Elezioni 2018, Di Maio: danno immagine M5S, denuncio candidati massoni

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Il candidato premier: “Con i soldi che recupereremo faremo partire nuove imprese con il Fondo per il microcredito”. “Chi ha mentito a me e agli elettori non la passerà liscia”, aggiunge. Il senatore Buccarella sui mancati rimborsi: “Stavo perdendo il mio lavoro”

Il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, torna sulla questione dei candidati massoni. “Ci sono tre candidati che ci hanno mentito: non ci hanno detto che facevano parte della massoneria. Ma questi non solo li abbiamo espulsi dal M5S, ma li denuncerò per danno di immagine al M5S”, ha detto in un video pubblicato su Facebook. “Gli chiederemo anche di rinunciare alla proclamazione, visto che anche Michele Ainis sostiene come noi che si può fare”, ha aggiunto.

“Chi ha mentito non la passerà liscia”

Di Maio ha spiegato che “con i soldi che recupereremo dalla denuncia per danno d'immagine al M5S faremo partire nuove imprese con il Fondo per il microcredito così da dar lavoro a chi non ce l'ha in Italia. Dobbiamo essere orgogliosi del M5S”. Il leader del Movimento ha poi assicurato: “Chi ha mentito a me e agli elettori non la passerà liscia”. Sempre nel video, il candidato premier ha aggiunto: “Come si vede dai sondaggi, non solo non ci stanno facendo male ma stiamo crescendo. Renzi perde e noi guadagniamo”. Di Maio ha specificato che non solo ai candidati che si sono rivelati massoni, ma anche a “coloro che non hanno rispettato il patto delle donazioni e che sono candidati sarà chiesto di rinunciare alla proclamazione andando alla Corte d' Appello”. “Gli elettori possono votare tranquillamente il M5S”, ha detto. e poi ha attaccato: “Quelli del Pd e del centrodestra chiedano ai candidati impresentabili di rinunciare alla proclamazione”.

La difesa d Buccarella sui mancati rimborsi

A proposito del caso rimborsi, con alcuni esponenti del Movimento che non hanno rispettato le regole interne sulla restituzione di parte dello stipendio, è arrivata la difesa del senatore pentastellato uscente Maurizio Buccarella. “Tutto questo mi è successo perché stando in Parlamento mi sono reso conto che l'impegno da eletto mi assorbiva quasi sette giorni su sette. Non rimaneva tempo né possibilità di poter seguire la mia attività professionale. Io sono un piccolo avvocato, non sto in un grande studio con altri soci. E non ho mai avuto appoggi politici o incarichi in società o di altro tipo”, ha detto in un’intervista al Fatto Quotidiano. “Ho sbagliato, so di avere fatto una cazzata. Ma so anche di non essere una persona spregevole. E al Movimento ho dato tanto. A breve verrò cancellato dell'elenco dei difensori d'ufficio. E per me era una fonte di guadagno importante”, ha aggiunto. In Parlamento, ha raccontato ancora, “non mi aspettavo un impegno così totalizzante. E nel frattempo avevo i costi fissi da affrontare per la mia professione, di fatto congelata. Il tema è che ho gradatamente perso il mio lavoro e il mio posto nella società civile. E per i liberi professionisti o i piccoli imprenditori questo è un vero problema”. Buccarella ha anche aggiunto: “Penso che le nostre regole sui tagli alle retribuzioni e il sistema stesso delle rendicontazioni non vadano bene. In 5 anni ho donato più di 100mila euro. Probabilmente la stessa cifra di diversi colleghi che sono risultati in regola”.

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