Elezioni 2018, Di Maio: "Parlino con M5S o la legislatura non parte"

Politica

Il capo politico di M5s parla nella “sua” Pomigliano d'Arco: “Non siamo una forza territoriale, siamo proiettati al governo di questo Paese, non come altri che sono forze territoriali che stanno a oltre 15 punti da noi”, ha detto riferendosi alla Lega. LO SPECIALE

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Luigi Di Maio lo aveva previsto: "dovranno passare da noi". E le elezioni - sottolineano i 5 stelle - lo hanno confermato (LO SPECIALE - LA CRONACA DELLA GIORNATA). Nella “quasi” tripartizione parlamentare, ritengono di essere centrali per la costituzione di una maggioranza che sia di governo. "Non siamo una forza territoriale come la Lega, siamo una forze nazionale e siamo inevitabilmente proiettati al governo", è l'offensiva che Luigi Di Maio, nel suo primo discorso da leader post-voto a Pomigliano d'Arco, lancia su Matteo Salvini e su un centrodestra "già sfaldato".

“Sono gli altri a dover parlare con il M5S”

Di Maio ricorda che "sono gli altri a dover parlare con il M5S" e mette sul piatto i punti del suo programma, a partire da quelli già annunciati in campagna elettorale. Una rosa di temi che parte dagli aiuti alla famiglia, ai disoccupati e ai pensionati. In grado di poter aprire trattative sia a destra che a sinistra. E sfruttando anche l'assist che in queste ore gli stanno servendo gli imprenditori. "Ho sentito tanti apprezzamenti da ambienti a noi non vicini. Li accolgo senza fraintendimenti e polemiche, il M5S è aperto", sottolinea Di Maio.

“Non siamo né di destra né di sinistra”

"C'è un capo politico" che decide con chi avviare il dialogo, mette in guardia Beppe Grillo. "Come ribadito dallo stesso capo politico, il M5S è aperto al dialogo con tutte le forze politiche che saranno presenti in Parlamento" precisano i 5 Stelle in un comunicato laddove Di Maio sottolinea: "non siamo né di destra né di sinistra, è questa la nostra forza".

Il possibile dialogo a sinistra

Parole che giungono mentre tutti, al momento, sembrano fiutare l'esistenza di una preferenza al dialogo a sinistra. E la rapidità in cui si è avvitato il Pd lascia spazio alle congetture che si saldano con l'analisi di quella che è la composizione della squadra di governo decisa dai 5 Stelle. Molto sembra guardare in quella direzione: ministri candidati che in alcuni casi arrivano da ambienti dem, ricette economiche di stampo keynesiano che a sinistra non dispiacciono. E il corteggiamento che già arriva da molti esponenti del centrosinistra, da Michele Emiliano al piemontese Sergio Chiamparino che ricorda: "il dialogo con loro quotidianamente. Non c'è nessun tabù da sfatare".

I segnali dal centrodestra

Ma i segnali arrivano anche dal centrodestra. "M5S e Lega hanno vinto le elezioni e devono governare" mette in chiaro Roberto Maroni ed anche il responsabile economico della Lega, Claudio Borghi, apre alla possibilità di un governo composto dal Centrodestra e dal Movimento Cinque Stelle. Con l'exploit di voti, con il pienone fatto in Sicilia (dove il M5s non ha neppure abbastanza candidati da far eleggere) e in Puglia, corteggiato da destra e da sinistra e dopo aver mandato il suo messaggio rassicurante ai mercati finanziari, Di Maio ora è al Colle che guarda. Per il momento non si registrano contatti di alcun genere ma quello che il Movimento ritiene a suo giudizio un diritto, e che si aspetta, è l'incarico a provare a formare un governo. "Faremo tutti i passaggi necessari", promette Di Maio alla folla della sua Pomigliano d'Arco, che lo inneggia già come "Il presidente".

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