Il noleggio continua a correre anche quando il mercato dell’auto resta senza slancio come evidenziato dal 25° Rapporto ANIASA, presentato a Roma il 5 maggio 2026. Nel 2025 il comparto ha raggiunto 17 miliardi di euro di giro d’affari, 1,5 milioni di veicoli in flotta e 526.500 immatricolazioni, in crescita dell’11% rispetto all’anno precedente. Il peso sul mercato nazionale è arrivato al 34%
La spinta arriva da due motori diversi. Da un lato il breve termine, ancora legato ai flussi turistici e alla mobilità aeroportuale. Dall’altro il lungo termine, che continua a consolidarsi come alternativa strutturale alla proprietà. ANIASA (l’associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità) segnala il peso di un quadro fiscale ancora penalizzante e guarda con preoccupazione al possibile recepimento delle quote obbligatorie europee di elettrico per flotte aziendali e società di noleggio. Il timore è che vincoli troppo rigidi possano produrre l’effetto opposto a quello dichiarato, rallentando gli investimenti e frenando il rinnovo dei veicoli.
Il breve termine trainato dagli aeroporti
Nel noleggio a breve termine il 2025 si è chiuso con un fatturato di 1,6 miliardi di euro, in aumento del 6,4%, quasi 5 milioni di noleggi e immatricolazioni cresciute dell’8,4%. La domanda tiene, ma cambia passo. I giorni di noleggio restano fermi a 38 milioni, la durata media scende del 3% e la flotta cala del 2%. È il segno di un mercato più dinamico nei volumi, ma più compresso nell’utilizzo medio. L’aeroporto resta il baricentro del business e vale il 60% del settore, con una crescita dell’11%. I clienti diretti arrivano al 34% del totale, mentre i broker confermano il loro ruolo nella costruzione dei volumi con una quota del 31%.
Il lungo termine tocca nuovi record
Il lungo termine tocca nuovi massimi storici con oltre 13 miliardi di euro di fatturato, 1,3 milioni di veicoli in flotta e 411 mila immatricolazioni, il 10% in più rispetto al 2024. L’incidenza sul mercato auto nazionale sale al 24%. Il dato dei privati, arrivati a 185 mila clienti con una crescita del 4%, conferma il progressivo spostamento culturale dalla proprietà all’uso. Non è una rivoluzione improvvisa, ma una trasformazione continua. La formula del canone, della certezza dei costi e della gestione integrata convince una platea più ampia, anche fuori dal perimetro tradizionale delle flotte aziendali.
Alimentazioni e contratti più lunghi
Il diesel continua a perdere terreno e scende al 28% delle immatricolazioni del lungo termine. Elettrico e plug-in arrivano insieme al 20%. I contratti si allungano e il 78% supera i 36 mesi. La durata maggiore racconta un rapporto diverso con il veicolo a noleggio, meno tattico e più vicino a una scelta stabile di mobilità. In questo scenario il settore rivendica una funzione precisa, perché rinnova la propria flotta con tempi molto più rapidi della media nazionale, circa 4 anni contro oltre 13 anni del parco circolante italiano.
La crisi del car sharing
Il rovescio della medaglia è il car sharing. Dopo anni di investimenti e narrazione urbana, il servizio attraversa una fase critica. Il modello non ha raggiunto il punto di pareggio e paga la somma di più fattori. Scarso supporto degli enti locali, assenza di regole nazionali uniformi, impianto normativo incompleto, aumento dei costi operativi per furti, usi impropri e sanzioni, fiscalità sfavorevole con IVA al 22% invece del 10% applicato al trasporto pubblico locale. I noleggi sono scesi dagli oltre 13 milioni del 2019 a meno di 4 milioni, mentre la flotta si è ridotta di oltre il 70% rispetto al periodo precedente alla pandemia. Senza interventi mirati, il servizio rischia di perdere il ruolo strategico nella mobilità urbana.
Fiscalità e quote elettriche sotto osservazione
Il presidente ANIASA Italo Folonari mette l’accento sulla fiscalità e sulla proposta europea relativa alle quote obbligatorie di elettrico. L’ipotesi prevede il 45% delle immatricolazioni al 2030 e l’80% al 2035 per flotte aziendali e società di noleggio. Secondo ANIASA si tratterebbe di un obbligo lontano dalle dinamiche reali di mercato, con il rischio di spingere gli operatori a ridurre o rinviare il rinnovo dei veicoli per costi più elevati e difficoltà operative legate all’infrastruttura di ricarica. Il risultato indicato dall’associazione sarebbe un parco meno rinnovato, veicoli più anziani in flotta, criticità per il turismo nei centri minori e un possibile ritorno al rimborso chilometrico con mezzi datati. La richiesta del settore riguarda l’attuazione della Legge Delega per la riforma tributaria, con la revisione dei costi parzialmente deducibili per le imprese, e l’introduzione dell’IVA agevolata al 10% per i noleggi a breve termine con finalità turistiche e per il car sharing.
Il futuro sbagliato della mobilità
La ricerca realizzata da ANIASA e Bain & Company, presentata a margine del 25° Rapporto, mette in luce complessità ed errori della mobilità. Raccontata come una rivoluzione imminente negli ultimi 20 anni, la mobilità sembrava fatta di elettrico di massa, monopattini diffusi, car sharing sostitutivo dell’auto privata e vendite completamente online. La realtà descritta dalla ricerca è più lenta, più frammentata e soprattutto meno accessibile per i consumatori. L’auto privata resta al centro degli spostamenti quotidiani in Italia. Oltre il 75% degli utenti la utilizza in modo ricorrente. Car sharing, bike sharing, monopattini e taxi restano soluzioni di nicchia, con utilizzo soprattutto occasionale e limitato a una parte ridotta della popolazione. Anche l’acquisto dell’auto rimane più analogico di quanto annunciato. A livello globale il 62% dei clienti inizia il percorso online, ma circa il 90% delle vendite si chiude comunque entro cinque interazioni, prevalentemente offline e in concessionaria. Più di tre quarti degli automobilisti dichiarano di voler continuare a concludere l’acquisto di persona.
Prezzi auto: +50% in 10 anni
Dal 2013 al 2024 il prezzo medio delle auto nuove in Italia è cresciuto di oltre il 50%, mentre il reddito familiare netto è aumentato del 29%. La distanza tra capacità di spesa e costo d’acquisto si è allargata. Sempre più famiglie rinviano il cambio dell’auto o si orientano sull’usato. Anche l’accesso ai modelli elettrici, mediamente più costosi, resta concentrato nelle aree e nelle fasce di reddito più alte. A livello europeo la correlazione tra PIL pro capite e quota di auto elettrificate supera l’80%. In Italia lo stesso legame si osserva tra PIL regionale e diffusione di elettriche e plug-in hybrid.