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Salvini, Di Maio e il semestre che non conta

1' di lettura

I numeri dell'economia italiana sono preoccupanti. Crescita zero, debito sù. Ma la ripresa, dice il governo, arriverà nella seconda parte dell'anno. Dopo il 26 maggio

Bruciano i numeri di Confindustria. Bruciano le parole del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco che parla di problemi congiunturali che si sommano a quelli strutturali e di una significativa crescita dei costi dell’indebitamento che, poi, è lo spread. Bruciano – numeri e parole - sulle aspettative degli operatori economici. Ai minimi, quelle aspettative, bombardate da previsioni invariabilmente al ribasso – chi più chi meno – rispetto a quelle del governo. Bruciano sulla pelle dei responsabili della politica economica e pesano sulla campagna elettorale delle Europee ormai imminenti. Conte invita tutti all’operosità. Parola da buon cristiano. Più adatta a una comunità di api che alla competizione nell’era digitale.

A proposito di competizione, a contare davvero sembra essere quella per le elezioni europee. Le questioni economiche contano. Ma quelle di vita o di morte (politica) contano di più. Di questo sembra trattarsi. In realtà Salvini e la sua Lega nazionale devono scegliere se vivere agiatamente all’interno di un esecutivo dove sempre di più sono le poltrone a essere spartite, mentre il potere è sempre meno diviso e, al solito, logora chi ne ha meno. Oppure il ministro dell’Interno può abbracciare un istinto vitalistico da destra d’altri tempi – tutta guerra e filosofia – e spingersi oltre un governo che – stando a sondaggi e regionali – non rappresenta più la distribuzione del consenso nel paese. Insomma la scelta di Salvini sembra quella tra l’essere eroe o supereroe. Beato lui, verrebbe da dire. E Di Maio? Qui la questione di vita o morte è più drammatica. Non letterale, beninteso. Almeno, non ancora. Di certo, la situazione è complicata. Si capisce dal fatto che Di Maio chiede a Salvini (una specie di preghiera, rispetto ai toni altissimi di cui è capace il Movimento) di non "graffiarlo" ogni volta che il Movimento ottiene qualcosa. Si riferisce all’accordo con la Cina sulla via della Seta. Che l’abbia ottenuto il Movimento, resta dubbio, anche se è certo che la Cina le cinque stelle ce l’ha in bandiera. Che sia un buon risultato, bisognerà attendere qualche mese e dare un’occhiata a come saranno cambiati i numeri dell’interscambio con Pechino. Di Maio assicura che le tensioni con la Lega non destabilizzano l’Italia e non mettono a rischio il governo. Possono però, realisticamente, immobilizzarlo fino al 26 maggio. In nome anche dell’operosità richiamata dal presidente del Consiglio, sarebbe meglio di no.

Così, torniamo ai numeri. Su quelli la strategia dei gialli e dei verdi è comune: sono finti, perché la manovra del governo porterà i suoi frutti nella seconda metà dell’anno. Guai a dargli peso prima di giugno: guarda un po’, si vota il 26 maggio. Se gli elettori sposeranno la tesi, resta il fatto che quel giorno la lega avrà ancora da guadagnare, il Movimento ancora da perdere, a meno che la tesi che le consultazioni regionali non rendano giustizia al consenso dei grillini non trovi, proprio quel giorno, puntuale verifica. E gli altri? Fratelli d’Italia ha un futuro sicuro con la nuova-vecchia destra. Forza Italia, invece, di sicuro sembra avere solo il passato. Il Pd - dopo i risvegli della manifestazione antirazzista di Milano e delle primarie - sembra aver trovato, con il nuovo segretario, una nuova afasia.

Ps. Il 26 maggio cade anche il mio genetliaco. Fatemi gli auguri, comunque vada.

Consigli per l’ascolto: “Two Tribes”, Frankie Goes to Hollywood

 

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