Riforma sui concorsi universitari, con il via libera della Camera è legge: cosa prevede

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Introduzione

Montecitorio ha approvato definitivamente il disegno di legge sulle procedure di reclutamento, trasferimento e valutazione del personale ricercatore e docente universitario, già deliberato dal Senato lo scorso dicembre. Il via libera al provvedimento è arrivato nella serata del 7 luglio con 122 sì, 70 contrari e tre astenuti.

Quello che devi sapere

Stop all’Abilitazione Scientifica Nazionale

In particolare, il disegno di legge - la cui proposta è frutto del Gruppo di lavoro istituito dal Mur con rappresentanti dell'università e della ricerca - supera l'attuale sistema di reclutamento, in vigore da 15 anni, basato sull'Abilitazione Scientifica Nazionale (Asn), il titolo finora necessario per poter partecipare ai concorsi per docente indetti dagli atenei.

 

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I nodi e come funzionava l’Asn

La scelta di superare l'Asn, nelle intenzioni di chi ha dato vita al provvedimento, nasce dall'esigenza di aggiornare l'attuale sistema dell'Abilitazione Scientifica Nazionale: basato su criteri spesso interpretati in modo disomogeneo e su un doppio livello di valutazione nazionale e locale, ha inoltre contribuito ad aumentare il contenzioso tra candidati e atenei (oltre 2.000 i casi in questi anni), senza riuscire a superare del tutto i fenomeni di localismo nei concorsi. L'Asn, infatti, equivaleva sostanzialmente a una sorta di patente di idoneità, mentre la chiamata effettiva restava demandata alla singola università tramite concorso locale gestito in completa autonomia (dal 2012 gli abilitati sono stati più di 71.000, mentre i chiamati poco meno di 40.000).

 

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Non bastano più le pubblicazioni e arriva la prova didattica

Ora il Governo e il Ministero dell'Università e della Ricerca puntano a semplificare e rendere più trasparenti le procedure di reclutamento, attraverso meno passaggi e criteri più chiari, superando il localismo nelle carriere accademiche e rafforzando la responsabilità degli atenei nel rispetto dell'autonomia universitaria. Con la riforma, l'Asn viene sostituita da un sistema di "requisiti di produttività e qualificazione scientifica" fissati con decreto ministeriale entro 90 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento. Non conteranno solo il numero di pubblicazioni, ma anche l'attività didattica, l'esperienza di ricerca in Italia e all'estero, la partecipazione a progetti di ricerca. E in tutti i concorsi diventa poi obbligatoria una prova didattica, così da verificare concretamente le capacità di insegnamento.

 

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Commissioni con membri esterni e sorteggiati

Cambia inoltre il criterio per la composizione delle commissioni giudicatrici con l'introduzione del sorteggio: le commissioni saranno formate in larga parte da membri esterni sorteggiati da liste nazionali, con l'obiettivo di ridurre il peso delle scelte e dei condizionamenti interni agli atenei. Per i professori ordinari e associati le commissioni saranno ordinariamente composte da cinque membri (o tre, per i settori più piccoli), di cui uno nominato dall'ateneo che bandisce il posto e quattro sorteggiati da liste nazionali. Per i ricercatori sono invece previsti tre membri, di cui uno nominato dall'ateneo e due sorteggiati. Le liste nazionali saranno predisposte e aggiornate dal Ministero con validità biennale.

 

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Valutazioni e trasferimenti

Gli atenei avranno autonomia nei concorsi ma più responsabilità nelle scelte. Dopo tre anni dall'entrata in ruolo, i neoassunti saranno oggetto di valutazione da parte di Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca). Professori e ricercatori a tempo indeterminato in servizio da almeno cinque anni potranno trasferirsi in un'altra università. La riforma entrerà in vigore gradualmente, senza interrompere le procedure già in corso.

Il flash mob contro la riforma e le critiche alla legge

La riforma ha il plauso della presidente della Conferenza dei rettori, Laura Ramaciotti, ma è criticata da ricercatori e docenti universitari che stamattina hanno dato vita ad un flash mob a Roma perché, sostengono, il provvedimento "rischia di legalizzare i concorsi truccati, cancella il merito e mette a rischio la qualità stessa delle nostre università" e "modificherà le regole per assumere professori e ricercatori in università, mettendo in grave pericolo le procedure di selezione della classe docente, la qualità degli insegnamenti e il rispetto del merito". Il flash mob è stato promosso dal movimento "Bandiuniversita", secondo cui il testo porterà alla "legalizzazione dei bandi di concorso cuciti su misura per un candidato: in sostanza si passerà da poter indicare nel bando tematiche ampie di un settore scientifico disciplinare come 'chirurgia generale' a 'specifici ambiti tematici' come 'chirurgia generale del peritoneo', appunto un abito su misura per il candidato prescelto. Se non bastasse verrà introdotta nella valutazione la prova didattica orale, cioè un colloquio sostenuto davanti alla commissione che avrà totale discrezionalità in merito. Tutto ciò significa spalancate la porta a favoritismi, nepotismo e soprattutto all'impossibilità di avere giustizia in caso di ricorso perché con la discrezionalità totale della commissione, in tribunale nessun giudice sarà in grado di chiedere una rivalutazione del voto". I ricercatori che hanno aderito alla protesta denunciano poi che la riforma "agevola, invece di combatterlo, il malcostume che affligge già da anni l'università e che la stessa ministra che la promuove sia stata coinvolta in passato in un'inchiesta relativa proprio a presunti concorsi truccati in università con accuse di corruzione poi cadute in prescrizione".

 

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