Introduzione
Dal 1° ottobre 2026 potrebbe tornare in vigore il divieto di circolazione in alcune aree di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, dopo il rinvio deciso lo scorso anno. Il Piemonte ha individuato una strada alternativa per evitare il blocco mentre per le altre regioni la situazione non è ancora completamente definita. Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna stanno infatti valutando interventi alternativi che possano permettere di raggiungere gli stessi obiettivi ambientali senza fermare le auto più vecchie.
Quello che devi sapere
Chi rischia lo stop
In assenza di soluzioni diverse, le restrizioni interesseranno i proprietari di auto diesel immatricolate tra il 2011 e l'agosto 2015. Il provvedimento è rivolto soprattutto ai centri urbani con più di 100mila abitanti, ma la sua applicazione può essere ampliata dalle amministrazioni locali. Regioni e Comuni possono infatti introdurre ulteriori limitazioni, stabilendo autonomamente anche orari specifici o periodi dell'anno nei quali vietare la circolazione. Le modalità, dunque, non saranno necessariamente identiche in tutto il territorio interessato.
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Il modello scelto dal Piemonte
Il Piemonte ha scelto di intervenire prima dell'entrata in vigore del divieto. La giunta regionale ha approvato l'aggiornamento del Piano regionale per la qualità dell'aria, inserendo un insieme di misure considerate alternative al blocco degli Euro 5. La decisione è stata illustrata dal presidente Alberto Cirio e dall'assessore all'Ambiente Matteo Marnati, secondo i quali le simulazioni effettuate mostrerebbero una riduzione delle emissioni equivalente a quella che sarebbe stata ottenuta fermando i veicoli. Il provvedimento nazionale approvato nel luglio 2025 prevedeva, infatti, il divieto di circolazione degli Euro 5 diesel nei Comuni sopra i 100mila abitanti durante il periodo compreso tra ottobre e aprile. In Piemonte sarebbero state coinvolte in particolare l'area metropolitana di Torino e Novara. Il nuovo piano regionale punta invece a rafforzare e anticipare alcune iniziative già previste, affiancandole a interventi aggiuntivi. L'obiettivo dichiarato è ottenere lo stesso risultato sul fronte delle emissioni senza imporre uno stop generalizzato alle circa 307mila auto diesel Euro 5 presenti in Piemonte.
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Gli incentivi piemontesi
Tra le novità figura un investimento di 14 milioni di euro per favorire l'impiego dei biocarburanti Hvo nel trasporto pubblico e sulle vetture diesel Euro 5 ed Euro 6. I proprietari potranno ricevere un contributo annuale compreso tra 50 e 100 euro, attraverso apposite carte carburante. L'intervento dovrebbe partire nell'inverno 2026. Un'ulteriore dotazione di 14,4 milioni di euro sarà invece destinata a ridurre le emissioni legate al riscaldamento. Le risorse serviranno a incentivare la manutenzione degli impianti più datati e inquinanti e a sostenere l'acquisto e l'installazione di nuovi sistemi alimentati a biomassa.
Anche il Veneto cerca soluzioni alternative
Anche il Veneto sta cercando una soluzione alternativa. A inizio agosto la giunta regionale ha approvato una delibera con cui è stato avviato l'iter per sospendere il divieto previsto dal 1° ottobre 2026. Le regole originarie avrebbero interessato le auto diesel Euro 5 nei Comuni con oltre 100mila abitanti e nei rispettivi agglomerati, coinvolgendo almeno 150mila veicoli. Ora la proposta dovrà passare dall'esame del Consiglio regionale. Il presidente Alberto Stefani ha motivato la scelta sottolineando l'impatto economico che l'obbligo di cambiare automobile potrebbe avere sulle famiglie. Secondo la Regione, la tutela dell'ambiente deve procedere insieme alla sostenibilità economica della transizione, senza scaricare i relativi costi su lavoratori e nuclei familiari. Per questo il Veneto sta valutando una serie di interventi compensativi che, nelle intenzioni della Regione, potrebbero produrre risultati ambientali almeno pari, se non superiori, a quelli attesi dal blocco.
Le ipotesi allo studio
Tra le possibilità considerate c'è l'anticipo del bando per convertire i diesel Euro 5 in veicoli Dual Fuel (sistema che permette di alimentare il motore Diesel con una miscela omogenea di metano e gasolio). Un'altra proposta riguarda lo smart working per i dipendenti degli enti pubblici in occasione delle giornate caratterizzate da un'allerta PM10 arancione o rossa. L'eventuale lavoro da remoto non riguarderebbe naturalmente il personale impegnato in attività che richiedono necessariamente la presenza fisica. L'insieme di queste misure dovrà accompagnare il percorso verso la sospensione del blocco.
In Emilia-Romagna si cercano alternative
Anche in Emilia-Romagna il divieto è atteso per il 1° ottobre e potrebbe interessare circa 250mila veicoli. La Regione sta tuttavia lavorando a interventi sostitutivi: se non verranno individuati entro la fine del mese, scatteranno le restrizioni previste. In questo caso il divieto riguarderà, dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 18:30, le auto diesel nei Comuni con più di 100mila abitanti. La misura dovrebbe rimanere in vigore fino a marzo 2027, con le stesse scadenze previste anche per gli anni successivi. Attualmente l'elenco comprende Bologna, Modena, Rimini, Reggio Emilia, Parma, Ravenna, Forlì e Piacenza. I Comuni più piccoli possono comunque scegliere di aderire al provvedimento. La Regione sta valutando misure compensative capaci di garantire gli obiettivi di miglioramento della qualità dell'aria senza ricorrere necessariamente al fermo delle automobili. La priorità indicata dall'amministrazione è ridurre l'impatto sulla salute mantenendo il più possibile contenuti i costi per famiglie e imprese.
Lombardia, stop confermato
È invece la Lombardia a presentare il quadro più definito. Al momento, infatti, il blocco degli Euro 5 appare destinato a partire regolarmente: dal 1° ottobre 2026 saranno interessate le autovetture, dal 1° ottobre 2027 toccherà alle categorie M2, N1 e N2, mentre dal 1° ottobre 2028 le restrizioni saranno estese alle altre categorie di veicoli. Per le automobili il divieto sarà attivo dal lunedì al venerdì, dalle 7:30 alle 19:30, e non sarà limitato ai mesi invernali. La Lombardia è infatti l'unica Regione italiana tra quelle interessate a non prevedere una sospensione stagionale delle limitazioni.
Le città coinvolte
Per le autovetture, il provvedimento riguarda le aree urbane dei Comuni lombardi sopra i 100mila abitanti. Le città interessate sono Milano, Brescia, Monza e Bergamo. Resta però disponibile il sistema MoVe-In, acronimo di Monitoraggio dei Veicoli Inquinanti, che consente ai proprietari aderenti di evitare i tradizionali vincoli basati su giorni e orari. In questo caso, però, entra in gioco un diverso parametro: il veicolo viene sottoposto a un limite massimo di chilometri percorribili ogni anno, determinato in base alla categoria e alla classe ambientale. I chilometri vengono conteggiati all'interno delle aree soggette alle restrizioni. A monitorare gli spostamenti provvede una scatola nera installata sull'automobile, collegata via satellite a un'apposita infrastruttura tecnologica. Il dispositivo permette così di registrare le percorrenze effettive del mezzo e verificare il rispetto del tetto chilometrico annuale.
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