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Palermo, tratta di esseri umani finalizzata alla prostituzione: 4 fermi

I titoli delle 8 di Sky TG24 del 13/06

2' di lettura

Le giovani, reclutate in Nigeria con la promessa di un lavoro, venivano assoggettate grazie a riti Voodoo celebrati a garanzia del debito contratto per le spese di viaggio verso l’Italia 

Quattro persone sono state fermate, fra Palermo, Napoli, Dervio (Lecco) e Bergamo, con l’accusa di appartenere ad un'associazione per delinquere transnazionale dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione. A svolgere l’operazione, che si è conclusa con l'individuazione e la cattura del capo dell'organizzazione - già rifugiato politico - presso l'aeroporto di Orio al Serio (Bergamo), i finanzieri del Gico (Gruppo d'Investigazione sulla Criminalità Organizzata) del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo. È stato scoperto anche un articolato e lucroso sistema di trasferimento di denaro contante all'estero, denominato "Euro to Euro", utilizzato dal clan per il trasferimento dei proventi illeciti, messo in piedi in concorso con altri due cittadini nigeriani residenti a Palermo, denunciati a piede libero.

Le indagini

L'indagine, coordinata dalla Dda palermitana, ha consentito di smantellare un’organizzazione criminale che operava tra la Nigeria, la Libia e l'Italia, reclutando giovani donne in Nigeria con la promessa di un lavoro in Italia e costringendole a indebitarsi per 30 mila euro, quale pagamento del viaggio verso l'Italia e per l'avviamento al lavoro. Una volta in Italia le ragazze venivano poi avviate alla prostituzione.

I riti Voodoo

Le giovani venivano assoggettate e ridotte in un evidente stato di vulnerabilità psicologica, grazie a riti Voodoo celebrati a garanzia del debito contratto. Le donne venivano, poi, trasferite in Libia, dove erano costrette a permanere presso strutture di detenzione prima di essere imbarcate alla volta dell'Italia. Dai centri di prima accoglienza in Sicilia, venivano successivamente avviate alla prostituzione, con l'obbligo di riscattare progressivamente la somma concordata per riottenere la libertà ed evitare conseguenze per loro e i propri familiari in Nigeria.

La prostituzione

In Italia le donne venivano consegnate a una donna nigeriana considerata il capo dell'associazione, T.E. di 35 anni, residente a Palermo. La "maman" provvedeva ad avviarle forzatamente alla prostituzione, spesso con minacce di morte e percosse, avvalendosi anche del contributo di altri due componenti dell'organizzazione, residenti in Campania e Lombardia, G.P. di 26 anni e G.S. di 29 anni. La donna si faceva aiutare anche da un cittadino italiano, G.M. di 78 anni, che con la propria auto portava le prostitute nei luoghi destinati allo sfruttamento nel capoluogo siciliano. L'anziano fungeva anche da vedetta, segnalando l'eventuale arrivo di pattuglie delle forze dell'ordine.

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