Quirinale, è Mattarella bis: il precedente di Napolitano nove anni fa

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Dopo sette scrutini andati a vuoto, i leader politici hanno deciso di chiedere al Capo dello Stato in carica di restare per un nuovo mandato. Così come nove anni fa, quando Giorgio Napolitano accettò un secondo giro al Quirinale a causa dell’immobilismo del Parlamento. Ecco cosa accadde

Sergio Mattarella è di nuovo Presidente della Repubblica. Come nove anni fa, è solo un “bis” a salvare l’elezione del Capo dello Stato, di fronte a un Parlamento incapace di trovare un altro nome condiviso (LO SPECIALE DI SKY TG24 - GLI AGGIORNAMENTI LIVE - L'EDITORIALE DI GIUSEPPE DE BELLIS). Così Mattarella diventa il secondo presidente nella storia del Paese a essere rieletto al Quirinale, dopo Giorgio Napolitano nel 2013. Anche allora il presidente in carica, pur avendo ribadito con forza il suo “no” alla rielezione, aveva dovuto cedere di fronte a un Parlamento senza maggioranza. Oggi la maggioranza di governo c’è, ma si è rivelata troppo vasta e frammentata per trovare un nome condiviso. Dopo sette scrutini andati a vuoto, l’unica opzione per i leader politici è stata salire al Colle e chiedere a Mattarella di restare. Così l’inquilino del Quirinale ha dovuto invertire il trasloco, già finito da giorni. Anche nove anni fa foto e video del trasloco di Napolitano erano finite sui giornali, ma il presidente fu costretto alla retromarcia. La Costituzione stabilisce che la durata del mandato del capo dello Stato è di sette anni, ma non si esprime sulla rielezione. E se Napolitano era l’eccezione in un momento di estrema difficoltà politica, adesso è il precedente di una situazione che si ripete (LA FOTOSTORIA DELL'ELEZIONE - TUTTE LE ELEZIONI).

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Giorgio Napolitano fu rieletto il 20 aprile 2013, alla sesta votazione, con 738 preferenze. Aveva 87 anni. Il Parlamento che arrivava alle elezioni del Presidente della Repubblica era frammentato: il centrosinistra, con Pierluigi Bersani a capo del Pd, non aveva i numeri per poter dare le carte. Nessuno ha previsto il boom del M5s, che portò in Parlamento 163 eletti che non volevano scendere a patti con nessuno. Per questo il primo tentativo fatto da Bersani fu di trovare un accordo con Forza Italia, mentre i 5 Stelle tennero le loro "quirinarie": il loro candidato fu Stefano Rodotà, giurista di sinistra ed ex parlamentare del Pds. Alla prima votazione Bersani e Berlusconi decisero che l'uomo giusto da votare era Franco Marini. Sulla carta i voti c'erano: i partiti che lo sostenevano ne avevano 739, ne bastavano 672 per superare la soglia dei due terzi. Ma l’ex democristiano abruzzese si fermò a quota 521.

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Nella seconda votazione, per evitare figuracce, il Pd scelse la scheda bianca. Il giorno dopo, la mattina del 19 aprile, Bersani, compì un'inversione a U e propose di votare Romano Prodi dal quarto scrutinio. Il professore, che si trovava nel Mali, in missione per conto delle Nazioni Unite, ringraziò. Sulla carta c'erano 496 voti, ne servivano altri otto per raggiungere la maggioranza. Bersani era convinto di ottenerli da qualche cinquestelle o seguace di Monti dissidente. Ma Prodi prese solo 395 voti: in 101 "tradirono". Il centrosinistra entrò nel caos e Bersani annunciò che si sarebbe dimesso subito dopo l'elezione del nuovo capo dello Stato.

La salita al Colle

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È a questo punto che gli sguardi si rivolsero al Quirinale. Sabato 20 aprile 2013 Bersani salì al Colle per chiedere al presidente in carica, che aveva già preparato il trasloco, di ripensarci. La stessa richiesta venne fatta a Napolitano da Berlusconi, da Monti, dalla Lega. Sotto il pressing dei capi politici, già nel pomeriggio Napolitano venne rieletto con 738 voti. Restò in carica fino al 14 gennaio 2015, quando si dimise per le difficoltà legate all’età troppo avanzata. Al suo posto fu eletto Mattarella, che ora ha vissuto una situazione molto simile al suo predecessore.

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