Caso Delmastro, bagarre alla Camera su uso delle chat: urla, proteste e accuse incrociate

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Duro botta e risposta in Aula ieri, prima del no alla richiesta della Procura di Roma. È "una barbarie impedire le indagini sulla mafia", ha detto Elisabetta Piccolotti di Avs, mentre i suoi colleghi hanno inscenato una protesta con gli occhi bendati. Bignami (FdI): “Per noi fu una sconfitta che il Msi nel maggio del 1992 non riuscì a far eleggere Paolo Borsellino presidente della Repubblica. La sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41bis"

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Una vera e propria bagarre ha scandito ieri il voto alla Camera dei Deputati, che ha negato alla Procura di Roma l'autorizzazione di accedere alle chat dell'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Si sono registrate urla, proteste e accuse incrociate da un lato all'altro dell'emiciclo di Montecitorio, causando la sospensione della seduta e segnando così una giornata carica di tensioni fin dal pomeriggio. Ad alzare il livello dello scontro è stato l'intervento del capogruppo di FdI Galeazzo Bignami che, nelle dichiarazioni di voto, ha tirato in ballo l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, suscitando l'indignazione delle opposizioni: "Per noi fu una sconfitta che il Msi nel maggio del 1992 non riuscì a far eleggere Paolo Borsellino presidente della Repubblica. La sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41bis".

Cosa è successo in Aula

Il voto in Aula è arrivato dopo il braccio di ferro sull'accessibilità negata alle chat inviate dai pm per i componenti della giunta per le autorizzazioni. Il relatore di maggioranza in giunta, Pietro Pittalis (FI), ha spiegato che non c’è nessuno "scudo per ostacolare il lavoro della magistratura", le opposizioni "abbiano la coerenza di proporre una legge di revisione costituzionale" se contestano l'articolo 68 della Costituzione sulle immunità. Vengono citati - per analogia - il caso Open che ha coinvolto Matteo Renzi, ma anche le conversazioni del senatore pentastellato Roberto Scarpinato con l'ex magistrato Gioacchino Natoli.

Le proteste delle opposizioni

Dura la replica del centrosinistra: "A differenza di Open, in questo caso la Procura di Roma ha seguito un percorso ineccepibile", ha detto il renziano Mauro Del Barba. È "una barbarie impedire le indagini sulla mafia", è l’attacco di Elisabetta Piccolotti di Avs mentre i suoi colleghi rossoverdi hanno inscenato una protesta con gli occhi bendati. Matteo Richetti ha criticato la posizione della maggioranza, ma al contempo smentito le ricostruzioni secondo le quali Azione, non partecipando al voto in giunta del regolamento, ha dato una mano al centrodestra su Delmastro: "Baggianate".

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Gli attacchi di Conte e Schlein

Giuseppe Conte è poi protagonista di un botta e risposta in Aula con la presidente di turno Anna Ascani: lui segnala la totale assenza di esponenti del governo nei banchi dell'esecutivo, lei gli ricorda che trattandosi di una deliberazione interna alla Camera, "non è previsto che i banchi del governo siano occupati". Il leader del M5s ha accusato la maggioranza di aver "macchiato con disonore le istituzioni, lo scudo vi appartiene per mentalità". La leghista Laura Cavandoli ha cercato di spiegare il no alla livello tecnico: nella richiesta della procura "c'è una grave carenza motivazionale". Dura poi la replica della segretaria Dem. "Non vogliamo mai più sentire nominare Paolo Borsellino", ha avvertito la segretaria del Pd Elly Schlein, chiamando in causa direttamente Giorgia Meloni: "Ha detto che non avrebbe più coperto nessuno, perché sta facendo il contrario?". Il capogruppo di FdI, Galeazzo Bignami, interviene per ultimo: rispedisce le accuse al mittente e attacca a sua volta: "Fuori le chat sugli appalti delle mascherine", ha detto a Conte. Poi ha fatto lo stesso con Schlein: citando proprio Borsellino, ha creato il parallelo con Scalfaro che "liberò 300 mafiosi al 41bis". "Parole indegne", secondo Pd, M5s e Avs che evocano il reato di "vilipendio". "Fatti", lo difendono da FdI.

L’esito del voto

Alla fine, dopo due ore dall'inizio della seduta, il voto è stato a scrutinio segreto come richiesto dall'opposizione ed è finito con 206 a 133 in favore della maggioranza. "Stavolta niente franchi tiratori", hanno commentato poco dopo i parlamentari del centrodestra nei capannelli di Montecitorio. Tabulati alla mano, ci sono solo trenta non partecipanti al voto di cui 20 'non giustificati’.

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