Nel maggio scorso il ministro israeliano della Sicurezza nazionale ha rivolto parole di scherno nei confronti degli attivisti che erano stati fatti sbarcare dalle navi della Flotilla, mentre erano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena nel porto di Ashdod. "Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta", ha commentato dopo la decisione di Piazzale Clodio
Itamar Ben-Gvir, ministro israeliano della Sicurezza nazionale, è stato iscritto dalla Procura di Roma nel registro degli indagati nell’ambito della vicenda Flotilla. I pm di piazzale Clodio indagano sull'abbordaggio da parte delle autorità israeliane agli attivisti, avvenuto nel maggio scorso. "Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte", ha scritto Ben Gvir su X ataccando l'Italia. "Israele non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti", ha poi aggiunto secondo quanto riportano i media israeliani.
Cos’è successo
Nel maggio scorso il ministro ha rivolto parole di scherno nei confronti degli attivisti che erano stati fatti sbarcare dalle navi della Flotilla, mentre erano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena nel porto di Ashdod. Ben Gvir aveva poi pubblicato sui suoi profili social il video, facendo scoppiare il caso.
Il fascicolo a Roma
Per l'abbordaggio da parte delle autorità israeliane agli attivisti, tra cui anche italiani, da alcune settimane a piazzale Clodio è aperto un fascicolo di indagine in cui si ipotizzano anche i reati di tortura e sequestro di persona. Un procedimento che si affianca a quelli già avviati e relativi alle missioni della Flotilla - terminate sempre con abbordaggi delle forze di sicurezza israeliane - dell'aprile e dell'ottobre scorso. In particolare, nel procedimento avviato e relativo ai fatti del 29 aprile, quando 22 barche vennero abbordate, l'incartamento si basa su almeno tre esposti e alcune testimonianze trasmesse nei giorni scorsi dai legali degli attivisti. Agli atti anche le testimonianze dei partecipanti alla missione oltre al video che lo stesso ministro ora indagato ha postato sui social.
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Il commento della portavoce italiana della Global Sumud Flotilla
Dopo che si è diffusa la notizia dell’iscrizione di Ben-Gvir nel registro degli indagati a Roma, è arrivata la reazione della portavoce italiana della Global Sumud Flotilla. "Siamo soddisfatti dell'iscrizione nel registro degli indagati del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir. È sacrosanto che ci sia un'indagine a suo carico per quel video, per quel comportamento nei confronti degli attivisti, ma non dobbiamo dimenticare che Ben-Gvir è un ministro del governo Netanyahu, è espressione di un sistema sionista di quel governo", ha detto Maria Elena Delia.
La posizione della Francia e il nodo sanzioni
L'Italia si aggiunge dunque alla Francia, che ha già aperto un'inchiesta giudiziaria formale contro il ministro israeliano: la Procura nazionale Antiterrorismo (Pnat) ha avviato un'indagine preliminare ipotizzando i reati di tortura e crimini di guerra. C'è poi la questione delle sanzioni: il primo snodo arriverà lunedì 15 giugno, quando i ministri degli Esteri dell'Unione europea riuniti a Lussemburgo discuteranno le opzioni messe sul tavolo dall'Alta rappresentante Kaja Kallas, nel tentativo di costruire una posizione comune e vincere le resistenze ancora presenti in alcune capitali. Non di Roma, che con il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto nelle settimane scorse di procedere con le sanzioni.