Il 13 agosto 1926 nasceva il "Líder Máximo" che resse l'isola caraibica per quasi cinquant'anni fino al trasferimento dei poteri al fratello Raul. Ripercorriamo le tappe della sua biografia e della rivoluzione cubana
Cento anni fa nasceva Fidel Castro, lo storico presidente e rivoluzionario cubano che ha retto il Paese dal 1959 al 2008. Castro rappresenta tuttora una personalità divisiva. Ben sintetizzano questa complessità le parole di Erika Guevara-Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International, che così si espresse all’indomani della sua scomparsa: “Poche figure politiche sono state più polarizzanti di Fidel Castro, un leader progressista ma pieno di difetti”. Ricordando gli “enormi miglioramenti nell’accesso dei cubani a diritti umani quali la salute e l’alloggio così come nel campo dell’alfabetizzazione”, ha concluso: “(...) nonostante i progressi nelle politiche sociali, i 49 anni di Fidel Castro sono stati caratterizzati dalla brutale soppressione della libertà d’espressione“.
Le origini
Il 13 agosto del 1926 Fidel Castro nasceva a Birán, frazione del comune di Mayarí, nell'allora provincia di Oriente dell’isola e oggi parte della provincia di Holguín, da una famiglia di latifondisti benestanti, terzo di sette figli. Dopo aver concluso gli studi in giurisprudenza mosse i primi passi del suo percorso politico, innanzitutto come attivista e poi diventando parte della guerriglia contro il regime del Presidente Fulgencio Batista.
Il 1953 è l’anno chiave in cui insieme ad Ernesto “Che” Guevara e Camilo Cienfuegos fondò il gruppo di resistenza alla dittatura chiamato “Movimento del 26 di luglio”. Questa formazione avrebbe guidato la rivoluzione cubana iniziata nel 1953 e terminata nel 1959 con il rovesciamento del presidente filo-statunitense e la salita al potere di Fidel Castro.
La rivoluzione cubana
Castro divenne premier e comandante in capo delle Forze Armate nel gennaio del 1959 e, a seguito dell’abolizione della carica di primo ministro, assunse la carica di presidente del Consiglio di Stato e presidente del Consiglio dei ministri a partire dal ‘76 fino al suo passo indietro definitivo del 2008. A livello politico, Castro plasmò uno Stato socialista a partito unico di ispirazione marxista-leninista. Unendo le forze che erano state attive nella rivoluzione, nel 1965 nacque ufficialmente il Partito Comunista di Cuba (PCC), l'unico partito riconosciuto dalla costituzione, e con esso quella che lo storico ed esperto di Cuba Loris Zanatta definisce “una burocrazia di partito privilegiata”.
Lo scontro con gli Usa
Dopo la presa di potere, Castro promosse interventi finalizzati a rimuovere le oligarchie interne, la riforma agraria e la nazionalizzazione delle imprese straniere presenti a Cuba. La risposta degli Stati Uniti, che avevano forti interessi sull’isola per la sua collocazione strategica, fu dura dinanzi all’esproprio, in particolare, delle terre della multinazionale United Fruit e all’acquisto di petrolio dall’URSS, potenza con cui nel biennio 1959-60 furono siglati importanti patti commerciali. A partire da questo momento lo scontro con Washington diventa centrale così come l’ascesa a livello internazionale di Castro come leader della resistenza anti-Usa. Nel gennaio 1961 si consumò la rottura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.
Su questo sfondo avviene il fallito tentativo da parte di esuli cubani addestrati dalla CIA di conquistare l’isola caraibica rovesciando il regime castrista, culminato con lo sbarco nella Baia dei Porci, e la crisi missilistica del 1962 con il dispiegamento difensivo di missili nucleari sovietici a Cuba. Il primo embargo statunitense contro Cuba entrò in vigore ufficialmente con il Proclama 3447 nel 1962, preceduto dalle prime sanzioni commerciali. I blocchi commerciali segneranno tragicamente la storia di Cuba fino ai giorni nostri, piegando la popolazione civile. La cifra dei rapporti con gli Usa resterà quella dell’ostilità sebbene a periodi di scontro più diretto si siano alternate fasi di distensione. Fidel Castro è stato additato come il pericolo principale per la sicurezza nazionale statunitense.
