Da Milano a New York, fino ai tavoli della diplomazia internazionale. Ora un pranzo riservato a Roma con il leader M5s ha riportato sulle cronace l'inviato speciale degli Usa, figura chiave nei rapporti tra Stati Uniti e Italia e amico personale di Donald Trump. Ecco come è cominciata la sua carriera e perché il presidente americano gli ha affidato il compito di rafforzare i rapporti tra Washington e Roma
Un incontro lontano dai riflettori, consumato tra le sale riservate di un ristorante romano, è bastato a riportare al centro del dibattito una figura che da anni si muove tra politica, affari e relazioni internazionali. Il faccia a faccia tra Giuseppe Conte e Paolo Zampolli non è passato inosservato agli osservatori politici, perché dietro quel tavolo non sedeva soltanto un imprenditore, ma uno degli uomini più vicini a Donald Trump quando si tratta di dossier sensibili tra Stati Uniti e Italia.
Gli esordi nell'azienda di famiglia e l'approdo a New York
Nel corso della sua vita professionale, Zampolli ha attraversato ambiti molto diversi tra loro, dalla moda alla diplomazia, passando per il real estate. Nato a Milano nel 1970, è cresciuto all’interno dell’azienda di famiglia, la Harbert, fondata dal padre Giovanni e attiva nella distribuzione in Italia dei prodotti Hasbro dei franchise di Guerre Stellari e Marvel. La morte del padre Giovanni, avvenuta in un incidente sugli sci quando Paolo aveva 18 anni, lo ha portato a lasciare gli studi e vendere l’impresa. A metà degli anni 90 arriva la svolta, quando si avvicina al mondo della moda internazionale. Nel 1994 ha iniziato a lavorare all’organizzazione del Look of the Year a Ibiza, occasuine in cui ha modo di conoscere John Casablancas, fondatore della Elite Models, che lo incoraggia a trasferirsi a New York. È qui che Zampolli ha cominciato a costruisce la sua prima rete di relazioni globali, fondando la ID Models e lavorando con figure destinate a diventare simboli della moda come Heidi Klum e Claudia Schiffer.
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L'incontro con Trump negli anni 90
Lo stesso periodo è decivo anche per i suoi rapporti con Donald Trump: è infatti proprio lui a far incontrare Melania Knauss con il tycoon e futuro presidente Usa durante un evento della Fashion Week nel settembre del 1999. Il passaggio successivo arriva nel 2004, quando, su suggerimento di Trump, abbandona il settore della moda per dedicarsi al mercato immobiliare. Dopo aver ricoperto per quattro anni il ruolo di direttore dello sviluppo internazionale del Gruppo Trump, fonda il Paramount Group, introducendo un modello orientato a una clientela d’élite e basato anche sull’immagine, con modelle impiegate come consulenti. Parallelamente, in quegli anni sviluppa anche una carriera diplomatica. Dal 2011 ha cominciato a ricoprire il ruolo di ambasciatore della Repubblica dominicana all'Onu e successivamente quello di ambasciatore per la salvaguardia degli oceani. La sua rete trasversale emerge anche nel passaggio tra amministrazioni diverse: dopo la collaborazione con Trump, nel 2021 viene nominato da Joe Biden nel Consiglio presidenziale per lo sport e la nutrizione.
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La cena tra Zampolli e Conte
Oggi, a 55 anni, Zampolli è tornato a operare direttamente sul dossier italiano con il ruolo di "special envoy", incarico speciale che lo pone al centro dei negoziati più delicati tra Washington e Roma. Proprio in questo contesto si è inserito l’incontro avvenuto al ristorante Sanlorenzo di Roma con il leader M5s Giuseppe Conte, ribattezzato nel 2019 "Giuseppi" proprio da Trump. Il leader pentastellato ha cercato di ridimensionare la portata dell’episodio, spiegando sui social che “la linea del M5s non cambia”. In conferenza stampa, ha anche aggiunto di aver detto all'inviato speciale che se il presidente è per i Maga (Make America great again) lui è per i "Miga, make Italy great again". Tuttavia, la presenza di Zampolli, descritto come amico storico della famiglia Trump e ora incaricato di gestire le relazioni più complesse tra i due Paesi, ha inevitabilmente alimentato interrogativi e qualche polemica politica.
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La querela a Fedez e Mr Marra
Un altro episodio recente che ha coinvolto Zampolli in Italia è la sua querela a Fedez e Mr Marra. L’imprenditore ha accusato per diffamazione aggravata i due per alcuni contenuti pubblicati su Instagram e per una puntata del loro podcast Pulp dedicata agli Epstein files, chiedendo un risarcimento non inferiore a cinque milioni di euro. Nel post pubblicato il 25 marzo sulla pagina del podcast si faceva riferimento a Zampolli definendolo "killer" negli Epstein files. Il contenuto richiamava anche un’inchiesta del New York Times secondo cui l’imprenditore si sarebbe rivolto a un funzionario dell’Ice per far trasferire la sua ex, la brasiliana Amanda Ungaro, arrestata per frode in Florida, in un centro di detenzione, con l’obiettivo di ottenere la custodia del figlio. Zampolli ha respinto queste ricostruzioni, sostenendo che la notizia non sarebbe accurata e di aver chiesto soltanto informazioni per preoccupazione nei confronti del figlio, parlando di un attacco alla politica di Trump. Nella querela, depositata a Milano, viene inoltre escluso qualsiasi coinvolgimento grave nel caso Epstein. Nella sua replica, il rapper ha detto di essersi limitato a esercitare il diritto di cronaca, riportando contenuti provenienti da documenti pubblici e dichiarazioni altrui senza esprimere commenti personali.