I due attivisti, arrivati all'aeroporto di Fiumicino con un volo proveniente da Tunisi, sono stati liberati ieri dopo un mese di detenzione a Bengasi. Con loro è tornato anche Matias Alvarez Rodriguez, cittadino uruguaiano con cittadinanza italiana
Dopo un mese di detenzione a Bengasi, in Libia, gli attivisti Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, impegnati nella carovana umanitaria di terra della Global Sumud Flotilla per Gaza, sono rientrati oggi in Italia. I due erano stati accusati di ingresso illegale nel Paese nordafricano e sono stati liberati grazie a un lavoro diplomatico condotto dal ministero degli Esteri e da Palazzo Chigi. Con loro è tornato anche Matias Alvarez Rodriguez, cittadino uruguaiano con cittadinanza italiana. Il volo Ita Airways proveniente da Tunisi è atterrato all'aeroporto di Roma Fiumicino poco dopo le 12.30.
Il ritorno in Italia e il racconto della detenzione
Ad attendere l'arrivo dei tre attivisti c'erano giornalisti e familiari. "È il miglior regalo che possiamo immaginare”, ha esordito Centrone davanti ai microfoni dei giornalisti. “Quello che abbiamo subito in questi giorni è inaccettabile”, ha aggiunto. “Siamo stati senza comunicazioni. Le nostre famiglie non sapevano nulla di noi e noi non sapevamo nulla del mondo esterno. Noi non siamo entrati nella Libia dell'est, non volevamo entrarci. Ci hanno fermato qualche centinaia di metri prima del check point, quindi siamo stati catturati prima di entrare, ci hanno rapito lì, non siamo stati arrestati e poi siamo spariti per tre giorni". "Non abbiamo subito violenza fisica, siamo stati trattati decentemente anche se per due giorni siamo stati in isolamento. La violenza psicologica invece è continuata”, ha riferito.
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Alberizia: “La prima chiamata l'abbiamo potuta fare dopo 12 giorni”
Anche Leonarda Alberizia ha descritto come particolarmente difficili i primi giorni di detenzione. "I primi giorni sono stati molto difficili, non potevamo sentire le nostre famiglie e la nostra preoccupazione era per loro. La prima chiamata che siamo riusciti a fare è stata dopo 12 giorni. Non sapevamo che cosa dovevamo aspettarci e quali erano le accuse che ci venivano mosse. Anche ieri abbiamo saputo che potevamo partire, solo due ore prima". "Anche io voglio ringraziare tutti: il console, il ministro Tajani che ha incontrato le nostre famiglie, e tutte le persone che si sono mobilitate. Ora però vorrei che l'attenzione tornasse sulla Palestina e su Gaza dove è in atto un genocidio. Credo che ci siano margini da parte del nostro Governo per fare pressioni e far rispettare il diritto internazionale. Mi aspetto sanzioni e anche l'embargo”, ha aggiunto.
Centrone: “È solo un primo passo, mobilitazione più forte”
Nel corso delle dichiarazioni rilasciate a Fiumicino, Centrone ha sottolineato il ruolo svolto dalle autorità italiane e dalla diplomazia nel favorire il rilascio degli attivisti. "Il nostro trattamento è stato da cittadini privilegiati. Noi sappiamo però che in questi Paesi, le persone che non hanno questo privilegio subiscono un trattamento molto peggiore e noi lottiamo per questa gente”, ha affermato, per poi sottolineare: "Sappiamo che c'è stata molta collaborazione da parte delle autorità italiane, e un grande lavoro della diplomazia e del Governo, che ringraziamo. Tuttavia non sappiamo ancora i dettagli dell'operazione. Speriamo comunque che questo sia un primo passo, ci sono ancora molte cose che le istituzioni possono fare”. “Il nostro è un monito. La gente normale come me e Dina si mobiliterà sempre di più. Questo è solo il primo passo, sta iniziando un'era di mobilitazione e questo le istituzioni devono capirlo. La gente sa quello che vuole e lo sta chiedendo a voce molto alta. Noi non ci fermeremo e andremo avanti, anche se adesso abbiamo bisogno di stare con le nostre famiglie”, ha concluso.