Parallelamente alla dialettica con gli Usa, il regime cubano tentò di espandere il proprio modello socialista in Sud America e nel continente africano attraverso i finanziamenti indirizzati a movimenti di guerriglia. Nel contesto della guerra fredda Castro si propose come leader dei Paesi non Allineati ed esportatore della rivoluzione socialista globale. Questa operazione si concretizzò nel supporto che il Líder Máximo, questo il soprannome di Castro, offrì ai movimenti marxisti in Angola, Nicaragua e Congo negli anni Settanta.
Gli anni Ottanta e Novanta
I due decenni successivi furono complessi per l’isola. Con l’embargo statunitense e il rafforzamento delle sanzioni anche alle aziende estere legate a Cuba, Cuba si trovò a dipendere sempre di più dagli aiuti sovietici. Il crollo dell’Unione Sovietica produsse, quindi, un effetto domino negativo, che si tradusse nel ridimensionamento politico de L’Avana e in una delicata crisi economica e sociale. Si fa riferimento a questo passaggio storico come “Periodo speciale” per indicare le gravi privazioni materiali. Molti cubani cercarono di lasciare il Paese, anche come clandestini. Il precedente fu quello del 1980, quando tra il 15 aprile e il 31 ottobre si verificò un esodo di massa che coinvolse 125mila cubani imbarcati dal porto di Mariel verso il sud della Florida, mentre nel 1994 altri 30mila cubani innescarono la cosiddetta crisi dei balseros fuggendo da Cuba su zattere e barche di fortuna.
Un momento di grande attenzione internazionale, in questa congiuntura negativa, fu il viaggio apostolico di Papa Giovanni Paolo II a L’Avana del 21 gennaio 1998. La stretta di mano tra il Pontefice e Castro è entrata nell’album fotografico del Novecento, perché sebbene si fossero già incontrati nel ‘96, Wojtyla fu il primo Pontefice a visitare Cuba. Il 27 marzo 2012 fu invece la volta di Benedetto XVI, mentre il 20 settembre 2015 Papa Francesco tornò a Cuba ed ebbe un colloquio informale con l’ormai anziano leader nella sua abitazione.
Gli ultimi anni
Nei primi anni Duemila Castro puntò sul rafforzamento delle relazioni con Argentina, Brasile, Bolivia e in particolare con il Venezuela. Nel 2004 si arrivò a un accordo con l’allora presidente venezuelano Hugo Chavez L. Alianza Bolivariana para América Latina y el Caribe, nota con l’acronimo ALBA, era un progetto di cooperazione che voleva unire i Paesi del Sud America e dei Caraibi.
A partire dalla metà degli anni Ottanta furono diffuse a più riprese informazioni relative alle malattie di Castro e alle sua critiche condizioni di salute. Nel 1986 negli Usa circolò addirittura la notizia della sua morte. Due episodi in particolare mostrarono negli anni a venire il declino fisico. Fidel perse i sensi nel 2001 mentre pronunciava un lungo discorso in un’Avana assolatissima. Ritornò sul palco dicendo ''estoy bien'', ma è nel 2004 che cadendo durante un evento pubblico al mausoleo dedicato a "Che Guevara" le voci sulla sua successione si intensificarono. Nel 2006 a seguito di una “complessa” operazione all’intestino, i poteri di Fidel furono trasferiti temporaneamente al fratello Raul Castro che formalmente ha assunto la presidenza cubana nel 2008. Tre anni più tardi Fidel si dimise anche dalla carica di primo Segretario del Partito Comunista Cubano e conseguentemente si ritirò a vita privata ultimando il passaggio di consegne. Nei cinque anni successivi fino al decesso del 13 agosto 2016, Fidel pubblicò riflessioni e incontrò leader politici e capi di Stato. Ad annunciare la desaparición fu Raul attraverso un comunicato letto alla televisione pubblica. “Caro popolo di Cuba: è con profondo dolore che compaio per informare il nostro popolo, gli amici della Nostra America e del mondo, che oggi 25 novembre del 2016, alle 10.29, ore della notte, è deceduto il comandante in capo della Rivoluzione Cubana Fidel Castro Ruz”. Il lascito politico di Fidel Castro e il relativo giudizio storico è diviso tra il miglioramento dell’accesso a diritti, risorse e servizi pubblici per le fasce deboli della popolazione, da un lato, e, dall’altro, la repressione delle libertà fondamentali, tra cui la libertà d’espressione, e del dissenso con l’utilizzo sistematico di metodi coercitivi.
I funerali di Fidel Castro si sono svolti il 4 dicembre 2016 a Santiago di Cuba, al termine di nove giorni di lutto nazionale. Il feretro è stato poi tumulato nel cimitero di Santa Ifigenia.