Nuova legge elettorale, governo apre a confronto. Tajani: “Opposizione dica cosa vuole”
PoliticaNel vertice che si è tenuto ieri a Palazzo Chigi per parlare della riforma, è emerso che per portarla a casa bisogna non solo blindare l'accordo interno alla maggioranza, ma anche trovare un terreno su cui provare a dialogare con le opposizioni. Il governo, quindi, sarebbe pronto a proporre un tavolo per confrontarsi. Il vicepremier: “Opposizione dica cosa vuole, altrimenti il no diventa pretestuoso”. Pd: “Non ci sono le condizioni per il dialogo”
La premier Giorgia Meloni vuole portare a casa la nuova legge elettorale e per farlo bisogna non solo blindare l'accordo interno alla maggioranza, ma anche trovare un terreno su cui provare a dialogare con le opposizioni. È quanto è emerso nel vertice che si è tenuto ieri a Palazzo Chigi per parlare della riforma. Il governo, quindi, sarebbe pronto a proporre un tavolo alle opposizioni per confrontarsi. Ma sono arrivate le prime frenate. “Non ci sono le condizioni per il dialogo”, ha detto il senatore e responsabile Riforme della segreteria Pd Alessandro Alfieri. Il leader del M5S Giuseppe Conte: "Il tempo di questo governo sprovvisto di soluzioni è quasi scaduto, per fortuna". Ma il vicepremier Antonio Tajani ha insistito: "Opposizione dica cosa vuole, altrimenti il no diventa pretestuoso".
Il vertice sulla nuova legge elettorale
Il vertice di maggioranza sulla riforma della legge elettorale si è tenuto ieri a Palazzo Chigi. Attorno al tavolo c’erano leader e sherpa. È stata fatta una disanima delle critiche sollevate dalle opposizioni e da lì sarebbe nata l'idea di interpellarle formalmente. Se però la reazione sarà barricadera, hanno spiegato alcune fonti, il governo andrà avanti comunque con la riforma. In ogni caso, anche all’interno del centrodestra ci sono perplessità da superare: come la suddivisione del listino - o listone - del premio di maggioranza tra i partiti, oppure alcuni ritocchi per blindare il testo da eventuali rilievi di costituzionalità.
La “disponibilità” ad aprire un confronto
Al vertice hanno partecipato la premier Giorgia Meloni, i vice Matteo Salvini e Antonio Tajani e gli esperti dei partiti che hanno elaborato la proposta ora all'esame della commissione Affari costituzionale della Camera, Giovanni Donzelli e Angelo Rossi (FdI), Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni (FI), il ministro Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega, e Alessandro Colucci (Nm). Dopo circa un’ora di riunione, alle opposizioni è stato inviato il messaggio di una piena "disponibilità" ad aprire "un tavolo" di confronto, a patto che "vi sia convergenza sull'obiettivo della stabilità". L’obiettivo di Meloni, infatti, è che la nuova legge elettorale garantisca la governabilità, a prescindere da chi vince. Se invece il gioco delle opposizioni, hanno spiegato le stesse fonti, è quello di puntare al pareggio - cioè a "sistemi che non garantendo un risultato chiaro consentono di governare anche a chi non ha il consenso della maggioranza dei cittadini" - allora non se ne può fare nulla. Questa, da quanto emerso, è la linea della maggioranza. "Vogliamo aprire un dialogo" ma non si discute "sull'impianto", cioè sul proporzionale con premio di maggioranza che caratterizza lo Stabilicum proposto dal centrodestra, ha puntualizzato Maurizio Lupi.
Tajani: “Opposizione dica cosa vuole”
Sulla questione, da Bratislava, è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Noi abbiamo una proposta, siamo disposti a discutere, se poi non vogliono discutere è una scelta loro. L'abbiamo sempre detto, la legge elettorale va fatta insieme all'opposizione, il compito della maggioranza è quello di fare una proposta, poi sediamoci attorno a un tavolo e vediamo che cosa vogliono fare. Altrimenti il no diventa pretestuoso", ha dichiarato il vicepremier. E ancora: "Parliamo, discutiamo, abbiamo una proposta, fateci i vostri correttivi, ma è compito della maggioranza fare delle proposte. Noi le abbiamo fatte e siamo pronti a discutere. Da parte nostra c'è grande apertura per avere una legge elettorale che garantisca stabilità al nostro Paese e governabilità, chiunque vinca. Quindi è una legge che riguarda tutti, non riguarda noi". E sulla stabilità ha aggiunto: “Smentisco qualsiasi ipotesi che si possa pensare a pareggi, non esistono: o si vince o si perde quando c'è una campagna elettorale e c'è un voto”.
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Le opposizioni
Ora, quindi, si cercherà davvero di capire se ci può essere un terreno comune, tanto che i capigruppo del centrodestra a Montecitorio "contatteranno" già "nelle prossime ore" i colleghi di centrosinistra per "avviare un tavolo di confronto". Le opposizioni al momento restano alla finestra, in attesa di mosse formali della maggioranza. Per il momento, non stanno iniziando a lavorare ai possibili emendamenti - che potrebbero anche essere unitari - proprio in attesa di capire su quale testo si debba intervenire, visti i dubbi espressi dalla stessa maggioranza nei giorni in cui sono comunque state avviate, in commissione alla Camera, le audizioni degli esperti. Nelle scorse ore, poi, è anche arrivato l'appello di 126 costituzionalisti (tra i quali Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Roberto Zaccaria, Enrico Grosso, Andrea Pugiotto) che hanno espresso "forte preoccupazione" sulla riforma che presenterebbe "principi non conciliabili con la democrazia rappresentativa".
Il Pd: “Non ci sono le condizioni per un dialogo”
Su un dialogo con la maggioranza, per ora, ha frenato anche il Pd. "Non esiste che presentino un testo che hanno scritto tutto loro e poi provino a trovare aggiustamenti con le opposizioni. Facciano tabula rasa del testo sulla legge elettorale e del premierato e allora ha senso avviare un confronto sulle regole del gioco democratico con l'opposizione. Così non ci sono le condizioni", ha detto il senatore e responsabile Riforme della segreteria Pd Alessandro Alfieri.
Conte: "Tempo governo quasi scaduto"
A Palazzo Chigi parlano di "faide interne a Fratelli d'Italia" e legge elettorale “per provare in tutti i modi a vincere dopo la batosta del referendum”, e intanto ci sono "rincari fuori controllo a carico di famiglie e imprese, 3 anni di crollo della produzione industriale e multinazionali come Electrolux che avviano un massacro sociale con 1.700 esuberi, licenziamenti e chiusure in vista, calo degli stipendi dell'8% in quattro anni", ha commentato il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. "Il tempo di questo governo sprovvisto di soluzioni è quasi scaduto, per fortuna”, ha aggiunto.