Caso Petrocelli, si dimettono tutti i 20 senatori della Commissione Esteri

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Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, tutti i componenti della commissione Esteri del Senato - escluso il presidente - si sono dimessi dal loro ruolo, come ulteriore pressing per sbloccare la vicenda del presidente pentastellato Petrocelli, a cui da giorni si chiede di lasciare l'incarico per le sue posizioni filo Putin e contro la guerra in Ucraina

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Tutti i 20 componenti della commissione Esteri del Senato - escluso il presidente Vito Petrocelli - si sono dimessi dal loro ruolo, come ulteriore pressing per sbloccare la vicenda del presidente Petrocelli, a cui da giorni si chiede di lasciare l'incarico per le sue posizioni filo Putin e contro la guerra in Ucraina. La notizia è confermata da fonti parlamentari. Si tratta dei 4 senatori del M5s tra cui la vicepresidente del Senato, Paola Taverna, i 4 della Lega fra cui Matteo Salvini, i 3 componenti di Fi e altrettanti per il Pd e per il gruppo Misto, Casini (Autonomie), Garavini (Iv), Urso (Fdi). A questo punto l'iter prevederebbe un intervento della conferenza dei capigruppo e poi la questione passerebbe di nuovo al vaglio della Giunta del regolamento. Già ieri era circolata la notizia che i senatori del Pd in commissione Esteri avevano rimesso il proprio mandato alla presidente del gruppo Simona Malpezzi. La decisione è stata presa dopo che Vito Petrocelli, il 5 Stelle (in attesa di espulsione) filo-russo, ha fatto sapere di non voler lasciare la presidenza della commissione. "Sento di rappresentare la Costituzione e la volontà degli italiani", ha scritto Petrocelli sui suoi profili social (GUERRA IN UCRAINA: LO SPECIALE DI SKY TG24 - GLI AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE).

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Una volta formalizzato l’accordo di tutti i senatori, i presidenti dei gruppi dovrebbero dichiarare l’intento di non volerli sostituirli con colleghi di partito. A questo punto, Casellati e la Giunta per il regolamento dovrebbero sciogliere tutta la commissione per impossibilità di svolgere i propri compiti. Si potrebbe così procedere alla sua ricomposizione, insieme alla nomina di un nuovo presidente. 

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