Renzi non parteciperà alle primarie Pd, Zingaretti pronto a correre

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Il capogruppo dem alla Camera chiude anche alla possibilità di Calenda alla guida del partito: “Si è appena iscritto”. E ribadisce: nessun accordo di governo né con il centrodestra né con il M5s. LO SPECIALE ELEZIONI - I RISULTATI

"Renzi non parteciperà alle prossime primarie del partito”. L’annuncio arriva da Ettore Rosato, capogruppo del Partito democratico alla Camera. E a chi gli chiede se lo farà Calenda, Rosato risponde laconico: "Si è appena iscritto". Fa invece un passo avanti Nicola Zingaretti, che annuncia la sua discesa in campo.

Zingaretti: pronto a correre

In un'intervista a Repubblica il presidente della Regione Lazio ha infatti annunciato che parteciperà alla "rigenerazione" del partito. "Io ci sarò", dice. Anche alle primarie? "Anche alle primarie, non escludo nulla". Zingaretti rilancia il modello Lazio a livello nazionale. "Abbiamo fatto l'accordo con Liberi e Uguali - spiega - avevamo con noi i sindaci, le liste civiche e, soprattutto, i giovani. E' un modello che rilancia lo spirito dell'Ulivo. Ed è il modello che vorrei proporre a livello nazionale". Ancora l'Ulivo? "Non quell'Ulivo che è il passato - spiega Zingaretti - ma la sua ambizione sì, lo spirito innovativo, la voglia di stare insieme e di vincere insieme". 

I nodi del Pd

Dopo le chiusure arrivate da diversi esponenti del Pd, tra cui il ministro della Giustizia uscente, Andrea Orlando, il capogruppo dem alla Camera afferma di nuovo con forza l'intenzione del suo partito di non voler dar vita ad un governo né con il centrodestra né con il Movimento 5 stelle, visto l'esito del voto del 4 marzo: "Chi ha ricevuto dagli italiani il mandato a governare lo faccia e dimostri le proprie capacità". (TUTTI I RISULTATI DELLE ELEZIONI)

Orlando chiude al M5s e attacca Renzi

A ribadire la chiusura del Pd a un accordo di governo con il M5s è stato anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che ha detto che l’ipotesi è “di difficile percorribilità, io credo di impossibile percorribilità”. "Noi - ha sottolineato - avremmo difficoltà a spiegare perché fare un accordo con una forza che mantiene dei tratti forcaioli, anti-europei, con una politica economica incomprensibile e demagogica”. Il ministro della Giustizia ha anche attaccato Matteo Renzi, che lo aveva sconfitto alle primarie Pd di alcuni mesi fa, per aver spostato il discorso interno al Pd dal futuro del partito alla discussione su un’eventuale intesa con il M5s: “È stata una trovata mediatica” del segretario dimissionario “per discutere un'altra cosa invece di quello di cui bisognava parlare: cosa fare dopo una disfatta storica”.

Tensioni nel Pd

All’indomani delle elezioni politiche che hanno visto scendere il Pd sotto il 20% dei consensi (TUTTI I RISULTATI), Renzi ha annunciato le sue dimissioni da segretario del Partito democratico. Secondo quanto comunicato dal presidente del partito Matteo Orfini Renzi si è formalmente dimesso lunedì. E il Pd è diviso anche tra chi vorrebbe aprire a un’intesa con i 5 Stelle, come il governatore pugliese Michele Emiliano, e chi respinge questa possibilità. Emiliano è dell'idea che sia uno "spreco" non raccogliere l'appello alla collaborazione di Luigi Di Maio. Su posizioni totalmente opposte ci sono il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ("Se il PD si allea con il M5S il mio sarà il tesseramento più breve della storia dei partiti politici"), e il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che già all'indomani del voto aveva affermato che "il 90% del gruppo dirigente del Pd è contrario ad un’alleanza con il M5s”.

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Data ultima modifica 09 marzo 2018 ore 07:31

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