Binance, gli utenti prelevano oltre 3 miliardi di dollari dopo l'attacco hacker

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La piattaforma, hackerata il 29 ottobre, è stata vittima del “furto del secolo" messo in atto, secondo l’Fbi, dal gruppo criminale informatico nordcoreano TraderTraitor. La società si è da subito impegnata a coprire la totalità del denaro rubato attingendo dal fondo Safu e dai fondi dell'azienda e ha assicurato ai suoi clienti che da domenica 1 novembre avrebbero avuto la possibilità di prelevare nuovamente

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Binance riattiva la funzione di prelievo e subito i suoi clienti corrono a ritirare circa 3,64 miliardi di dollari. La piattaforma di criptovalute, dopo il maxi furto di oltre 6,3 miliardi di dollari subito il 29 ottobre con un attacco hacker, aveva dovuto sospendere temporaneamente i prelievi assicurando però ai suoi clienti l’impegno a coprire tutti i fondi mancanti e a riattivare il servizio nel minor tempo possibile. "Abbiamo gestito 4,649 miliardi di dollari in prelievi e 1,01 miliardi di dollari in depositi, con un deflusso netto di circa 3,64 miliardi di dollari", ha dichiarato Binance in un post su X. La società ha osservato che, dopo un'impennata iniziale, i volumi dei prelievi sono diminuiti, stabilizzandosi come previsto.

Riattivazione dei servizi

Due giorni dopo l’attacco informatico, Binance aveva già coperto il 90% dei circa 6,3 miliardi di dollari in criptovalute rubati. La piattaforma infatti, fin da subito, aveva garantito che si sarebbe fatta “carico dell'impatto finanziario di questi fondi rubati, non i nostri utenti". Poi, man mano, sono stati ripristinati anche tutti i servizi temporaneamente sospesi per ragioni di sicurezza. La prima rete a essere riattivata, nella fase iniziale dei prelievi, è stata quella di Bitcoin ($btc): la scelta di Binance è stata quella di dare priorità ai token in base ai dati sulla domanda degli utenti registrati nell'ultima settimana. 

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Attacco dalla Corea del Nord

Due giorni dopo l’attacco informatico, dagli Stati Uniti è arrivata la notizia che a mettere in atto l’hackeraggio sarebbe stato un gruppo criminale informatico nordcoreano, i TraderTraitor. Ad affermarlo è stata l’Fbi, inizialmente riportata da Bloomberg e poi confermata pubblicamente dallo stesso presidente americano Trum. Questo attacco è solo l'ultimo di una serie di furti informatici di alto profilo riconducibili alla Corea del Nord, che ha sviluppato un sofisticato apparato di hackeraggio, capace di generare risorse che si ritiene contribuiscano a finanziare il suo programma di armamenti.

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