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Cos'è il mandato esplorativo

Sergio Mattarella e Maria Elisabetta Alberti Casellati durante le Consultazioni (Archivio Ansa)
4' di lettura

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deciso di affidare a Maria Elisabetta Casellati l’incarico di verificare se esistono i presupposti per un’intesa tra centrodestra e M5S, una formula non esplicitata dalla Costituzione ma già utilizzata in passato

Convocata al Colle dal presidente della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati ha ricevuto da Sergio Mattarella l’incarico di un mandato esplorativo dopo due giri di consultazioni finiti con un nulla di fatto. La presidentessa del Senato, e seconda carica dello Stato, dovrà quindi provare a verificare se c’è una possibilità di intesa tra il centrodestra e l'M5S e se ci sono i presupposti per la creazione di una nuova maggioranza di governo. Ecco in cosa consiste il mandato esplorativo e in quali altre occasioni è stato utilizzato.

Cos’è il mandato esplorativo

Per mandato esplorativo si intende una formula che in realtà non è prevista dalla nostra Costituzione. Viene affidato dal presidente della Repubblica quando le consultazioni (COSA SONO - LO SPECIALE) non hanno dato un esito definitivo o indicazioni soddisfacenti per conferire l’incarico della creazione di un nuovo governo. Tuttavia, durante le procedure per la formazione dell'esecutivo, il capo dello Stato ha la possibilità di convocare una figura di spicco (che può essere il presidente di una delle due Camere) per chiedere di verificare se ci siano i presupposti ed eventualmente fare il primo passo verso la formazione di una nuova maggioranza. È questo il caso di Maria Elisabetta Alberti Casellati, che infatti ha ricevuto il mandato esplorativo, solitamente affidato a una personalità neutrale ma con anche con una connotazione più politica rispetto a quella del capo dello Stato, in grado dunque di potersi relazionare con i partiti e di superare una fase di stallo difficile da sbrogliare.

Il primo mandato esplorativo

Il primo uomo a ricevere il mandato esplorativo fu Cesare Merzagora nel 1957. A dargli l’incarico fu il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi durante la crisi che seguì le dimissioni di Antonio Segni il 6 maggio 1957. Nel momento in cui diede il mandato esplorativo, il capo dello Stato disse che la Costituzione gli conferiva "il compito di accertare quali concrete possibilità esistessero di costituire un governo in grado, per la composizione e il programma, di riscuotere la fiducia delle Camere e del Paese". Merzagora accettò il mandato, sottolineando comunque come il suo compito fosse limitato proprio a verificare la possibilità di far iniziare un nuovo esecutivo, rinunciando quindi a una automatica trasformazione in incarico pieno. Al termine del mandato esplorativo, fu il democristiano Adone Zoli il nuovo presidente del Consiglio.

Il mandato di Nilde Iotti

Se Cesare Merzagora fu il primo uomo a ricevere il mandato esplorativo, la prima donna fu, nel 1987, la presidente della Camera, Nilde Iotti. Era il 27 marzo quando l’esponente del Pci, prima donna a capo di Montecitorio, fu chiamata dall’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Tuttavia, il mandato esplorativo di Nilde Iotti non ebbe successo poiché non fu trovata nessuna soluzione in grado di far partire nell’immediato un nuovo esecutivo. 

Mandato esplorativo e preincarico: le differenze

Simile ma non uguale al mandato esplorativo è la soluzione del preincarico. A differenza della soluzione adottata da Sergio Mattarella, il preincarico viene affidato dal capo dello Stato direttamente a una figura politica che ha il compito di verificare la possibilità di dare avvio alla formazione dell'esecutivo. Nel momento in cui il designato per il preincarico accetta, non è detto che sia poi quest’ultimo a ricevere il definitivo incarico per la formazione del governo. Un esempio è quello di Pier Luigi Bersani a cui nel 2013 l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affidò il compito di trovare la fiducia al Parlamento necessaria per formare un nuovo governo. Tuttavia, durante una conferenza stampa al Palazzo del Quirinale, lo stesso Bersani fece sapere che il suo preincarico non era stato risolutivo e rimise lo stesso mandato nelle mani del capo dello Stato.

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