Spagna, morta Maricarmen Abascal: il suo sfratto diede il via alle proteste sulla casa

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L'87enne spagnola è deceduta all'ospedale Gregorio Maranon di Madrid, dov'era ricoverata dallo scorso 23 settembre, dopo lo sfratto coatto e in diretta tv, mentre si trovava su una barella, dalla sua abitazione nel quartiere del Retiro, dove aveva vissuto per 71 anni

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È morta Maricarmen Abascal, l'87enne spagnola divenuta il simbolo delle proteste per il diritto alla casa in Spagna. La donna è deceduta all'ospedale Gregorio Maranon di Madrid, dov'era ricoverata dallo scorso 23 settembre, dopo lo sfratto coatto e in diretta tv, mentre era su una barella, dalla sua abitazione nel quartiere del Retiro, dove aveva vissuto per 71 anni. La notizia è stata diffusa dal Sindicato de Inquilinas, che l'aveva affiancata nella lotta contro lo sfratto: "Ci duole comunicare che nella giornata odierna è morta Maricarmen - si legge in un messaggio sui social - Lo scorso 23 settembre, come tutti sapete, si era realizzato il suo sgombero e da allora era rimasta in ospedale. Sebbene si è poi stato raggiunto uno storico accordo che le avrebbe permesso di tornare nella sua abitazione, questa soluzione è arrivata troppo tardi", segnala il sindacato, che definisce lo sfratto dell'anziana "una situazione di assolutamente evitabile, dopo un processo di tortura". Anche il premier spagnolo, Pedro Sánchez, ha espresso su X condoglianze a familiari e persone care di Maricarmen Abascal, e ha mandato un "abbraccio" a "tutti coloro che oggi sentono questa perdita come propria", aggiungendo di sentirsi anche lui così.

Lo sfratto di Maricarmen e l’accordo

Il 23 settembre gli ufficiali giudiziari, protetti da un imponente cordone di agenti in tenuta antisommossa, avevano eseguito lo sfratto di Maricarmen, un'anziana di 87 anni, con disabilità riconosciuta del 50%, sgomberata dall'abitazione in cui aveva vissuto per 71 anni in Calle Sainz de Baranda, nel quartiere del Retiro. La donna aveva portato avanti una lotta giudiziaria lunga oltre 7 anni contro il fondo di investimenti Urbagestión, che aveva acquisito nel 2018 la proprietà aumentando del 250% il canone di affitto. Alle 13 del 23 settembre l'anziana è uscita dall'edificio in barella, sostenuta da personale sanitario che l’ha caricata su un'ambulanza, fra le grida delle persone che urlavano 'Maricarmen no estás sola!' (Maricarmen non sei sola!). La vicenda dell'anziana poi ha avuto una svolta relativamente veloce: la sera di lunedì 28 settembre era stato reso noto un accordo tra la società Urbagestión e la sua famiglia, stipulato per permetterle di tornare a vivere nello stesso alloggio pagando un affitto sostenibile.

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Le proteste

Nel frattempo però il suo sfratto aveva scatenato proteste per il diritto alla casa in tutto il Paese, una rabbia che ha attraversato la Spagna per quello che, come messo in luce da molti sondaggi, nel Paese iberico in realtà è un problema che tormenta da anni milioni di persone, in particolare i giovani: le difficoltà nel sostenere i prezzi degli affitti, in costante ascesa soprattutto nelle grandi città, e di accesso ai mutui. Il fulcro della protesta è stata l'emblematica Puerta del Sol, il punto più centrale di Madrid, dove per molti giorni migliaia di giovani si sono accampati con le loro tende per chiedere soluzioni urgenti.

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I risvolti politici

Il 29 settembre l'onda lunga delle proteste per il 'caso Maricarmen' era arrivata al Consiglio dei ministri spagnolo e, dopo una notte di trattative al cardiopalma fra socialisti e Sumar, il governo di minoranza di Pedro Sánchez aveva approvato il maxi-pacchetto per alleviare l'emergenza abitativa. Il 2 ottobre però al Congresso il governo è andato sotto con una doppia sconfitta sui due decreti varati d'urgenza: determinanti per affondare i provvedimenti i voti contrati del Partito Popolare, dell'ultradestra Vox e dei 7 deputati della forza indipendentista catalana Junts, in un copione già visto a febbraio quando i tre partiti affossarono un analogo provvedimento contro gli sfratti. Poi il 5 ottobre l’annuncio di Sánchez: la Spagna tornerà alle urne il 29 novembre, nove mesi prima della fine naturale della legislatura.

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