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Scuola, il presidente della Cei Matteo Zuppi: "Deve essere inclusiva"

Cronaca
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Il presidente della Cei è intervenuto al Consiglio episcopale permanente a Roma, dichiarando che “non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo". Per il capo dei vescovi italiani, "una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace"

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“Le nostre scuole devono essere luoghi in cui nessuno si senta escluso”. A dirlo, intervenendo al Consiglio episcopale permanente a Roma, è stato il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, parlando della scuola italiana a pochi giorni dal rientro in classe degli studenti. Secondo il capo dei vescovi italiani, la prima delle “sfide non più rinviabili” è quella delle “disuguaglianze educative”. Per Zuppi, “non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace". 

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Cardinale Zuppi: “L'AI non sostituisce l'opera educativa”

La seconda sfida, secondo il presidente della Cei, riguarda “il cambiamento tecnologico”. L'intelligenza artificiale “può offrire risorse preziose, ma non sostituisce l'opera educativa”, afferma. In questo senso, “la scuola non compete con le macchine nel fornire risposte rapide, ma insegna a porre le domande che rendono umana la vita” e “nessun algoritmo può prendere il posto dello sguardo di un insegnante che incoraggia, corregge, comprende e accompagna".

Cardinale Zuppi: “La scuola è un cantiere decisivo del futuro comune”

Per il capo dei vescovi italiani esiste anche una terza sfida, cioè “custodire la capacità di pensare”. “In un mondo saturo di stimoli, informazioni e connessioni, servono luoghi dove imparare a sostare, ad approfondire, a distinguere il vero dal falso, l'essenziale dal superficiale”, ha ribadito il cardinale. Poi ha aggiunto: “I giovani hanno bisogno di adulti che testimonino che la vera conoscenza non è accumulo di dati, ma sapienza per la vita. All'inizio dell'anno scolastico non auguriamo soltanto buoni risultati. Auguriamo alle nostre scuole di essere comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità; luoghi in cui nessuno si senta escluso; laboratori di umanità in cui la tecnologia sia al servizio della persona e non la persona al servizio della tecnologia. Auguriamo loro di custodire il tempo lento dell'ascolto, dello studio, della meraviglia, del confronto vero, senza i quali nessuna libertà interiore può crescere”. Secondo il presidente della Cei, “la scuola non è uno spazio da attraversare in fretta: è, ancora oggi, un cantiere decisivo del nostro futuro comune".

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