Il segretario dell'Esercito Dan Driscoll ha presentato le dimissioni al presidente Donald Trump dopo mesi di attriti con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Alleato del vicepresidente JD Vance, lascerà l'amministrazione nei prossimi giorni, in un nuovo rimpasto ai vertici del Pentagono mentre resta in corso la guerra con l'Iran
Il segretario dell'Esercito degli Stati Uniti, Dan Driscoll, ha rassegnato le dimissioni al presidente Donald Trump al termine di mesi di tensioni con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. La decisione, anticipata dal Wall Street Journal, apre la strada al suo addio all'amministrazione nei prossimi giorni e rappresenta l'ultimo di una serie di avvicendamenti ai vertici del Pentagono, mentre gli Stati Uniti restano impegnati nella guerra con l'Iran, con migliaia di soldati dispiegati in Medio Oriente. La Casa Bianca, secondo quanto riferito dalla Nbc, avrebbe già accettato le dimissioni.
Lo scontro con Hegseth
In carica da febbraio 2025, Driscoll ha supervisionato la spinta a rendere le forze armate più moderne e agili, con un ruolo di primo piano nella difesa contro la proliferazione di droni economici e letali. Proprio su questi temi si sono consumati i contrasti con Hegseth. Secondo una fonte vicina al dossier citata dalla Reuters, nelle sue dimissioni Driscoll ha sollevato «preoccupazioni sulla trasformazione e sulla prontezza dell'Esercito e sul fatto che Hegseth stesse ostacolando quegli sforzi, in particolare licenziando i generali che ne erano responsabili». Un funzionario statunitense, sempre alla Reuters, ha spiegato che il capo del Pentagono considerava Driscoll una minaccia all'interno della burocrazia militare e da tempo voleva rimuoverlo, ma i suoi legami con il vicepresidente JD Vance rendevano l'operazione difficile.
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La faida ai vertici del Pentagono
Le dimissioni si inseriscono in una lunga scia di uscite forzate sotto la gestione Hegseth. Ad aprile il segretario alla Difesa aveva licenziato il capo di Stato maggiore dell'Esercito, il generale Randy George, stretto collaboratore di Driscoll: un allontanamento che, secondo la Reuters, colse di sorpresa il segretario dell'Esercito e ne alimentò la frustrazione. Davanti ai parlamentari, ad aprile, Driscoll raccontò che dopo il licenziamento la sua famiglia si era recata in auto a casa dell'ex generale per abbracciarlo. A giugno Hegseth ha poi estromesso il comandante delle forze dell'Esercito Usa in Europa e ha bloccato personalmente la promozione di alti ufficiali. Nella stessa scia rientra anche l'uscita, all'inizio dell'anno, del segretario della Marina John Phelan.
Il ruolo diplomatico e i rapporti con Vance
Considerato vicino a Vance, Driscoll aveva acquisito visibilità anche fuori dal Pentagono quando Trump lo aveva incaricato di partecipare ai colloqui con Mosca e Kiev per porre fine alla guerra in Ucraina, un compito diplomatico inusuale per un segretario dell'Esercito. Sul fronte degli armamenti, aveva spinto per acquisizioni più rapide ed economiche, criticando i grandi produttori della difesa. «La base industriale della difesa in generale, e i grandi appaltatori in particolare, hanno ingannato il popolo americano, il Pentagono e l'Esercito», aveva dichiarato l'anno scorso.
Le reazioni
La Casa Bianca ha elogiato l'operato del segretario uscente. «Driscoll è stato estremamente efficace nel portare avanti l'agenda del presidente Trump al Dipartimento dell'Esercito, offrendo una leadership eccezionale durante operazioni militari storiche, riportando l'attenzione su prontezza e letalità e contribuendo ai negoziati tra Russia e Ucraina», ha dichiarato la portavoce Anna Kelly. Parole di apprezzamento anche dal deputato repubblicano Pat Harrigan: «Driscoll ha portato un senso di urgenza in un'istituzione che non può permettersi l'inerzia. Il suo servizio al Paese è tutt'altro che finito». Attesa nei prossimi giorni anche l'uscita di Dave Fitzgerald, vice sottosegretario dell'Esercito impegnato sull'innovazione.