Possesso di armi, il decreto entra in vigore: le novità

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Tra i punti principali: l’aumento del numero di armi e munizioni che si possono detenere, la scomparsa dell’obbligo di avvertire i conviventi e l’estensione dei “tiratori sportivi”. Molte le polemiche

D’ora in poi in Italia sarà più semplice acquistare armi e munizioni. È infatti entrato in vigore il decreto legislativo 104, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 10 agosto, che modifica le norme sul possesso di un’arma e dei relativi permessi. Nell’emanare il decreto, il governo italiano ha dato attuazione a una direttiva europea (direttiva 17/853), diventando uno dei primi paesi a farlo. Tra le principali novità introdotte: la quantità di armi e munizioni che si possono detenere, la durata delle licenze per chi va a caccia o al poligono, la scomparsa dell’obbligo di avvertire un familiare o un convivente della presenza di un’arma. Cambiamenti il cui impatto potrebbe aumentare con l’eventuale riforma della legittima difesa voluta dalla Lega e da altri partiti.

Le novità introdotte

In particolare, viene raddoppiato – da 6 a 12 – il numero di armi sportive che si possono detenere e aumenta il numero dei colpi consentiti, passando da 15 a 20 per le armi corte e da 5 a 10 per quelle lunghe. Diminuisce invece da sei a cinque anni la durata delle licenze di porto d’armi per la caccia a uso sportivo. D’ora in poi, la denuncia di detenzione a Carabinieri o Questura, potrà essere fatta anche via email da un portale certificato e non è previsto alcun obbligo di avvisare i conviventi del possesso di armi. Viene inoltre estesa la categoria dei “tiratori sportivi”, autorizzati quindi a comprare armi “tipo guerra” che ora saranno accessibili non solo agli iscritti alle Federazioni del Coni ma anche a quelli del tiro a segno nazionale e campi di tiro e poligoni privati. Questa modifica di fatto allarga la platea delle persone che potranno detenere armi come i kalashnikov o fucili semi automatici R15 (spesso utilizzato nelle stragi nelle scuole americane).

Le polemiche e il ruolo di Salvini

Il decreto, già dalla sua pubblicazione, ha suscitato non poche polemiche. Per i critici, il governo ha attuato la normativa europea interpretandola nella maniera più ampia possibile e introducendo modifiche che, più che a esigenze pubbliche, “rispondono a pressioni delle lobby delle armi”. In particolare, si fa riferimento a un documento firmato lo scorso 11 febbraio – in piena campagna elettorale – dal leader della Lega Matteo Salvini durante l’Hit Show, la fiera di armi e caccia di Vicenza. L’allora candidato premier incontrò all’epoca i rappresentanti del “Comitato Direttiva 477” che, riporta il quotidiano Repubblica, è l’associazione di riferimento “degli interessi di tutti soggetti della filiera delle armi, dal produttore al consumatore, con importanti addentellati confindustriali”. Con loro, Salvini firmò un documento in cui si impegnava a rendere il meno restrittivo possibile il recepimento della direttiva europea. “L'impressione – ha commentato a Repubblica Piergiulio Biatta, presidente dell'osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia – è che il M5S abbia dato carta bianca alla Lega. E che Salvini abbia così cominciato a dar corso a quel patto d'onore”.

I sostenitori del decreto

"Nessun far west - replicano puntuali i favorevoli al decreto. Oggi esistono mezzi telematici più che affidabili per garantire la tracciabilità degli acquisiti, non è il numero di armi possedute che muove le mani di un malintenzionato, al quale basta una pistola per agire, l'obbligo di informare un familiare introdotto nel 2010 non era mai entrrato in vigore".

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