Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Il ‘modello Dardanelli’ per lo Stretto di Hormuz? Come funziona e cosa vuole l’Iran

Mondo
©Ansa

Introduzione

L’Iran starebbe prendendo in considerazione l’imposizione di tasse sui servizi alla sicurezza e la tutela ambientale dello Stretto di Hormuz, allo scopo di generare fino a 40 miliardi di dollari l'anno di entrate. A rivelarlo è stato il Wall Street Journal, secondo cui Teheran starebbe lavorando sulla base dei modelli adottati in altre parti del mondo: tra questi a spiccare è quello dei Dardanelli, in Turchia. L’Iran, scrive ancora il quotidiano americano, starebbe promuovendo la sua iniziativa  con altri Paesi in Medio Oriente e anche con la Cina.

Quello che devi sapere

Il caso dei Dardanelli

Qual è l’attuale situazione dei Dardanelli? Attualmente il passaggio navale attraverso gli stretti della Turchia è regolato da un trattato internazionale, cioè la convenzione di Montreaux del 1936: il testo prevede che le navi che attraversano gli stretti di Istanbul e dei Dardanelli senza scalo in porto sono soggette al pagamento di tariffe per servizi come ispezioni sanitarie, gestione dei fari che illuminano la zona e operazioni di soccorso. Le tariffe sono calcolate in base al peso delle navi e sono in franchi aurei, cioè un'unità di misura storica istituita dalla convenzione del 1936 e la Turchia periodicamente ne fissa un valore in dollari. 

 

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Le tariffe per Dardanelli e Bosforo

La situazione dei Dardanelli è tornata sotto i riflettori nei giorni scorsi, perché a partire da luglio la tariffa delle navi che transitano per gli stretti della Turchia senza sostare in alcun porto aumenterà di circa il 15%. Ankara ha infatti deciso di aumentare da 5,83 dollari a 6,70 dollari il valore del franco aureo, l'unità utilizzata per calcolare la tariffa per le navi che, senza fare scalo in alcun porto, attraversano il Bosforo, cioè il canale tra il Mar Nero e il Mare di Marmara che separa le due sponde di Istanbul, e lo Stretto dei Dardanelli, che si affaccia sul Mare Egeo. La nuova tariffa entrerà in vigore a partire dal primo giorno di luglio e resterà in vigore fino al 30 giugno del 2027.     

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Le trattative tra Usa e Iran

In ogni caso, la situazione di Hormuz resta fluida: gli Stati Uniti hanno concordato di istituire un canale diretto con i Pasdaran per ridurre il rischio di ulteriori conflitti e hanno condiviso i timori dei loro alleati del Golfo, lanciando insieme due messaggi in un comunicato. Il primo è che "una pace e una sicurezza regionali durature richiedono di affrontare l'intero spettro delle minacce rappresentate dall'Iran, compresi i suoi missili balistici, i droni e il sostegno ai gruppi alleati (proxy) nella regione", al momento assenti nel memorandum tra Washington e Teheran. Il secondo è che "qualsiasi scambio commerciale o investimento con l'Iran sarà condizionato e revocabile, subordinato al rispetto da parte di Teheran del memorandum d'intesa e dell'accordo finale, alla cessazione dei suoi comportamenti destabilizzanti e alla creazione delle condizioni necessarie per un coinvolgimento economico”.

Il nodo del futuro di Hormuz

E proprio Hormuz è centrale in queste discussioni: gli Stati Uniti, l'Oman e altri Paesi del Golfo hanno dichiarato più volte che lo stretto deve rimanere libero da tariffe o tasse. Muscat lo ha ribadito anche ieri. L’Iran però preme per la direzione opposta, puntando come detto a garantirsi un flusso di denaro e un livello di controllo che non possedeva prima del conflitto. Con i Pasdaran che hanno avvertito le navi di attenersi alle rotte attraverso lo stretto designate da Teheran, respingendo come inaccettabili e pericolose le nuove rotte di navigazione annunciate dall’Oman senza il coordinamento con l'Iran.

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L’avvertimento di Washington

La situazione rimane tesa: se infatti l'Iran minacciasse o bloccasse le navi nello stretto, "allora avremo un problema", ha detto Rubio, dopo aver ammonito nella sua visita ai Paesi alleati del Golfo che "nessun Paese al mondo ha il diritto di imporre tariffe per l'utilizzo delle vie d'acqua internazionali" e che eventuali pedaggi per il traffico marittimo non farebbero mai parte di alcun accordo. Washington desidera un accordo con l'Iran, ma "non a qualsiasi prezzo", ha sottolineato il capo della diplomazia americana, aggiungendo che il fatto che l'Iran definisca i pagamenti come un pedaggio o una tariffa è "solo una questione di semantica". 

Cosa dicono gli esperti

Se l’Iran, come detto, spinge per un ‘modello turco’ e cerca sponde in Medio Oriente e in Cina, gli esperti sembrano scettici: viene ricordato infatti che Teheran ha sottoscritto accordi internazionali e regionali che le impediscono di imporre unilateralmente pagamenti alle navi in transito. Qualsiasi tariffa per servizi imposta dall'Iran richiederebbe inoltre il consenso dei 176 membri dell’Organizzazione marittima internazionale.

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Proseguono i negoziati

Esiste, infine, un altro modello che viene preso in esame dall'Iran e anche dagli Stati del Golfo: si tratta di quello dello Stretto di Malacca - il tratto di mare che corre tra Indonesia, Malesia e Singapore - dove le pattuglie di una forza multinazionale potrebbero offrire uno schema per la gestione dei transiti a Hormuz. In ogni caso, il destino dello stretto rimane importante e anche una delle incognite dei negoziati, che proseguiranno a livello tecnico il 29 o il 30 giugno in Svizzera.

 

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