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Usa 2020, i candidati indipendenti in corsa per la Casa Bianca

5' di lettura

Alla scoperta dei candidati che si presentano alle prossime Presidenziali sotto le insegne dei Verdi, Libertari, Solidali e Proibizionisti. Non sono mai riusciti a fare eleggere un Presidente ma a volte hanno modificato gli equilibri tra Repubblicani e Democratici 

Né Repubblicani, né Democratici. E nemmeno troppo di successo, dato che solo George Washington riuscì a vincere le elezioni senza essere affiliato ad alcun partito e mai un terzo partito ha avuto la meglio sui due schieramenti principali. Nonostante questo, gli indipendenti non sono una forza politica trascurabile nelle Presidenziali statunitensi e in passato hanno rappresentato un ago della bilancia sottilissimo ma a volte in grado di determinare la vittoria di uno dei due candidati principali. Come nel 2000, quando il verde Ralph Nader sottrasse al candidato democratico Al Gore voti che si rivelarono poi fondamentali per l'elezione di George W. Bush. E anche quest'anno, in caso si presentasse l'ex Ceo di Starbucks, Howard Schultz, potrebbe ripetersi analoga dinamica.

Vediamo quali sono gli schieramenti dei cosiddetti terzi partiti e quali i loro, a volte improbabili, programmi elettorali.

Partito della solidarietà

Il partito dei cristiani democratici è stato fondato solo 8 anni fa e si è presentato alle Presidenziali solo nella precedente tornata elettorale (2016). Tre candidati ufficiali. Tra questi il leader Joe Schriner, attivista, giornalista e imbianchino che prova a competere fin dalle elezioni del 2000, tanto da essersi guadagnato l'appellativo di candidato perenne. Il programma è incentrato sui valori etici, che si traducono in posizioni contrarie all'aborto, all'eutanasia, alla proliferazione delle armi e la violenza in genere. Programma analogo per Brian Carroll, settantenne professore di storia e appassionato di entomologia (ha pubblicato libri sui ragni e insetti); ha già corso in California nel 2018 per entrare al Congresso, senza riuscirci.

Verdi

Tra i cinque candidati verdi alla Casa Bianca, almeno due meritano di essere citati. Howard Hawkins, sessantaseienne co-fondatore del partito, in politica attiva fin da quando aveva dodici anni, già candidato a Governatore di New York dal 2010 al 2018. Propone un green deal più radicale rispetto a quello dei Democratici, che prevede l'abbandono dei combustibili fossili e la totale riconversione energetica a fonti rinnovabili entro il 2030. Sedinam Kinamo Christin Moyowasifza-Curry ci riprova dopo l'esperienza elettorale del 2016, sperando di fare tesoro delle elezioni precedenti, se non altro per aumentare il peso dei verdi nel dibattito politico a stelle e strisce.

Libertari

Il partito ottenne un buon successo alle scorse Presidenziali, collezionando il 3,5 per cento di preferenze grazie alla coppia Gary Johnson-Bill Weld (questa volta presentatosi tra i Repubblicani), ci riprova anche in queste elezioni con personaggi forse un po' più pittoreschi. Su tutti John McAfee, imprenditore fondatore dell'omonima software house specializzata in programmi antivirus e avversario, sconfitto, di Gary Johnson alle primarie dei Libertari per le Presidenziali 2016. Il suo programma prevede la legalizzazione della cannabis e più in generale la fine della guerra agli stupefacenti. Entusiasta del libero mercato al punto da equiparare le tasse al furto, non interventista in politica estera ed evangelizzatore delle cripto-valute, a suo parere, inevitabile e meraviglioso futuro della finanza mondiale. La campagna elettorale la sta conducendo in esilio, per scappare dal fisco statunitense che lo accusa di aver evaso le tasse per otto anni. Qualche problema con la legge l'ha avuto anche Adam Kokesh, ex sergente dei Marine, diventato pacifista dopo la missione in Iraq, arrestato per aver manifestato in piazza con la divisa da combattimento privata dei simboli nazionali, e per detenzione di armi e sostanze stupefacenti. Incensurato ma decisamente insolito il curriculum di Vermin Supreme, artista (performer) e attivista politico dalle idee un po' ambivalenti e dall'abbigliamento assai stravagante: si è candidato alle primarie democratiche nel 2004, 2012, e nel 2016; ha provato invece le primarie del repubblicani nel 2008. Promette di regalare un pony a ogni americano, vuole tornare indietro nel tempo per uccidere Hitler in fasce e rendere obbligatoria per legge l'igiene orale.

Proibizionisti

Sono il terzo partito più antico degli Usa, e festeggiano quest'anno il centocinquantesimo compleanno, essendo stati fondati nel 1869. Dalla fine del proibizionismo (1933) non hanno più avuto voce nel dibattito politico ma sopravvivono, sebbene nel più completo anonimato: cinquemila preferenze raccolte nelle Presidenziali 2016, solo cinquecento in quelle del 2012. Le primarie si tengono al telefono, in conference call tra i pochi affiliati. Il candidato eletto per correre per la Casa Bianca, Bill Bayes ha però abbandonato l'incarico per essere sostituito da C. L. Gammon, scrittore e storico che aveva già provato a diventare Senatore nel 2002, senza successo.

Indecisi e non affiliati

Ci sono due pezzi da novanta che si nascondono tra i possibili candidati indipendenti, e quindi non affiliati a nessuno dei partiti sopramenzionati, alle Presidenziali 2020. Uno è Marc Cuban, imprenditore di successo e proprietario della squadra di basket Nba dei Dallas Mavericks. Ha vagheggiato più volte di poter correre per la Casa Bianca “se le circostanze lo rendessero necessario” ma per il momento non ha ancora sciolto le riserve e annunciato ufficialmente la propria campagna elettorale.
Si è esposto molto di più Howard Schultz, ex Ceo della catena di caffetterie Starbucks, che sembrava avere intenzioni molto serie – e preoccupanti per i Democratici, cui probabilmente sottrarrebbe molti voti, nonostante abbia posizioni centriste. A inizio maggio però il rinvio di una tappa della campagna elettorale nello Utah ha dato il via a speculazioni su un possibile ripensamento.

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