare per 3 boss, imputati di lesioni aggravate dal metodo mafioso. Le vittime non hanno voluto querelare i capimafia. I pm si sono trovati così a chiedere la revoca della misura

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La cosiddetta legge Cartabia, che ha riformato alcune norme sull’amministrazione della giustizia, ha suscitato diverse polemiche. Uno dei punti che anima il dibattito è quello che riguarda l’estensione dei reati per cui si procederà penalmente solo dopo la presentazione della querela da parte delle persone offese

Mafia, manca querela delle vittime: rischio scarcerazione per tre boss
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Dall’1 gennaio, come spiega il Post, sono diventati di più i reati che vengono perseguiti solo se viene presentata un’apposita querela, e sono di meno quelli in cui l’azione penale viene avviata d’ufficio, automaticamente appena se ne viene a conoscenza, anche senza querela della persona offesa

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I nuovi reati per i quali non ci sarà più la procedibilità d’ufficio rientrano nelle tipologie sia dei reati contro la persona sia contro il patrimonio. La novità è stata introdotta per cercare di arrivare a una semplificazione e a una maggiore efficienza della giustizia penale, così da ridurre il numero dei procedimenti

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L’estensione dei reati con procedibilità a querela, come è scritto nella relazione illustrativa della riforma, riguarda soprattutto quelli “che si presentano con una certa frequenza nella prassi e che si prestano a condotte riparatorie e risarcitorie”. Aumentando il numero dei reati perseguibili a querela si amplia così la possibilità di ricorrere alla giustizia riparativa e risarcitoria

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Le critiche che sono state mosse riguardano il fatto che questa sia una norma che promuove l’impunità e che permetterà a persone colte in flagranza di reato di evitare il carcere. La novità della riforma Cartabia, va però ricordato, non implica nessuna depenalizzazione. Infatti in procura il fascicolo viene aperto e la vittima ha tre mesi di tempo per formalizzare le accuse  

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Quello che si evita è la carcerazione preventiva delle persone sorprese a commettere determinati reati, anche con l’obiettivo di contrastare il sovraffollamento delle carceri italiane

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Un altro dei punti che fa discutere è il fatto che, visto il valore retroattivo della norma, non sono pochi i processi che potrebbero finire nel nulla, senza contare che tra i reati in questione rientrerebbe anche il sequestro di persona

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Uno dei casi che sta facendo più discutere è quello di tre boss per cui la procura di Palermo è stata costretta a chiedere l'inefficacia della misura cautelare. I tre erano imputati di lesioni aggravate dal metodo mafioso. Le vittime, interpellate dal giudice come prevede la norma, non hanno voluto querelare i capimafia e così, mancando la querela da parte delle vittime, è mancata una delle condizioni di procedibilità previste dalla riforma Cartabia  

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La vicenda, nello specifico, riguarda i boss del clan Pagliarelli Giuseppe Calvaruso, reggente del mandamento, Giovanni Caruso e Silvestre Maniscalco che, oltre ai reati di associazione mafiosa ed estorsione, rispondevano nel procedimento, a vario titolo, di sequestro di persona e lesioni aggravate dal metodo mafioso

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I tre boss resteranno comunque in carcere perché destinatari di altre misure cautelari, ma la questione allarma i magistrati perché il caso si potrebbe riproporre

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E davanti a questa impasse, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Giuseppe Santalucia ha chiesto di cambiare subito la riforma Cartabia: "Le recenti notizie di stampa in ordine alla probabile revoca di misure cautelari per reati diventati procedibili a querela, pur quando sia contestata l'aggravante del metodo mafioso o dell'agevolazione mafiosa, impongono un ripensamento, in tempi rapidi, delle scelte del legislatore"

Riforma giustizia, dal Csm alla separazione delle funzioni: cosa prevede

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