Legge elettorale, la riforma è approdata oggi in Aula: tensione sulle preferenze

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In mattinata a Montecitorio è iniziata la discussione generale sul testo, approvato dalla commissione Affari Costituzionali mercoledì sera. Numerosi i nodi ancora da sciogliere, tra cui quello delle preferenze, che sta creando divisioni in entrambi gli schieramenti. Si attendono le mosse di Fratelli d’Italia, che dovrà decidere se formalizzare o meno l'emendamento in materia

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La riforma della legge elettorale è arrivata oggi in Aula alla Camera. Intorno alle 9.30, come da programma dei lavori di Montecitorio, è stata avviata la discussione generale. Il testo, approvato dalla commissione Affari Costituzionali mercoledì sera, presenta però una serie di nodi ancora da sciogliere, tra cui quello delle preferenze, una questione divisiva in entrambi gli schieramenti e sulla quale sono allo studio tattiche e strategie parlamentari.

L’iter

Dopo la discussione generale i partiti avranno ancora tempo prima che si entri nel vivo con le votazioni, che dovrebbero partire dal 7 luglio. Entro il giorno precedente (con la scadenza del termine per gli emendamenti fissata da regolamento 24 ore prima dell'avvio dei voti in Aula) Fratelli d'Italia dovrà decidere se formalizzare o meno l'emendamento in materia.

Cosa farà FdI?

Da fonti di FdI si sottolinea che al momento non c'è alcun dubbio in proposito. Ma Lega ed FI hanno ribadito in più sedi la propria contrarietà e portare avanti una battaglia che potrebbe creare fibrillazioni. Soprattutto se il centrosinistra decidesse di non partecipare a quel voto lasciando la partita nel solo campo avversario. La scelta è in capo ad FdI - si osserva tra gli alleati - ma, a conti fatti, se non dovessero passare le preferenze si rischia una figuraccia, se passassero il centrodestra si spaccherebbe.

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La posizione di Vannacci

Roberto Vannacci si è buttato a capofitto in questa situazione di incertezza presentando emendamenti e chiedendo alla premier di invitare gli alleati a evitare il voto segreto. È lui che non lo vuole - si osserva in replica dalle parti della Lega - perché teme che qualcuno dei suoi non lo voti.

Divisioni anche nel centrosinistra

Nel campo largo, Avs è contraria mentre il M5s è a favore insieme a parte del Pd. "Dobbiamo batterci perché tornino le preferenze per eleggere i parlamentari", sottolinea il presidente del partito Stefano Bonaccini. Il centrosinistra, intanto, torna a paventare che la maggioranza voglia mettere la fiducia sulla riforma. L'ipotesi della blindatura viene al momento smentita dalla maggioranza tanto più che, secondo quanto viene spiegato, si sta lavorando anche a qualche possibile aggiustamento su temi come quello del voto dei fuori sede e degli italiani all'estero.

La norma sulla raccolta firme

Nessuna ulteriore limatura dovrebbe arrivare invece sulla norma ribattezzata “anti-Vannacci” che esonera dalla raccolta delle firme i partiti che abbiano un gruppo parlamentare dal 2025. Non FnV che, a questo punto, sarà costretta anche ad anticipare la presentazione delle liste sotto le quali vanno raccolte le firme. La norma penalizza anche +Europa con Riccardo Magi che si dice pronto a dare battaglia e chiede un impegno su questo da parte di tutti i leader di centrosinistra visto che si tratta di una questione di "agibilità democratica".

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