Armi in Italia: chi le produce e chi le possiede

Per lOsservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia, i titolari di licenza in Italia sarebbero poco più di un milione (Foto: Archivio Getty Images)
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Mentre Matteo Salvini difende il "patto d'onore" siglato con i produttori d'armi, le opposizioni si oppongono. Ma quante sono le armi da fuoco in Italia?

Matteo Salvini difende il "patto d'onore" siglato con i produttori d'armi - il comitato D-477 - con cui si impegna a consultare le associazioni ogni qualvolta siano in discussione norme che riguardano il settore. Ma le opposizioni insorgono perché, dicono, così si fanno gli interessi soltanto delle lobby delle armi: 2.500 imprese in tutto, tra indotto e produzione, che contano 92mila occupati. Un settore che vale più o meno lo 0,75 del Pil. Ma quante sono le armi da fuoco che circolano nelle case degli italiani?

Le licenze per le armi in Italia

Secondo la legge italiana, tutti gli acquisti di armi devono essere denunciati alle Questure. Eppure, nonostante ciò, non esiste un numero ufficiale su quante siano le armi regolarmente in possesso degli italiani. Più facile risalire al numero delle licenze per porto d'armi emesse dalle autorità competenti - Prefetture e Questure. Per l'Opal (Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia), i titolari di licenza in Italia sarebbero poco più di un milione. Numeri che coincidono con i dati forniti dal ministero dell'Interno alle riviste di settore e riferiti al 2016. Licenza di porto di fucile per uso di caccia: 580.377; licenza di porto d'armi per tiro a volo: 456.096; licenza di porto d'arma per difesa personale: 18.362; licenza di porto d'armi per guardie giurate: 47.011. Ma pur identificando il numero di licenze, resta impossibile risalire alla cifra complessiva delle armi presenti in Italia, visto che una licenza dà la possibilità di possedere più di un'arma da fuoco.

Il Comitato D-477

Il Comitato D-477 è un'associazione nata nell'aprile del 2015, che difende gli interessi dei "detentori legali di armi" e il cui nome recepisce la direttiva europea 91/477/CE relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi. Il Comitato, come previsto dal suo statuto, "si definisce totalmente apartitico ma non per questo apolitico: è aperto cioè al dialogo con qualsiasi forza politica non ostile e appoggia apertamente coloro che si spendono per le nostre battaglie, così come contrasta apertamente chiunque voglia limitare i nostri diritti". Come si legge sul sito dell'associazione lo scorso febbraio, in piena campagna elettorale, in occasione della fiera "Hit Show a Vicenza", Salvini sottoscrisse un documento con il quale prendeva un "impegno pubblico in difesa dei tiratori sportivi, dei cacciatori e dei collezionisti di armi".

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