Trump-Zelensky, dall'agguato nello Studio Ovale alle riconciliazioni: storia degli scontri

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Introduzione

L'ultimo attacco frontale di Donald Trump nei confronti di Volodymyr Zelensky è solo la punta dell'iceberg di un rapporto turbolento tra i due leader, che affonda le sue radici ai tempi del primo mandato presidenziale del tycoon e ha come sfondo la fascinazione del presidente per Vladimir Putin. Ecco le tappe principali di un rapporto fatto di alti e bassi che non è mai decollato in maniera definitiva.

Quello che devi sapere

L'origine del conflitto e il primo impeachment

Tutto ha inizio nell'aprile del 2019, durante il primo mandato di Trump, quando l'inquilino della Casa Bianca chiama Zelensky per congratularsi della sua elezione. La distensione dura poco: a luglio dello stesso anno va in scena la prima telefonata di fuoco nel mezzo della campagna presidenziale americana. Trump chiede a Zelensky di "andare a fondo" con l'inchiesta per accertare le presunte pressioni del suo sfidante Joe Biden su Kiev, volte a insabbiare un'indagine sui legami della società energetica Burisma e il figlio Hunter. A settembre, i due leader si incontrano a margine dell'assemblea dell'Onu e il presidente ucraino afferma pubblicamente di non aver subito pressioni personali da Trump. Nonostante ciò, a dicembre il presidente americano viene messo in stato di accusa: il suo primo impeachment è legato a doppio filo proprio al pressing esercitato su Zelensky.

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Dall'invasione russa al ritorno di Trump

Con l'inizio dell'invasione russa in Ucraina nel febbraio del 2022, Trump si limita a un timido attestato di solidarietà nei confronti di Zelensky, preferendo concentrare le sue energie sul criticare l'amministrazione Biden per la gestione del conflitto. L'ostilità cresce nel tempo e a giugno del 2024 Trump attacca duramente il leader ucraino, definendolo "il più grande piazzista tra i politici della storia" poiché, a suo dire, ogni volta che si reca negli Stati Uniti se ne va con 60 miliardi di dollari. Un'uscita che arriva dopo che Trump ha spinto il partito repubblicano a bloccare l'ultima tranche di aiuti a Kiev promessa da Biden. La situazione prende una piega decisiva nel gennaio del 2025, quando Trump torna ufficialmente alla Casa Bianca e assicura che metterà fine alla guerra in Ucraina in breve tempo.

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Lo scontro nello Studio Ovale e l'accordo sui minerali

Il mese di febbraio del 2025 si rivela cruciale. Mentre gli Stati Uniti e l'Ucraina trattano un accordo sulle risorse minerarie, Trump sferra i suoi attacchi più duri, arrivando a definire Zelensky un "dittatore non eletto". Pochi giorni dopo si consuma nello Studio Ovale un sorprendente scontro frontale davanti alle telecamere, e l'umiliazione del leader ucraino diventa rapidamente un caso mondiale. A marzo gli Stati Uniti sospendono gli aiuti militari, spingendo il presidente ucraino a tentare di ricucire i rapporti scrivendo una lettera a Trump, tentativo che culmina nella telefonata della riconciliazione del 19 marzo. La distensione si concretizza ad aprile, quando i due si incontrano in Vaticano ai funerali di Papa Francesco e, pochi giorni dopo, firmano finalmente l'accordo sui minerali a cui stavano lavorando da mesi.

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L'asse con Mosca e le pressioni su Washington

Le tensioni geopolitiche si riaccendono ad agosto del 2025, quando Trump stende il tappeto rosso per Vladimir Putin in Alaska. In risposta, Zelensky vola alla Casa Bianca accompagnato da una folta delegazione di leader europei, tra cui Macron, Starmer e Meloni, oltre ai vertici dell'Unione europea e della Nato. Due mesi dopo, a ottobre, Zelensky torna a Pennsylvania Avenue per chiedere l'invio di armi a lungo raggio. La crisi si complica ulteriormente nel febbraio del 2026, quando gli Stati Uniti attaccano l'Iran e la partita ucraina si incrocia inevitabilmente con lo scacchiere del Medio Oriente, dove Putin gioca un ruolo importante. In questo clima di incertezza, Trump e Zelensky si incontrano a giugno al G7 di Evian, e il mese successivo il leader ucraino vola di nuovo a Washington per discutere della ripresa dei negoziati.

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L'intesa Trump-Putin e la rottura (forse) definitiva

A settembre del 2026 va in scena un nuovo incontro a margine dell'Assemblea dell'Onu, durante il quale Zelensky annuncia il via libera di Trump alle licenze per i sistemi Patriot. La tregua è però effimera. A ottobre, mentre sono in corso i negoziati a Miami fra Steve Witkoff e Jared Kushner con i delegati ucraini e i funzionari europei, Trump spiazza tutti annunciando un accordo con Putin per la fornitura di diesel. L'intesa fa infuriare Zelensky, che definisce pubblicamente la decisione "ingiusta e disonesta". La replica di Trump è ancora più rabbiosa e sancisce la rottura forse definitiva: il presidente americano dichiara apertamente che è ormai giunta l'ora che l'Ucraina abbia un nuovo leader.

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