Primarie Pd, la storia dei risultati dal 2007 a oggi

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Dopo il precedente del 2005 con le primarie di coalizione dell’Unione vinte da Romano Prodi, il Partito democratico svolse le sue prime primarie nel 2007: trionfò Veltroni. Nel 2009 e nel 2012 doppia vittoria di Pier Luigi Bersani. Nel 2013 e nel 2017 bis di Renzi

Le primarie sono lo strumento con cui nei suoi 11 anni di vita il Partito democratico ha scelto i suoi segretari, a livello locale o nazionale, nonché i candidati premier delle coalizioni di cui ha fatto parte (DA VELTRONI A MARTINA, TUTTI I SEGRETARI DEL PD). Mutuate dall’esperienza degli Stati Uniti, dove sono prassi istituzionale dalla metà dell’800, nel nostro Paese hanno fatto fatica ad attecchire, tanto che allo stato attuale sono uno strumento che è stato utilizzato quasi esclusivamente proprio dalla formazione di centrosinistra. In realtà, però, la scelta di introdurre le primarie precede la nascita del Pd e ha il marchio di fabbrica di Romano Prodi, che nel 2005 propose al suo partito, L’Unione, di organizzare una consultazione popolare per decidere chi sarebbe stato il futuro candidato della coalizione alla presidenza del Consiglio. Le primarie di coalizione si tennero il 16 ottobre 2005. Con più di 4 milioni di votanti, Prodi vinse a mani basse con 3.182.000 voti (74,1%), secondo Bertinotti (Prc), terzo Mastella (Udeur). La coalizione dell’Unione vinse poi le Politiche del 2006, anche se cadde dopo due anni. Nel frattempo era nato il Pd, fusione di Ds e Margherita.

2007: il Pd sceglie Veltroni come segretario

Il Pd da subito volle legittimare i suoi segretari con il voto popolare. Domenica 14 ottobre 2007 si svolse, prima volta in Italia, l'elezione diretta (cioè aperta a tutti, non solo agli iscritti o ai loro delegati) del segretario nazionale del nascituro Partito democratico. Potevano votare tutti i cittadini residenti in Italia, o con permesso di soggiorno che avessero compiuto 16 anni, pagando una quota minima di 1 euro. Un metodo elettivo che da allora è stato ribattezzato “primarie del Partito democratico”, anche se in modo improprio, dato che con il termine primarie si indicano correttamente quelle che scelgono un candidato a una carica pubblica. In quell’occasione votarono 3.170.00 persone e non ci fu partita: Veltroni trionfò con 2.667.000 voti (75%) seguito, a larga distanza, da Rosy Bindi (12,9%) ed Enrico Letta (11,1%). Gli altri candidati erano Mario Adinolfi e Pier Giorgio Gawronski.

2009: vince Bersani, secondo Franceschini

Dopo le dimissioni di Veltroni e la breve reggenza Franceschini, il 25 ottobre 2009 si tennero nuove primarie. Sempre tanti i partecipanti (3.102.709), sempre tre i principali candidati: Pier Luigi Bersani vinse con 1.623.239 voti (53%), seguito da Dario Franceschini (34%) e Ignazio Marino (12%). Come nel caso di due anni prima, votarono anche i sedicenni e gli extracomunitari con permesso di soggiorno. Era previsto inoltre solamente un turno elettorale, senza ballottaggio. Prima del voto scoppiò il caso Beppe Grillo: il comico genovese decise di presentarsi, polemizzando con gli altri candidati alla segreteria. Grillo si iscrisse al Pd della Sardegna e raccolse le firme necessarie per la candidatura, che però il partito respinse, ritenendola inopportuna e provocatoria, non accettando nemmeno la sua iscrizione, ritenendola non valida, dato che il comico era residente a Nervi (Genova).

