La presidente del Consiglio, ospite di Enrico Mentana, ha parlato delle votazioni del 22-23 marzo nello speciale del Tg La7 in onda la sera del 20 marzo. In caso di vittoria del No, ha commentato Meloni, “mi preoccupa il messaggio che in questa nazione le cose non si possono cambiare”. La premier ha parlato dello stesso tema anche nel programma Cinque minuti di Bruno Vespa: "Nessun'altra riforma potrà migliorare efficienza giustizia", ha ribadito
"Io non vedo contraccolpi di natura politica indipendentemente da come il referendum dovesse andare, particolarmente per il governo”. Giorgia Meloni ha parlato del referendum sulla Giustizia nell'edizione speciale del Tg La7 che andrà in onda questa sera, 20 marzo. La maggioranza è solida, ed è stata solida anche in questa campagna. A differenza dell'opposizione, dove ci sono esponenti che sostengono il sì", ha detto la premier commentando le possibili conseguenze in caso di vittoria del Sì o del No dopo le votazioni del 22-23 marzo.
Meloni: "Con no messaggio che cose non si cambiano"
In questo referendum sulla Giustizia, ha spiegato Meloni ospite di Enrico Mentana, "la sfida è tra chi vuole che le cose rimangano identiche e chi vuole guardare avanti, chi vuole consegnare una nazione ai propri figli più moderna, migliore". La presidente del Consiglio, alla domanda su cosa la preoccupi di più in caso di vittoria del No, ha risposto: “Mi preoccupa il messaggio che in questa nazione le cose non si possono cambiare, che non c'è la possibilità di correggere le storture del sistema. È una cosa che pagherebbero i cittadini".
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La premier ospite di Mentana ha toccato anche il caso Dalmastro, con il sottosegretario alla Giustizia accusato di essere stato socio in affari della figlia di un condannato per camorra. "Delmastro è stato leggero, ma da qui a dire che è connivente con la criminalità organizzata secondo me ce ne passa", ha detto Giorgia Meloni che poi però ha assicurato: "Se poi invece ci fossero dei problemi la magistratura farà il suo corso". La presidente del Consiglio ha riferito di non essere ancora riuscita a parlare con Delmastro ma che lo farà. "Io guardo i fatti che conosciamo ora e che io conosco dalla stampa, non so da chi li conosca la stampa". A Enrico Mentana che ha chiesto "C'è stata la manina?", Meloni ha risposto: "Non lo so, sono cose che a volte accadono, ma, insomma, anche qui eventualmente l'ho messo in conto". "Se la questione fosse più ampia e ci fossero altri problemi, la magistratura farà il suo corso", ha concluso.
Cronaca e giustizia
Poi, a chi chiede quale sia il legame tra la riforma della giustizia e casi di cronaca come Garlasco o la cosiddetta famiglia nel bosco, la premier ha risposto: "I casi di cronaca c'entrano eccome perché questa è una riforma sulla responsabilità dei magistrati. E ha spiegato: "Sulla famiglia nel bosco, al di là dell'approccio molto ideologico per come è stata trattata la vicenda, c'è anche una negligenza. E introdurre il principio di responsabilità aiuta a risolvere questo problema. Sono casi specifici che raccontano il malfunzionamento del sistema".
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Ospite anche da Vespa: "Nessun'altra riforma potrà migliorare efficienza giustizia"
Del tema del referendum sulla Giustizia Giorgia Meloni ha parlato anche nel programma Cinque minuti di Bruno Vespa, in onda questa sera su Rai1. La premier ha difeso la bontà della riforma, in particolare sull'efficienza del processo ribadendo: "Io penso che nessuna riforma come questa possa migliorare l'efficienza della giustizia in Italia". Alla domanda sulle critiche delle opposizioni sul fatto che proprio l'efficienza del processo non venga toccata, Meloni ha risposto: "Ma quali sono i presupposti dell'efficienza? I presupposti dell'efficienza sono responsabilità e meritocrazia. Quanto incide sull'efficienza della giustizia in Italia il fatto che un giudice negligente continui tranquillamente a fare carriera, come accade in molti casi? Quanto incide sull'efficienza della giustizia in Italia il fatto che la carriera di un magistrato in molti casi non dipenda dal suo merito e dal suo valore, ma dalla corrente alla quale appartiene?". E rivolgendosi a Bruno Vespa ha aggiunto: "Noi li abbiamo visti questi problemi, perché noi abbiamo avuto magistrati che dimenticavano i detenuti in carcere, magistrati che depositavano le sentenze con 4 anni di ritardo, magistrate che condannavano persone innocenti, che non dovevano mai rispondere di quello che avevano fatto durante il loro lavoro".