Le Falkland e la guerra tra Regno Unito e Argentina nel 1982: cosa accadde

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Introduzione

Può una guerra combattuta 44 anni fa e durata appena 73 giorni continuare a dividere due popoli? Per chi conosce un po’ la storia di Argentina e Regno Unito e della loro rivalità, la risposta è sì. La guerra delle Falkland/Malvinas (il primo è il nome ufficiale inglese, il secondo quello con cui l’arcipelago viene chiamato dagli argentini), provocata da un’iniziativa argentina, iniziò il 2 aprile del 1982 per concludersi dopo poco più di due mesi, il 14 giugno, con la netta vittoria britannica. 

Quello che devi sapere

Un territorio storicamente conteso

Da sempre al centro di dispute tra diverse potenze, l’arcipelago è stato occupato nel corso dei secoli da spagnoli, francesi e inglesi, che nel tempo vi si sono stabiliti con continuità, rendendolo parte del loro impero. L’Argentina subentrò nella disputa dopo l’indipendenza dalla Spagna, avvenuta nel 1816, ereditando di fatto le rivendicazioni della ex potenza coloniale. 

 

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L’arcipelago e la sua popolazione

Fino a prima della guerra, il territorio delle Falkland comprendeva tre arcipelaghi: quello omonimo, la Georgia del Sud e le Sandwich meridionali. Le ultime due dal 1983 costituiscono un’entità territoriale a sé stante, facente comunque capo al Regno Unito. L’arcipelago delle Falkland/Malvinas, con capitale Port Stanley, è l’unico popolato, con 3470 abitanti, la maggior parte dei quali anglofoni e fortemente legati al Regno Unito. L’Argentina rivendica il diritto al loro possesso in virtù della vicinanza territoriali, trovandosi le isole a 500 chilometri dalle coste nazionali.

 

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L’origine del conflitto

Nel 1982, l’Argentina guidata dal generale e presidente Leopoldo Galtieri, tentò di recuperare un consenso popolare fortemente eroso dalla grave crisi attraversata dal Paese puntando sulla spinta revanscista e nazionalista della riconquista delle Falkland. Dopo aver provocato il Regno Unito con la minaccia di un’invasione recapitata all’Onu nel tentativo di riportare a galla la questione aperta dalla risoluzione 2065 del 1965 che qualificava la disputa come una questione coloniale, l’Argentina decise di passare all’approccio militare nella seconda metà di marzo, convinta della mancata reazione britannica e da una certa propensione di Londra a vedere di buon occhio l’ipotesi di disfarsi di un territorio ritenuto poco profittevole e diplomaticamente ingombrante per le relazioni con il Sud America. 

L’invasione argentina

L’invasione cominciò il 19 marzo dalla Georgia del sud, con lo sbarco di un gruppo di presunti civili argentini dipendenti di una società di pesca che, una volta approdati col pretesto di prendere possesso di attrezzature e materiali ottenuti a seguito di accordi con la società britannica "Salvensen Company", vi issarono la bandiera argentina, respingendo grazie al sostegno della marina il tentativo di resistenza britannico. 

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La presa di Port Stanley

All’inizio di aprile l’Argentina attaccò l’arcipelago delle Falkland/Malvinas con una manovra di accerchiamento via mare, arrivando a prendere il controllo di Port Stanley il 2 aprile senza incontrare la resistenza dei britannici che, avvisati per tempo, avevano fatto evacuare le caserme e il governatorato per ritirarsi su posizioni più difendibili. Durante l’occupazione, Port Stanley cambiò nome in Puerto Argentino, lo spagnolo fu reso lingua ufficiale e fu imposta la guida a destra. 

La risposta di Londra

Dopo aver tentato la via diplomatica, proponendo il diritto all’autodeterminazione degli abitanti delle isole (un referendum fu effettivamente tenuto oltre 30 anni dopo, nel 2013, concludendosi con un plebiscito - il 98,8% dei votanti - a favore di Londra), il Regno Unito guidata dalla premier Margaret Thatcher passò al contrattacco inviando il 5 aprile nell’arcipelago le portaerei HMS Hermes e HMS Invincible (su quest’ultima era imbarcato anche l’ormai ex principe Andrea) e, in seguito, oltre duecento tra navi e aerei. I combattimenti videro presto prevalere gli inglesi, più numerosi, meglio equipaggiati e addestrati degli argentini, e si conclusero il 14 giugno con un bilancio di 649 morti argentini e 255 britannici, oltre che con una impressionante sproporzione di prigionieri di guerra: 11.313 tra le file argentine contro 59 tra quelle britanniche.

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La mano de Dios

Quattro anni dopo la sconfitta militare, l’Argentina ebbe la sua rivincita su un campo di calcio alla Coppa del Mondo di Messico ’86. Guidata da Diego Armando Maradona, la Selección si impose per 2-1 ai quarti di finale sull’Inghilterra con doppietta del Pibe de Oro, che segnò il primo gol di pugno, con un gesto irregolare che lui stesso avrebbe battezzato “la mano de Dios”, e il secondo partendo da dietro il centrocampo per seminare gli avversari lungo la sua corsa e superare in dribbling anche il portiere inglese Shilton. La rivalità si rinnova al Mondiale del 2026 con la semifinale in programma la sera del 15 luglio, Messi a fare le veci di Maradona e un coro argentino al centro delle polemiche proprio per il suo rievocare quei sentimenti revanscisti sulle “Malvinas”.

 

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