2012: Bersani vince ancora sconfiggendo Renzi

In vista delle elezioni Politiche del 2013 Pier Luigi Bersani, raccogliendo il guanto di sfida dell’astro nascente del partito, il giovane Matteo Renzi, accettò di svolgere nuove primarie, stavolta di coalizione, aperte a elettrici ed elettori (quindi maggiorenni) che sottoscrivevano una dichiarazione di sostegno a “Italia Bene Comune”. Per la prima volta i turni previsti furono due. Il primo si svolse il 25 novembre 2012: 3.110.210 i partecipanti e cinque i candidati. Pier Luigi Bersani arrivò primo con 1.395.096 voti (44.9%), Matteo Renzi secondo con 1.104.958 voti (35,5%). Seguivano Nichi Vendola (leader di Sel, 15,6%), Laura Puppato (Pd, 2,6%) e Bruno Tabacci (Cd, 1,4%). Il ballottaggio si tenne il 2 dicembre 2012 e vi parteciparono 2.802.382 elettori. Vinse Bersani con 1.706.457 voti (69,1%) contro i 1.095.925 voti (39%) presi da Renzi, che riconobbe la sconfitta e appoggiò l’ex ministro alle Politiche.

2013: è la volta di Matteo Renzi

Ma quello di Bersani fu un successo a breve termine, cui seguì, a febbraio 2013, la “non vittoria” alle Politiche, la mancata elezione di Prodi a capo dello Stato, la rielezione di Giorgio Napolitano e la nascita di un nuovo governo di larghe intese, stavolta guidato da Enrico Letta. Le dimissioni di Bersani e la breve reggenza di Epifani furono il preludio alle nuove primarie dell’8 dicembre 2013 per scegliere il segretario del Pd. Parteciparono 2.814.881 persone (dai 16 anni in su) e tre candidati: Matteo Renzi stavolta si prese la sua rivincita e stravinse con il 67,55% (pari a 1.895.332 voti) contro Gianni Cuperlo (18%) e Pippo Civati (14,2%). Con Renzi nuovo segretario del Pd, l’esperienza del governo Letta finì quasi subito, a febbraio 2014.

2017: il bis di Renzi dopo il referendum costituzionale

Renzi sostituì Letta alla guida dell’esecutivo, ma la sua esperienza di governo durò due anni, fino alla sconfitta nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Il giorno dopo Renzi si dimise e nacque il governo Gentiloni. Dopo che il 20 febbraio 2017 alcuni dirigenti del Pd, guidati da Bersani, Enrico Rossi e Roberto Speranza, decisero di uscire dal partito e fondare Articolo 1 – Movimento democratico e progressista, il Pd diede il via a nuove primarie. Primarie che si svolsero domenica 30 aprile 2017 e in cui i simpatizzanti del Pd (dai 16 anni in su) erano chiamati a individuare il segretario nazionale e i membri dell'assemblea nazionale. Votarono 1.839.000 persone, circa un milione in meno rispetto alla precedente tornata del 2013. Con il 69,17% dei voti, la consultazione fu vinta nuovamente da Matteo Renzi, davanti ad Andrea Orlando al 19,96% e a Michele Emiliano al 10,87%.

2019: si vota il 3 marzo, 6 candidati in corsa

Dopo la pesante sconfitta alle Politiche del 4 marzo 2018, con il partito ai minimi storici e dopo otto mesi in cui il segretario reggente Maurizio Martina ha traghettato il Pd verso un nuovo Congresso, a novembre 2018 è stata lanciata una nuova sfida per la segreteria, con le primarie che si terranno il 3 marzo 2019. Si tratta di primarie aperte: con un contributo di 2 euro, possono votare anche i non iscritti al Pd (dai 16 anni in su, ma devono firmare ai gazebo una dichiarazione in cui affermano di "riconoscersi nella proposta politica del Pd, di sostenerlo alle elezioni, accettando di essere registrati nell’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori del Pd"). Sono sei i candidati (CHI SONO) che hanno annunciato di voler correre: il primo è stato Nicola Zingaretti, seguito da Francesco Boccia, Cesare Damiano e Dario Corallo. Il 18 novembre anche Marco Minniti ha deciso di candidarsi, ma dopo appena 18 giorni, il 6 dicembre, ha deciso di ritirarsi: "Serve una leadership forte", la motivazione. Il 22 è stata la volta di Maurizio Martina, che ha sciolto le sue riserve. Infine, il 26 novembre, è scesa in campo l'unica donna: Maria Saladino.

Data ultima modifica 06 dicembre 2018 ore 09:39

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