Il disegno di legge al Senato, firmato da Antonio Nicita e Lorenzo Basso, punta a vietare la dipendenza e l’influenza algoritmica tra le pratiche delle piattaforme digitali. L’obiettivo è rafforzare la responsabilità delle grandi aziende tecnologiche e dei sistemi di intelligenza artificiale nel quadro delle norme europee
Una proposta di legge presentata dal Partito democratico al Senato punta a vietare le forme di “dipendenza” legate ai social media. Il testo, a prima firma dei senatori del Pd Antonio Nicita e Lorenzo Basso, mira a introdurre la dipendenza algoritmica e l’influenza algoritmica tra le pratiche vietate al ricorrere di specifiche condizioni. L’obiettivo è rafforzare la responsabilità dei vertici delle grandi piattaforme digitali e dei sistemi di Intelligenza artificiale, nel quadro delle norme europee già esistenti.
Il caso negli Stati Uniti riaccende il dibattito
Proprio in questi giorni il tema si è acceso negli Stati Uniti: una sentenza in California ha condannato Meta e Google a risarcire una giovane donna che ha attestato di avere subito danni per l’eccessiva dipendenza sviluppata nei confronti delle piattaforme Instagram e Youtube. “La decisione presa a Los Angeles è una conferma giudiziaria di ciò che da tempo emerge da evidenze scientifiche sempre più solide e che la politica non può più lasciare senza risposta. Il design algoritmico e le interfacce delle grandi piattaforme non sono neutrali: possono indurre forme di dipendenza algoritmica e di influenza algoritmica non richiesta, con effetti concreti e misurabili sulle persone, in particolare sui minori”, hanno dichiarato i senatori Antonio Nicita e Lorenzo Basso, come riporta il Sole 24 Ore.
Gli obiettivi del disegno di legge
Il disegno di legge affronta in modo organico i principali rischi dell’ecosistema digitale, con l’intento di colmare un vuoto normativo che oggi riguarda la tutela delle persone, la trasparenza dei sistemi e la responsabilità di chi progetta e governa piattaforme e modelli di Intelligenza artificiale. “Le piattaforme digitali e i sistemi di intelligenza artificiale non sono più semplici strumenti. Sono ambienti che orientano comportamenti, relazioni, consumi, formazione e accesso alle informazioni. Per questo servono regole chiare, efficaci e aggiornate, che mettano al centro la persona e non il tempo di permanenza o la massimizzazione dell’engagement”, hanno concluso Nicita e Basso.