Gli investigatori continuano le audizioni, mentre la ricostruzione scientifica conferma che a uccidere Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita è stata la ricina. Resta però da chiarire come il veleno sia arrivato nell'abitazione. Non si esclude al momento nessuna ipotesi, compresa quella dell'incidente
Non si esclude nessuna ipotesi, compresa quella dell'incidente, nella tragedia di Pietracatella, dove lo scorso dicembre Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita sono morte per avvelenamento da ricina. In attesa che sia la scienza a dare una svolta definitiva all'inchiesta, questa mattina sono ripresi gli interrogatori in Questura a Campobasso: il fratello di Antonella e la moglie sono stati ascoltati per circa due ore negli uffici della Squadra Mobile.
La ricina e il ruolo dell'Istituto Maugeri
L'elemento più importante finora accertato, da parte dell'Istituto Maugeri di Pavia, è che a uccidere Antonella e Sara sia stata la ricina. Resta da chiarire come il potente veleno sia entrato a contatto con loro: se qualcuno lo abbia portato nella casa, come ipotizza la procura di Larino, che a marzo ha affiancato quella di Campobasso aprendo un fascicolo per duplice omicidio premeditato, oppure se la contaminazione sia avvenuta in modo accidentale, finendo nella cena consumata il 23 dicembre dalle due vittime insieme a Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, che riportò solo sintomi lievi.
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Gli esperti del Robert Koch Institute
Un ruolo decisivo potrebbe essere svolto dagli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, che affiancano gli investigatori italiani. A fine luglio hanno prelevato 131 reperti dall'abitazione dei Di Vita a Pietracatella. Le analisi in corso in Germania dovranno stabilire il vettore della ricina, chiarendo se il veleno fosse presente nel cibo o in una bevanda. Un passaggio cruciale in un'inchiesta che va avanti da nove mesi.