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Libano, spunta la proposta di inviare truppe italiane nelle zone pilota: in cosa consiste

Mondo
©Ansa

Introduzione

Durante i colloqui tra Israele e Libano che si sono tenuti in settimana a Roma, secondo quanto svelato dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronot citando "fonti di sicurezza", i mediatori avrebbero proposto di schierare soldati italiani per monitorare il disarmo e lo smantellamento delle infrastrutture di Hezbollah nelle aree pilota del sud del Paese dei cedri, da dove è previsto che inizi il ritiro dell'Idf e il dispiegamento dell'esercito libanese. Secondo il giornale, la proposta "è attualmente al vaglio delle parti" ed è emersa dopo che Israele e gli Usa hanno escluso che della supervisione si occupi l'Unifil.

Quello che devi sapere

Cosa dovrebbero fare le truppe italiane in Libano

Riguardo al piano, fonti italiane avrebbero parlato di monitoraggio, osservazione e "reporting" lungo la blue line con postazioni di osservazione temporanee, limitati pattugliamenti mobili e il controllo diretto di aree, in linea con la risoluzione 1701: attività che si svolgerebbero in sinergia con i nuovi protocolli che verranno stabiliti dalle Nazione Unite. Questa dovrebbe essere una delle componenti operative previste dal piano proposto dall'Italia su una possibile nuova missione Onu in Libano. 

 

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I colloqui “positivi” a Roma

La Farnesina, per il momento, non ha commentato l'indiscrezione emersa sui media in Israele. Il 15 luglio, a conclusione dei due giorni di incontri, dopo l'accordo quadro firmato a Washington il 26 giugno, i rappresentanti diplomatici di Israele, Libano e Usa, in una dichiarazione congiunta, hanno affermato che i colloqui sono stati "produttivi e positivi". Le parti hanno raggiunto un accordo sulla struttura e sui principi del meccanismo di "zona pilota", e si prevede che i dettagli finali e l'effettiva attuazione saranno definiti nei prossimi giorni. Venerdì ci dovrebbe essere un incontro tra i delegati militari dei tre Paesi.

 

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Il ministro Tajani sui colloqui a Roma

“L'Italia sta facendo tutto ciò che è in suo potere per cercare di allentare e rendere meno complicata la situazione in Medio Oriente e siamo molto soddisfatti per quello che è successo a Roma nei giorni scorsi durante gli incontri tra la delegazione libanese e israeliana”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Sono stati compiuti dei passi in avanti, tant'è che ci sarà un nuovo incontro e credo che all'inizio di agosto ci sarà una nuova tornata di colloqui a Roma e quindi per quanto riguarda il Libano la situazione sta lentamente migliorando”.

 

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Cosa prevede l’accordo quadro

L’accordo quadro prevede che "l'esercito libanese assuma gradualmente la responsabilità della sicurezza nelle zone pilota, da cui si ritireranno le truppe dell'esercito israeliano in modo graduale e verificato". Le prime due zone pilota sono già state concordate tra l'Idf e l'esercito libanese, con la supervisione del Centcom, e ulteriori zone pilota saranno stabilite congiuntamente.

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Il progetto di disarmo

L’intesa sulle cosiddette “zone pilota” nel Sud del Libano prevede appunto il disarmo delle formazioni armate, il dispiegamento dell’esercito libanese e il ritiro progressivo delle forze israeliane. Il problema è che ci sarebbero ancora divisioni riguardo alle modalità di attuazione. Israele sostiene che il ritiro potrà avvenire solo dopo la verifica dell’assenza di armi e infrastrutture di Hezbollah, mentre Beirut chiede un ritiro immediato e affida ai militari statunitensi il compito di certificare le condizioni di sicurezza. La divergenza riguarda il controllo del territorio e le garanzie necessarie per evitare una nuova escalation.

La situazione in Libano

Da quando è stato siglato il documento, non ci sono più stati attacchi aerei da parte dell'Idf in Libano. Le truppe di terra dell'Idf controllano diverse zone del Paese nell’area meridionale, arrivando fino a 15 chilometri in profondità nel territorio. I genieri dell'esercito israeliano hanno fatto esplodere alcuni dei tunnel costruiti da Hezbollah con ingegneria iraniana. Tsahal, l'insieme delle forze armate dello Stato di Israele, opera anche nell'area di Bint Jbeil, nel settore occidentale e nell'area di Nabatieh. I miliziani di Hezbollah occupano ancora alcune aree ma, secondo fonti militari, si tratta di piccole cellule. La presenza di terroristi è confermata ad Ali Taher, nella parte nord di Beaufort, e tuttora una trentina di membri di Hezbollah si trova intrappolata nei tunnel.

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L’obiettivo degli Usa

Sul piano diplomatico, gli Stati Uniti punterebbero a favorire una progressiva riduzione della presenza militare israeliana sia in Libano sia in Siria, nel tentativo di evitare nuove tensioni regionali. L’intesa raggiunta a Roma rappresenta un primo passo verso una possibile de-escalation, ma il successo del processo dipenderà dalla capacità di concordare tempi certi per il ritiro delle forze israeliane, per il rafforzamento del ruolo dell’esercito libanese e per trovare una soluzione condivisa alla questione di Hezbollah, ancora al centro degli equilibri politici e di sicurezza del Paese.

 

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