Introduzione
Il presunto caso di peste in Siberia preoccupa il mondo. Dopo quasi una settimana dalla morte, il 2 ottobre, di Daria Shipilova, una ricercatrice di laboratorio di un istituto specializzato nello studio della peste vicino a Irkutsk, ancora la Russia non dà risposte sulle cause del decesso. Le autorità si limitano a parlare di polmonite ma anche gli Usa sono dubbiosi e Washington ha inviato a Mosca una nota ufficiale per chiedere informazioni su quanto accaduto. "Ho una conversazione programmata con Putin", ha annunciato Donald Trump senza precisare i tempi, ma mostrandosi sicuro che la peste in Russia "non sia un'arma biologica. Lo scopriremo presto". Come gli Usa, anche l'Oms e l'Unione europea pretendono chiarimenti: "La Russia dovrebbe rendere disponibili al più presto le informazioni relative alla peste", ha detto la portavoce per la Salute della Commissione Eva Hrncirova. In ogni caso, non sarebbe la prima volta che la Russia occulta, minimizza o ritarda informazioni su epidemie, incidenti biologici o dati epidemiologici. Il primo caso, quello meglio documentato, risale al 1979, quando a Sverdlovsk si verificò una grande epidemia di antrace inalatorio.
Quello che devi sapere
1979 - Antrace di Sverdlovsk
Per quanto riguarda il caso dell’antrace, i documenti e le prove dell’insabbiamento da parte della Russia sono concreti. Esiste una nota, scritta a mano la sera del 30 marzo 1979 dal tecnico della della cittadella militare numero 19 di Sverdlovsk, che nessuno lesse in tempo permettendo la diffusione di spore batteriologiche. “Filtro intasato, l’ho smontato, chiesta la sostituzione”: queste parole restarono nel vuoto e per alcune, troppe ore, le centrifughe della fabbrica continuarono a lavorare senza protezione. Molte persone si ammalarono e morirono ma l'URSS continuò fino all’ultimo ad attribuire i casi al consumo di carne contaminata e a negare un incidente militare. Indagini successive stabilirono che invece l'epidemia derivò da un rilascio aerosolico di spore da un impianto militare, proprio quello di Sverdlovsk.
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1988 - HIV a Elista
Quello di Sverdlovsk fu, di fatto, l’unico occultamento dimostrato ma, volendo ampliare il campo ai casi in cui la Russia tentò di minimizzare informazioni e dati, si può allora parlare delle epidemie di HIV, influenza H1N1 e Covid-19. La più degna di nota è la prima: a partire dagli anni ‘80, la diffusione dell’HIV fu accompagnata da una strumentalizzazione delle informazioni e il Paese riconobbe e comunicò solo con molto ritardo i dati sulle persone infette. Un caso eclatante fu il focolaio di massa di HIV registrato in URSS nel 1988, nella città di Elista: inizialmente il governo non rese pubblica la dimensione dell’epidemia e solo in un secondo momento emerse che centinaia di bambini erano stati infettati anche a causa di pratiche ospedaliere non sicure.
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2026 - Caso di Irkutsk
Cosa sia successo a Irkutsk ancora non è chiaro. Di conseguenza, non sapendo se si tratti davvero di un caso di peste polmonare, è presto per dire se la Russia stia tentando, come nel caso dell’antrace, di insabbiare un possibile incidente di laboratorio. Al momento sappiamo che Daria Shipilova, scienziata di 28 anni, era una tecnica di laboratorio impiegata nell'istituto specializzato nello studio della peste in Siberia, vicino Irkutsk. La giovane è stata ricoverata a Shelikhov con una grave polmonite ed è morta tra l'1 e il 2 ottobre dopo un rapido peggioramento delle sue condizioni. Secondo le ricostruzioni diffuse da media locali e riprese da numerose testate internazionali, la donna avrebbe accidentalmente rotto una provetta contenente l'agente patogeno della peste mentre lavorava in laboratorio. Dopo la morte di Shipilova, circa 200 persone sarebbero state poste sotto osservazione sanitaria e in alcune strutture sarebbero state attivate misure di quarantena preventiva. Dalla Russia, però, negano tutto: non c’è stato nessun incidente nel laboratorio e l’autopsia sul corpo della scienziata non ha individuato microorganismi riconducibili all'attività professionale della ricercatrice.
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Oms e Usa chiedono chiarimenti
I dubbi però restano. Specialmente dopo la voce, diffusa da alcuni media locali, di un secondo caso di peste in Siberia. Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha sottolineato la necessità di informazioni "complete e trasparenti". Come si legge nel post pubblicato dal numero uno dell’Oms su X, “la comunicazione tempestiva, completa e trasparente delle informazioni nel quadro del Regolamento sanitario internazionale è essenziale per chiarire le informazioni contraddittorie e consentire una valutazione accurata dei potenziali rischi per la salute pubblica”. In allerta anche gli Usa con Washington che ha sollecitato il Cremlino a fornire ulteriori elementi sull'accaduto e a rendere più trasparente la gestione dell'emergenza. "Non crediamo che sia un'arma biologica”, ha sottolineato Trump ribadendo che, nonostante “la Russia non dica molto”, “lo scopriremo presto”.
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Ue: "Russia fornisca al più presto informazioni"
Come gli Stati Uniti e l'Oms, anche l'Unione europea è tornata a chiedere chiarimenti alla Russia. La portavoce per la Salute della Commissione Eva Hrncirova ha ribadito, "per la terza volta questa settimana", che la Russia "dovrebbe rendere disponibili le informazioni" sul caso sospetto di peste polmonare "il prima possibile. È ciò di cui abbiamo bisogno". Ieri, 7 ottobre, Ue e Oms hanno avuto un incontro sul tema: "Abbiamo bisogno di informazioni da parte della Russia. Questo - ha sottolineato la portavoce - è legato all'adesione della Russia all'Oms Europa: è necessario condividere informazioni tempestive e precise, affinché gli esperti possano valutare la situazione, dato che questa può avere implicazioni transfrontaliere. In sostanza, il mondo intero è in attesa di informazioni dalla Russia". Come ha aggiunto Hrncirova, "non spetta a noi stabilire se la Russia stia violando le regole dell'Oms. L'Oms è il nostro interlocutore principale". E ha concluso: "Ci è stato riferito che l'Oms sta cercando chiarimenti, il che significa che non disponiamo delle informazioni necessarie, né di dati sufficienti per valutare la situazione epidemiologica, per stimare il rischio per gli altri Paesi e per adottare, se necessario, le misure appropriate".
La replica di Mosca
A seguito delle richieste di chiarimenti da parte di Oms, Usa e anche dell’Unione europea, l'agenzia sanitaria russa Rospotrebnadzor, citata da Ria Novosti, ha fatto sapere che sono "false" le voci su un presunto secondo caso di peste nella regione siberiana russa di Irktusk. "In merito alle false informazioni apparse sui social media riguardo a un secondo caso della malattia in una persona che ha avuto contatti con un dipendente dell'Istituto anti-peste di Irkutsk, a cui era stata precedentemente diagnosticata una polmonite, Rospotrebnadzor comunica che tali informazioni sono false". Ad oggi, si legge nel comunicato dell’agenzia sanitaria, risulta completata l'intera gamma di misure preventive: "Tutti i contatti hanno terminato l'osservazione medica. Non sono stati rilevati problemi di salute legati a patologie infettive e i risultati di quasi 5.000 test di laboratorio non hanno rivelato microrganismi patogeni pericolosi".
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