La premier rivendica la scelta del tetto al numero di studenti stranieri per classe e tira in ballo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Da ministro redigeva circolari sul tetto degli stranieri in aula”. Il Colle non commenta, le opposizioni insorgono. Il ministro dell'Istruzione: “Non c'è nessuno scontro col Quirinale”. E sul testo giovedì in Cdm: "Sarà un decreto legge perché occorre intervenire subito. Il criterio è puramente linguistico"
Continua il dibattito sulle misure annunciate dalla premier Giorgia Meloni che riguardano la scuola e in particolare il tetto al numero di studenti stranieri per classe. Il testo è atteso in Consiglio dei ministri giovedì e si stanno definendo i dettagli. "Sarà un decreto legge perché occorre intervenire subito", ha detto il ministro dell'istruzione Giuseppe Valditara. Intanto le polemiche non si fermano. Meloni ha rivendicato la scelta del tetto e ha tirato in ballo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Da ministro redigeva circolari sul tetto degli stranieri in aula”, ha detto la premier. Il Colle non ha commentato, mentre le opposizioni sono partite all’attacco. “Non c'è nessuno scontro col Quirinale”, ha assicurato Valditara. E ha precisato che il tetto vale solo per gli studenti che non parlano l’italiano.
Valditara: "Sarà un decreto legge"
Il ministro Valditara, in collegamento con la conferenza stampa di presentazione del pacchetto di norme della Lega contro l'intregalismo islamico, ha anticipato qualche dettaglio sul provvedimento del governo. Oltre al tetto al numero di studenti stranieri per classe, è prevista anche una norma sul divieto di burqa e niqab. "Burqa e niqab non hanno spazio nella scuola italiana - ha detto Valditara -. È una battaglia di civiltà: se vogliamo combattere il patriarcato e l'isolamento della donna non possiamo considerare strumenti che la considerano inferiore". Il ministro ha anche annunciato che il provvedimento "sarà un decreto legge perché occorre intervenire subito". Ha aggiunto: "Riguarderà da quest'anno i nuovi arrivi. Ma sia chiaro, non disarticoliamo le classi".
La norma sul tetto agli studenti
Valditara ha spiegato che “la norma introdurrà un tetto del 30% agli studenti che non conoscono adeguatamente l'italiano: non conterà quindi semplicemente la cittadinanza, ma la conoscenza della lingua. Saranno esclusi dal limite, ad esempio, i ragazzi che hanno frequentato la scuola dell'infanzia o un numero sufficiente di anni nella scuola italiana”. Il ministro ha aggiunto: “La nuova misura sarà una norma di legge vincolante che prevede un meccanismo adeguato per renderla operativa”. In particolare, ha spiegato che “gli uffici scolastici territoriali coordineranno i presidi per distribuire in maniera più equilibrata gli studenti tra le scuole di prossimità; dove ciò non sarà materialmente possibile, saranno previste deroghe e un potenziamento dell'insegnamento dell'italiano". E ancora: "Noi strutturiamo l'intervento con la legge. Diamo dei poteri agli uffici scolastici provinciali per la distribuzione nelle scuole di vicinato e diamo anche la possibilità con un finanziamento di oltre 14 milioni, laddove non sia possibile distribuire questi ragazzi, di un potenziamento personalizzato dei ragazzi della lingua italiana".
Valditara: “Criterio è puramente linguistico”
Il ministro, sul tetto, ha ribadito: "Il criterio è puramente linguistico. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire". Ha poi sottolineato la "centralità della lingua come strumento di integrazione". E ancora: "Vogliamo evitare le condizioni Alabama anni '50 con classi ghetto". Già nelle scorse ore, da New York, Valditara aveva spiegato che il tetto per gli stranieri nelle classi vale anche per gli studenti dell'Unione europea che non parlano l'italiano. “Se un ragazzo polacco non conosce l'italiano non si riesce a integrare. E allora il problema non è l'origine etnica, l'origine nazionale, l'origine razziale. Il problema è la conoscenza della nostra lingua”, ha detto il ministro. “La scuola ghetto”, ha aggiunto, è quando uno studente viene emarginato rispetto al resto della comunità e quindi noi non vogliamo le scuole dell'Alabama degli anni '50, dove da una parte c'erano i bianchi e dall'altra parte c'erano i neri”.
Valditara: “Nessuno scontro col Quirinale”
Valditara ha poi escluso tensioni col Colle: “Assolutamente no, non c'è nessuno scontro col Quirinale. La nostra iniziativa, come ha detto molto bene anche il presidente della Repubblica ad Amatrice, va nella direzione della integrazione. Noi vogliamo che i ragazzi stranieri che non parlano adeguatamente la nostra lingua possano non essere ghettizzati". Il ministro ha poi annunciato lo stanziamento di 14 milioni per il potenziamento dell'italiano agli alunni stranieri. Più tardi ha aggiunto: "Su questa vicenda si è fatta tanta strumentalizzazione, sono state usate parole improprie che in un Paese civile avrei voluto non sentire come razzismo e suprematismo. Sono state strumentalizzate le parole di Mattarella e Zuppi. Anche noi vogliamo integrazione e ho sentito dire 'no alle classi ghetto'. Mattarella ha detto una cosa che anche noi diciamo con questo provvedimento".
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Il riferimento di Meloni alle circolari di Mattarella
Se Valditara nega tensioni col Quirinale, dal Colle hanno preferito non commentare le ultime dichiarazioni di Meloni su Sergio Mattarella. La premier, durante delle interviste in tv, ha tirato in ballo il presidente della Repubblica. “Da ministro redigeva circolari sul tetto degli stranieri in aula”, ha detto Meloni. Il riferimento è a due documenti del 1989 e del 1990 in cui si indicava in 4-5 il numero massimo di alunni stranieri in classe. Il Quirinale, come detto, non ha rilasciato commenti. Fonti vicine al Colle avevano solo spiegato che erano in corso interlocuzioni tra gli uffici della presidenza della Repubblica e quelli del ministero competente sulle misure che il governo intende attuare. Dalle opposizioni hanno fatto notare che c’è “una netta differenza” tra un testo di legge come quello proposto ora dall'esecutivo e delle circolari, come quelle scritte dall'allora ministro dell'Istruzione, definite 'includenti' e fatte con l'obiettivo di facilitare ‘l'integrazione’. “Meloni non ha il senso dello Stato”, ha commentato la segretaria del Pd Elly Schlein. Vuole “fare propaganda attaccando il Colle”, è l’accusa del M5s.