Viktor Orban, chi è il leader ungherese che piace a Salvini

Viktor Orban (ansa)
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Classe 1963, è primo ministro dal 2010. Alle ultime elezioni il suo partito, Fidesz, ha superato il 50 per cento dei voti. Le sue parole d’ordine sono nazione, identità, sicurezza: mal sopporta la politica “immigrazionista” e le cessioni di sovranità imposte dall’Europa

È primo ministro in Ungheria dal 2010. Viktor Orban ha vinto le elezioni tre volte in otto anni. Nelle ultime, lo scorso aprile, il suo partito, Fidesz, ha superato il 50% dei voti. Mal sopporta la politica “immigrazionista” e le cessioni di sovranità imposte dall’Europa; la sua popolarità si fonda su parole d’ordine semplici e ad effetto come nazione, identità, sicurezza. 

In gioventù è stato comunista

Nato il  31 maggio del 1963 a Székesfehérvár, Orban comincia a fare politica giovanissimo. A 14 anni, nel 1987, è segretario dell'organizzazione giovanile comunista; in un’intervista dichiara che le sue idee politiche sono radicalmente cambiate durante il servizio militare. Nel 1988 fonda Fidesz, un partito con spiccata impronta anti-comunista. Nel 1994, diventa leader della destra, con cui vince le elezioni del 1998. Battuto dai socialisti nel 2002, riorganizza il partito, facendone una formidabile macchina elettorale, e inizia una nuova scalata al potere, riconquistato nel 2010 e mantenuto saldamente in mano fino ad oggi. Orban è stato spesso criticato negli ambienti europei e dai media internazionali per le sue posizioni. Ma questo non sembra colpirlo. Anzi. 

Il nodo immigrazione

Personalità forte ed accentratrice. Per Orban chi non sta dalla sua parte è "anti-nazionale”. Uno dei suoi cavalli di battaglia è l’opposizione all’immigrazione e all’accoglienza. Durante la campagna elettorale per il voto dello scorso aprile, si è battuto contro la “relocation” decisa da Bruxelles di migranti di fede musulmana verso Budapest. E nel 2015 ha chiuso i confini del versante serbo-rumeno bloccando l'arrivo di migliaia di persone provenienti da Siria ed Afghanistan, via Grecia. Non a caso, le sue prime parole dopo aver conquistato il terzo mandato presidenziale sono state: "Questa è una vittoria decisiva, in futuro saremo in grado di difendere la nostra madrepatria".

Lo scontro con Soros

Durante l'ultima campagna elettorale, Orban ha condotto una accesa battaglia contro il magnate statunitense, ma di origine magiara, Georege Soros, accusato di essere un pro-globalizzazione e, soprattutto, un pro-immigrazione. Clamoroso è stato lo scontro diretto raggiunto nel 2017, quando il governo di Budapest ha deciso di chiudere la Central European University (Ceu) finanziata nella capitale dal magnate: Orban ha accusato apertamente Soros di finanziare "innumerevoli organizzazioni di lobby travestite da associazioni civiche" e, al tempo stesso, di mantenere "una propria rete, con i suoi portavoce, i suoi media, molte centinaia di persone, la sua università". Non solo. Dopo aver approvato la legge che di fatto troncava le gambe alla Central European University, i deputati magiari hanno approntato un altro provvedimento per colpire “quelle organizzazioni della società civile che ottengono aiuti dall'estero”: ovvero le ong con base a  Budapest finanziate ancora una volta da Soros.

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