Onorevole intoccabile: Camera concede l’arresto solo 4 volte

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Craxi, De Lorenzo, Previti, Dell’Utri: il no della giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio alla richiesta di una misura cautelare per Cosentino è l’ultimo di una lunga serie

di Roberto Palumbo

Richiesta respinta, come quasi sempre in oltre 60 anni di storia repubblicana. In attesa che l’Aula dica la sua parola definitiva, il no della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera all’arresto di Nicola Casentino - il sottosegretario all'Economia e coordinatore del Pdl in Campania accusato di concorso esterno in associazione mafiosa - è solo l’ultimo di una lunga lista di no a Montecitorio. Perché da quando l’Italia è diventata una Repubblica, soltanto 4 volte su 64 la Camera ha concesso l’arresto per un parlamentare.

La prima volta nel 1955, durante il governo Scelba: l’autorizzazione a procedere fu votata nei confronti di Francesco Moranino del Pci, accusato di aver ordinato nel 1944, come comandante partigiano, la fucilazione di cinque altri partigiani ritenuti spie e delle mogli di due di loro. Moranino fuggì in Cecoslovacchia, fu poi condannato all’ergastolo ma la pena venne successivamente commutata in dieci anni di reclusione. Nel 1965 ottenne infine la grazia dal presidente della Repubblica Saragat. .

Il secondo deputato per il quale la Camera ha concesso l’arresto fu Sandro Saccucci del Msi, accusato dell'omicidio a Sezze Romano di Luigi Di Rosa, di cospirazione politica e istigazione all'insurrezione armata per il cosiddetto "golpe Borghese”: il sì di Montecitorio arrivò il 27 luglio 1976, Saccucci fuggì in Sudamerica.

Sette anni dopo, il 21 settembre 1983, la Camera votò invece l'autorizzazione all'arresto di Toni Negri chiesta dalla magistratura per reati connessi al terrorismo. Negri – che era stato eletto due mesi prima con i Radicali mentre era in carcere - era però intanto fuggito a Parigi, rientrò poi in Italia nel 1997 e finì di scontare la sua pena.

L’ultimo caso di richiesta d’arresto concessa dalla Camera risale al 18 gennaio 1984, quando i deputati dissero sì all'arresto di un altro missino, Massimo Abbatangelo, per violazione delle disposizioni sulle armi, in seguito all'attentato del '70 contro la sezione del Pci di Fuorigrotta, a Napoli.

Da allora, ovvero negli ultimi 25 anni, la Camera ha sempre negato l’arresto per reati che non riguardavano gravi fatti di sangue e altri reati contro la persona e l'ordine pubblico. Nella XI legislatura, quella segnata da Tangentopoli, i giudici si videro respingere 28 richieste d’arresto su 28, tra cui quelle nei confronti di Bettino Craxi e Gianni De Lorenzo (aprile e settembre 1993). Poi, dal 1996, altri 12 no: nel 1998 per Giancarlo Cito (lista personale), per Cesare Previti e per Gaspare Giudice (entrambi di Forza Italia), nel 1999 per Marcello Dell'’Utri (Forza Italia), nel 2002 per Angelo Sanza (Forza Italia) e per Antonio Luongo (Ds), nel 2004 per Gianfranco Blasi (Forza Italia), nel 2006 per Remo Di Giandomenico (Udc), nel 2006 per Raffaele Fitto (Forza Italia) e per Giorgio Simeoni (Forza Italia), nel 2008 per Salvatore Margiotta (Pd), nel 2009 per Antonio Angelucci (Pdl). Ora ecco il caso Cosentino. Il primo no al suo arresto è arrivato dalla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, adesso si aspetta il voto dell’Aula. Ma se la storia conta qualcosa il verdetto sembra già scritto.

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