Rapina Donnarumma, la testimonianza della moglie: "Colpita incinta"

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Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quella vissuta dalla coppia fu una vera notte da incubo. I malviventi entrarono nell’abitazione passando dal tetto e raggiungendo il balcone, sorprendendo nel sonno Donnarumma e la compagna

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Risvolti drammatici emergono dal tribunale di Parigi sulla violenta rapina subita nel 2023 da Gianluigi Donnarumma e dalla compagna Alessia Elefante nell’appartamento di Avenue Montaigne. Al centro del processo c’è anche la testimonianza della donna, aggredita fisicamente dai rapinatori mentre era incinta. A riportare nuovi particolari della vicenda è il Daily Mail.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quella vissuta dalla coppia fu una vera notte da incubo. I malviventi entrarono nell’abitazione passando dal tetto e raggiungendo il balcone, sorprendendo nel sonno Donnarumma e la compagna.

 

Il racconto di Alessia Elefante

Svegliata dalle urla dei rapinatori, che pretendevano denaro e gioielli, Alessia Elefante avrebbe consegnato immediatamente un orologio Cartier, diversi oggetti preziosi e 2.000 euro in contanti. La situazione sarebbe però degenerata quando i banditi le chiesero la combinazione della cassaforte, che la donna non conosceva.

Convinti che stesse mentendo, gli aggressori avrebbero reagito con violenza. "Pensavano che stessi mentendo", ha raccontato Elefante agli investigatori, ricostruendo quei momenti di terrore: "Mi hanno tirato per i capelli e uno di loro mi ha colpita alle cosce. Ho detto che ero incinta, ma hanno continuato".

Le accuse nel processo

I rapinatori riuscirono infine a impossessarsi di numerosi beni di lusso, tra cui borse e orologi di elevato valore, oltre alle chiavi di due automobili. Gli avvocati della coppia hanno sottolineato come l’esperienza abbia lasciato profonde conseguenze sul piano psicologico, con Donnarumma ed Elefante ancora segnati dallo shock subito.

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Ieri gli insulti in aula

Insulti in aula, familiari allontanati e due imputati espulsi: si era conclusa in un clima di forte tensione l'udienza del processo di ieri. Sono tre gli uomini alla sbarra. Ilyas Kherbouch, 21 anni, e Khyan M., 22, sono accusati di essere i presunti mandanti della rapina, che avrebbero coordinato telefonicamente dal carcere. Entrambi negano le accuse. Moktar D., 24 anni, è invece l'unico imputato presente sul luogo del colpo.

Durante l'udienza Kherbouch e Khyan M. avevano più volte contestato i giudici e la polizia, fino a essere espulsi dall'aula. La presidente del tribunale aveva definito l'udienza "catastrofica" prima di sospendere i lavori poco dopo le 21.20.

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