Rebreather, cos'è e come funziona il respiratore usato per recuperare i sub alle Maldive
MondoSi tratta di un sistema di immersione a circuito chiuso che ricicla il gas espirato dal subacqueo, rimuove l'anidride carbonica tramite un filtro assorbente e reintegra in maniera automatica l'ossigeno metabolizzato. Ciò consente immersioni più lunghe, produzione minima di bolle, ridotto consumo di gas e un controllo molto preciso della miscela respiratoria
L'equipaggiamento di Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, i tre speleosub finlandesi di Dan Europe protagonisti delle immersioni nella grotta delle Maldive alla ricerca dei corpi dei quattro sub italiani, è piuttosto articolato e dà l'idea delle difficoltà di operare in un ambiente marino 60 metri sotto la superficie del mare. "Durante gli interventi operativi - ha spiegato Dan Europe, organizzazione medica e scientifica internazionale no-profit, impegnata nella ricerca, nella prevenzione e nella gestione della sicurezza in ambienti complessi e ad alto rischio -, il team di specialisti ha esplorato con successo il sistema di cavità sommerse, valutato le condizioni ambientali e operative, localizzato tutte e quattro le vittime ancora disperse e raccolto le informazioni critiche necessarie per pianificare le prossime fasi dell'operazione di recupero".
Gli specialisti coinvolti
I tre specialisti coinvolti, come detto, sono subacquei tecnici e speleosub con una significativa esperienza internazionale in missioni anche ad alta complessità, incluse operazioni in ambienti profondi, ostruiti, confinati e ad alto rischio. Per portare a termine la missione alle Maldive, il team ha utilizzato sistemi tecnici avanzati, tra cui rebreather a circuito chiuso, potenti Dpv (Diver Propulsion Vehicles, scooter subacquei). Tutte tecnologie, ha sottolineato la compagnia assicurativa specializzata in attività subacque, che "hanno consentito ai subacquei di effettuare in sicurezza una prolungata penetrazione in grotta profonda, mantenendo margini operativi di sicurezza estremamente elevata".
Che cos'è il "rebreather"
In operazioni come quelle delle Maldive, chi si addentra in anfratti bui e ricchi di insidie si serve di sistemi tecnici avanzati per minimizzare i rischi che possono capitare affrontando le profondità marine. Tra le strumentazioni maggiormente utilizzate c'è proprio il "rebreather". Si tratta di particolari apparecchiature che consentono di respirare sott’acqua durante le immersioni subacquee, grazie ad uno specifico meccanismo che riutilizza il gas espirato. Si tratta, spiegano gli esperti, di un sistema di respirazione a circuito chiuso dal momento che trattiene, “pulisce” e permette di riutilizzare una parte del gas espirato. All’interno del circuito si trova un particolare filtro ad assorbimento che dà modo di fissare l’anidride carbonica prodotta dal corpo umano ad ogni singolo respiro. Il gas espirato e poi “pulito” così rientra, tramite un apposito tubo, nel circuito pronto per essere riutilizzato. L’ossigeno consumato ad ogni respiro viene rimpiazzato attraverso una valvola automatica denominata “solenoide” oppure ancora attraverso il Constant Mass Floow (nei rebreathers MCCR). Questo meccanismo permette di allungare il tempo della permanenza a fondo rispetto alle bombole. Questi particolari respiratori subacquei possono essere classificati in rebreather a circuito chiuso (CCR), che riciclano tutto il gas che si espira, permettendo di respirare costantemente una determinata quantità di ossigeno allungando di molto l’autonomia dell’immersione. Oppure, ancora, rebreather a circuito semichiuso (SCR), i quali riciclano in modo parziale il gas che viene espirato, rilasciando in acqua il superfluo tramite una valvola di sovra pressione opportunamente tarata.
Non semplici bombole
Come detto, dunque, non si tratta di semplici bombole, ma di un sistema di immersione a circuito chiuso che ricicla il gas espirato dal subacqueo, rimuove l'anidride carbonica tramite un filtro assorbente e reintegra in maniera automatica l'ossigeno metabolizzato. Questo permette immersioni più lunghe, produzione minima di bolle, ridotto consumo di gas e un controllo molto preciso della miscela respiratoria. Tutte circostanze essenziali in operazioni complesse di recupero quando si tratta di una grotta.