Fondazione Open, Renzi: "Massacro mediatico". Di Maio: "Commissione su fondi ai partiti"

Politica

Il leader di Italia Viva dopo le perquisizioni della Gdf: "I fondi sono regolari". E attacca: pm "sono gli stessi che hanno firmato l'arresto dei miei genitori". Di Maio: "Serve commissione d'inchiesta su finanziamenti ai partiti, lo chiederemo nel contratto di governo"

È un’inchiesta molto ampia quella portata avanti dalla Procura di Firenze sulla fondazione Open, istituita per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi, tra cui la Leopolda. Oltre 30 le perquisizioni eseguite dalla Gdf in tutta Italia ordinate dai pm che, accanto ai reati di riciclaggio e traffico di influenze illecite, ipotizzano anche quello di finanziamento illecito ai partiti. Quest'ultimo viene contestato ad almeno un indagato, l'avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della Open. Ma tra gli indagati e perquisiti c'è anche Marco Carrai, l'imprenditore fiorentino amico personale di Renzi e già membro del Cda della stessa Open. Sul caso, intanto, è polemica. Renzi, su Facebook, ha parlato di un “massacro mediatico”. Mentre Luigi Di Maio ha subito attaccato: “C’è un problema serio su fondi e finanziamenti ai partiti: serve subito una commissione d'inchiesta, lo chiederemo nel contratto di governo che faremo partire a gennaio”. E il premier Giuseppe Conte non si oppone: "Il Parlamento è sovrano".

Renzi: "Fondi regolari"

Renzi ha precisato che “i fondi sono regolari. Chi ha finanziato la Open ha rispettato la normativa sulle fondazioni", "se poi altri partiti utilizzano questa vicenda per chiedere commissioni di inchiesta sui partiti e sulle fondazioni io dico che ci sto". "Anzi, rilancio - ha detto Renzi -: dovremmo allargare la commissione d'inchiesta alle società collegate a movimenti politici che ricevono collaborazioni e consulenze da società pubbliche. Italiane, certo. Ma non solo italiane". I pm, ha poi continuato l’ex premier, "sono gli stessi che hanno firmato l'arresto dei miei genitori (LE TAPPE DEL PROCESSO), Creazzo e Turco (procuratore capo e procuratore aggiunto di Firenze, ndr), provvedimento annullato pochi giorni dopo dal riesame". Poi ha invitato le aziende a "non finanziare Italia Viva" per non passare "guai di immagine" e a usare il crowfunding.

L'inchiesta sulla fondazione Open

Per gli inquirenti fiorentini, Open avrebbe funzionato come articolazione di partito venendo impiegata, dunque, come strumento di finanziamento illecito. Le perquisizioni sono scattate il 26 novembre a Milano, Firenze, Pistoia, Torino, Alessandria, Parma, Modena, La Spezia, Roma, Napoli e Bari. I finanzieri hanno cercato documenti, ma anche bancomat, carte di credito e rimborsi spese che secondo fonti investigative sarebbero stati messi a disposizione di alcuni parlamentari. Al centro della vicenda è ancora l'avvocato Alberto Bianchi, già perquisito a settembre, e i rapporti tra Open e i suoi finanziatori. Altri indagati sono alcuni imprenditori titolari di società con sede a Firenze, Chieti e Roma, ai quali sarebbero contestate a vario titolo anche le accuse di autoriciclaggio, riciclaggio, appropriazione indebita aggravata e false comunicazioni sociali. Indagato anche l'imprenditore Marco Carrai che ha fatto sapere: "Ho fiducia che la magistratura chiarirà presto la mia posizione".

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