Il fondatore di Blueprint, noto per il progetto "Don't Die" e per aver speso milioni per rallentare l'invecchiamento, ha rivelato sui social di essere affetto da gastrite autoimmune, una patologia rara e incurabile che colpisce tra il 2 e il 5% della popolazione. La diagnosi è arrivata a maggio, dopo mesi di accertamenti partiti da livelli anomali di ferritina nel sangue
L'uomo che ha investito milioni di dollari per non morire ha scoperto di avere una malattia incurabile. Bryan Johnson, imprenditore tecnologico statunitense di 48 anni diventato celebre per il protocollo di ottimizzazione biologica "Blueprint" e per il documentario Netflix "Don't Die: l'uomo che vuole vivere per sempre", ha annunciato sui social di essere affetto da gastrite autoimmune (AIG), una patologia rara che porta il sistema immunitario ad attaccare la mucosa dello stomaco. La diagnosi, ha spiegato lui stesso, è arrivata lo scorso maggio al termine di un percorso diagnostico complesso.
"Il mio stomaco si sta mangiando"
Nel messaggio pubblicato online, Johnson ha descritto la malattia in termini diretti: lo stomaco che progressivamente si autodistrugge, con conseguenze che includono carenze nutrizionali, anemia e un rischio oncologico più elevato. Si tratta di una condizione che, secondo quanto riferito dall'imprenditore, colpisce tra il 2 e il 5% della popolazione e per la quale la medicina convenzionale non prevede una cura, ma soltanto una gestione dei sintomi, tipicamente con iniezioni di vitamina B12 o infusioni di ferro. Johnson ha raccontato di aver già ricevuto un'infusione di ferro monoferrico da 1.000 milligrammi.
Dall'infanzia al fast food al protocollo Blueprint
Nel racconto pubblico della sua storia clinica, Johnson attribuisce le origini del problema agli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, segnati dal consumo abituale di fast food e bevande zuccherate. In seguito sarebbero arrivati anni di stress, aumento di peso e una depressione cronica, mentre l'imprenditore cresceva tre figli e costruiva la propria azienda. In quel periodo, ha spiegato, il corpo avrebbe sviluppato un processo autoimmune che ha colpito prima la tiroide e poi la mucosa gastrica. A 21 anni gli era stato diagnosticato un ipotiroidismo, trattato da allora con levotiroxina e Armour Thyroid.
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I segnali sottovalutati e la diagnosi
Il primo indizio, con il senno di poi, sarebbero stati i livelli di ferritina costantemente bassi pur in assenza di anemia conclamata e di sintomi evidenti. Nonostante l'assunzione di integratori di ferro, i valori non risalivano. Da qui la decisione di approfondire: una colonscopia ha escluso un tumore al colon, mentre un'endoscopia bidirezionale e gli esami del sangue hanno rilevato livelli elevati di anticorpi anti-cellule parietali, indicatori tipici della gastrite autoimmune. Le biopsie gastriche hanno poi confermato un iniziale indebolimento della mucosa dello stomaco.
Il paradosso dell'uomo più monitorato al mondo
La vicenda porta con sé una contraddizione difficile da eludere. Johnson è probabilmente l'individuo con il più fitto sistema di sorveglianza biologica al mondo: analisi mensili, decine di biomarcatori tracciati in continuo, un team medico dedicato che rivede ogni parametro. Eppure la gastrite autoimmune, che tipicamente si sviluppa in modo silenzioso nell'arco di anni, è stata intercettata solo di recente. Lo stesso imprenditore ammette di non sapere da quanto tempo la patologia fosse in corso, sostenendo però che senza il suo protocollo di ottimizzazione la situazione sarebbe potuta essere ben più grave.
Che cos'è la gastrite autoimmune
La gastrite autoimmune (AIG) è una malattia cronica in cui il sistema immunitario, per un errore di riconoscimento, produce anticorpi diretti contro le cellule parietali dello stomaco, quelle che secernono l'acido cloridrico e una proteina chiamata fattore intrinseco. La distruzione progressiva di queste cellule porta a due conseguenze principali. La prima è la ridotta produzione di acido gastrico, che compromette l'assorbimento del ferro dagli alimenti e apre la strada a un'anemia sideropenica che non risponde agli integratori orali. La seconda è la mancanza di fattore intrinseco, indispensabile per assimilare la vitamina B12: senza di esso si sviluppa nel tempo un'anemia perniciosa, con possibili ripercussioni neurologiche.
La malattia decorre spesso in modo silenzioso per anni, senza sintomi evidenti, e viene intercettata quasi sempre attraverso esami del sangue e biopsie gastriche. È associata con maggiore frequenza ad altre patologie autoimmuni, in particolare alla tiroidite di Hashimoto, e comporta nel lungo periodo un aumentato rischio di tumore gastrico e di tumori neuroendocrini dello stomaco. Non esiste una terapia risolutiva: la gestione si basa su iniezioni periodiche di vitamina B12, infusioni di ferro e controlli endoscopici di sorveglianza.